Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 3 settembre 2013

Rimanere delusi dalla scienza

Da “Mythodrome”. Traduzione di MR

di Paula

 

Persona Comune: Ogni notte, il mio cane sa quando mia moglie torna a casa dal lavoro 10 minuti prima che lei arrivi, non importa quale turno faccia. Forse il mio cane è sensitivo! Non sarebbe figo?
Scienziato: Non possono esistere cose come i cani sensitivi, perché l'universo è una macchina. O è una coincidenza o stai mentendo.
PC: Non sto mentendo e non è una coincidenza. Lo vedo tutti i giorni!
S: La tua esperienza soggettiva non ha valore, perché non può essere misurata.
PC: Ah, va bene, allora fottiti.

Persona Comune: Ho preso questa medicina a base di erbe e mi ha fatto sentire meglio.
Scienziato: Il tuo corpo è una macchina chimica che richiede sostanze chimiche specifiche in quantità specifiche. Gli studi provano che le medicine alle erbe non contengono le sostanze chimiche necessarie a far star meglio il tuo corpo. E' stato l'effetto placebo e quindi non conta nulla.
PC: Be', a prescindere da cosa lo ha fatto accadere, la medicina a base di erbe mi ha fatto sentire meglio. Come fa a non contare questo?
S: “Effetto Placebo” significa che la tua esperienza soggettiva non vale nulla perché non può essere misurata in unità chimiche.
PC: Ah, va bene, allora fottiti.

Scienziato: Il riscaldamento globale è un problema serio che dobbiamo affrontare immediatamente.
Persona Comune: Non vedo nessun riscaldamento globale, di fatto quest'estate è stata molto mite.
S: Le nevi del Kilimanjaro sono sparite. Il Polo Nord è un lago. Puoi vederlo coi tuoi stessi occhi!
PC: Perché mai quello che vedo coi miei occhi dovrebbe contare ora quando non conta negli altri casi? Hai detto che la mia esperienza soggettiva non ha valore, quindi fottiti.

***

Sin da quando ero una bambina ho amato la scienza. Amo i microscopi, i telescopi, gli stetoscopi, gli oscilloscopi ed ogni tipo di “scopi” esistenti. Non sono mai stata capace di capire perché gli altri non siano affascinati dal mondo naturale come lo sono io. Non sono stata in grado di capire perché praticamente tutti gli Stati Uniti si siano messi insieme contro la scienza e gli scienziati non solo riguardo al riscaldamento globale, ma anche in rapporto a quasi tutto ciò che la scienza fa. Pensavo che fosse perché la scienza non ha fatto proprio un buon lavoro di comunicazione col grande pubblico. E questo è vero, tecnicamente. In realtà, la scienza è molto diretta nell'insultare coloro che non si accodano ad una visione dell'universo meccanicistica. Negli ultimi anni, gli autodefiniti scienziati militanti atei come Richard Dawkins hanno inasprito il problema lavorando deliberatamente chiunque non condividesse la sua (decisamente infondata) fede nell'universo meccanicistico (cioè, nel “materialismo”).

Su Facebook ho seguito per un po' di tempo una pagina chiamata “Amo fottutamente la scienza”. All'inizio era straordinaria, con immagini dello spazio profondo, informazioni sulla scoperta di nuove specie , grafici e tabelle di quello-che-vuoi, tutte le cose che amo di più della scienza. Poi sono cominciati ad arrivare i fumetti di zoticoni coi denti da coniglio che credono che la nonna abbia mandato un messaggio dall'oltretomba, le barzellette sulla medicina ayurvedica e lo yoga, intere discussioni di gente che rideva dei pazienti malati di cancro che cercavano trattamenti alternativi alla chemioterapia. Quando una persona ha fatto notare che la scienza ha i suoi limiti e non conosce tutto, il gruppo lo ha trovato esilarante. Quando ho provato a far notare che ciò di fatto è vero e che se la scienza sapesse tutto si fermerebbe, sono stata accusata di credere ai santoni.

Stupisce che la gente rifiuti la scienza?Questa non è scienza, è l'adesione dogmatica ad una filosofia non condivisa dalla stragrande maggioranza della gente nel mondo. E' una presupposizione sulla natura dell'universo non sostenuta da una valutazione intellettuale onesta dei dati disponibili.

Sono stata a lungo convinta che il problema dell'America con la scienza fossero quegli americani idioti che rifiutano di essere qualsiasi cosa che non sia stupido. Non credo sia più così. Il problema dell'America con la scienza deriva dalla scienza stessa. Gli scienziati sono stati impegnati nella missione di provare che tutti nel mondo sono idioti tranne loro. Sono indottrinati a non ammettere mai che la scienza non ha la capacità di misurare alcune cose, probabilmente la maggior parte delle cose, e tutto quello che non può misurare viene trattato come inesistente, anche se dei dati schiaccianti indicano l'esistenza di cose non misurabili e le persone che non accettano la finzione secondo la quale le cose non misurabili non esistano vengono trattate come subumani ottusi.

La scienza è più interessata a confermare i propri pregiudizi che a scoprire qualcosa sull'universo. E' diventato estremamente difficile per me accettare qualsiasi cosa che la scienza abbia da dire oltre a riportare misure che io stessa potrei effettuare se avessi il tempo e le risorse per farlo. L'establishment scientifico semplicemente non è intellettualmente onesto.



21 commenti:

  1. Ho letto il post originale della signora. L'unico commento che posso fare è che se la scienza dà un'immagine così distorta di sé stessa, significa che gli scienziati sono dei pessimi comunicatori.

    Prendiamo il primo esempio. Uno scienziato può ragionevolmente essere scettico sull'affermazione delle capacità telepatiche del cane della signora, non abbiamo nessuna evidenza di capacità psichiche dei cani. Ma se si scoprisse che un cane riesce DAVVERO a percepire quando la padrona decide di tornare a casa, ci sarebbero frotte di scienziati a cercare di capire come faccia. Per cui sono stati fatti alcuni esperimenti, su un collega di quel cane, che a detta della padrona si precipitava al portone quando lei partiva dall'ufficio. Bene, non lo faceva. Ma notiamo le coincidenze, e trascuriamo le non-coincidenze. Inoltre il cane faceva comunque qualcosa a quell'ora, che A POSTERIORI veniva interpretato come un "segnale" di attesa della padrona. Siamo pessimi valutatori di coincidenze, e la statistica è fortemente controintuitiva.

    Più o meno vale lo stesso per le altre cose. La signora vuol credere ad alcune cose, e quando lo scienziato le dice che sono solo coincidenze non ci crede. È lei che vuole conferma ai suoi pregiudizi, primo tra tutti quello di pensare di essere un'osservatrice imparziale ed obiettiva. Di saper distinguere un caso da una reale correlazione, senza bisogno di statistica o di trucchi da scienziato per evitare di autoingannarsi.

    La grande lezione della scienza è che ci sbagliamo in continuazione. Che non occorre essere scemi o disonesti per prendere granchi. E che quindi serve un metodo, degli strumenti concettuali, delle strategie, per evitare di vedere solo ciò che vogliamo vedere. Non è evidentemente facile da accettare.

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  2. Non sono uno scienziato. Penso che l'onesta intellettuale sia difficile da trovare, ma che il metodo scientifico sia un tentativo (che non sempre riesce) di piegare la nostra insopprimibile necessità di innamorarci delle nostre idee ad un vaglio quanto più possibile oggettivo. Credo che molti ricercatori non trattino coloro che credono alla qualunque (umanissimo atteggiamento) come beoti/beati ignoranti; forse è un atteggiamento piû proprio del partito dei simpatizzanti della scienza, i sostenitori non addetti ai lavori, parafrasando Samuele Bersani, gli "scrutatori non votanti". Daltronde è difficile trovare il giusto tono, il giusto rispetto di fronte alla manifestazione di certezza di chi asserisce di essere stato rapito da extraterrestri o alla sicurezza di chi dice di aver visto Cristo (onBuddah) durante una esperienza di premorte. Tra un ascolto silenzioso ed una cortese asserzione di assenza di prove inconfutabili non c'è un gran ventaglio di scelte. Ritengo che uno scienziato si scontri continuamente coi limiti della scienza, legati alle misure, ai sistemi caotici, all'assenza di dati, ai problemi non computabili, all'assenza di fondi... E credo che viva come ognuno la lucida percezione che la morte, l'etica, le scelte politiche, i sentimenti sono al di là della mera valutazione scientifica. Immagino che vagli la possibilità di trascendenze che se tali sono non sono misurabili, ma allora che facciamo? Diamo ad ogni possibile loro manifestazione lo stesso credito che diamo a dati faticosamente misurati, vagliati e magari falsificati dalla peer review? Quello che mi pare di aver visto su questo blog è che non parliamo di riscaldamento globale perchè ci piace farlo, anzi ci piacerebbe non farlo! Lo facciamo perchè (pur nei limiti della statistica) le prove di un effetto antropico nello stesso vanno accumulandosi sempre più, e da diverse fonti indipendenti. E qui, come in Skeptical Science non viene chiesto ai non addetti ai lavori di guardare singoli aspetti, che potrebbero fuorviare nel loro rumore di fondo, ma di tener conto di un'insieme di dati di non sempre facile commensurabilità, ma che, ogni anno di più, evidenza una tendenza di cui sarebbe difficile (e forse un po' amorale) non tener conto. Non proprio ciò di cui parla la sig.ra Paula. Saluti.

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  3. ilaria meliconi3 settembre 2013 23:40

    quali sarebbero i "dati schiaccianti" che indicano l'esistenza di cose non misurabili? per definizione la scienza si occupa di eventi ripetibili e verificabili. Le stesse ipotesi sulla materia oscura e lo studio della meccanica quantistica sono la prova che la scienza studia cio' che non si conosce e ancora non si capisce. L'erba medicinale che fa bene a te ma non ha assolutamente nessun effetto sul 99.9% delle altre persone che la prendono non puo' essere scientificamente provata essere efficace, anche perche' ha lo stesso effetto di una bella gita a Lourdes. Ci sara' pure gente che e' guarita ma decine che stanno come prima. La credenza nell'efficacia di certe cure alternative (specialmente al cancro) e' estremamente pericolosa perche' da' speranze infondate alla gente che poi non si sottopone alle cure della medicina scientifica e corre seri rischi.

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  4. Beh, il senso di questo post è domandarsi che razza di immagine diamo, come scienziati, a chi scienziato non è. E ho l'impressione che l'immagine che diamo è veramente pessima, come ha giustamente commentato Gianni. Per cui, se vogliamo che la scienza sopravviva e non faccia la fine - che so - del paganesimo al tempo di Teodosio il Grande, bisogna cambiare immagine, preoccuparsi di più che quello che facciamo abbia senso, essere MOLTO meno autoreferenziali. Insomma, dobbiamo metterci nei panni di quelli che si domandano: ma la scienza, a cosa serve oltre a dar da mangiare a questa banda di boriosi e pomposi rompiscatole?

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  5. I think it is part of my lot in life as a science communicator, as gently as possible but with due diligence, to be one of those " boriosi e pomposi rompiscatole" if I take your meaning correctly.

    I agree that the Dawkins crowd takes this altogether too far, and as we say in English, throw the baby out with the bathwater. But there is plenty of bathwater too, and one doesn't like to see it mistaken for the baby.

    In the end, a disrespect for science is a disrespect for civilization. A disrespect for religion is the same. Of all the risks we face, I would say that the largest one of all is that we forget what we have achieved, what it is we are defending.

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    1. Well, maybe some people in the US are distressed by Dawkins - could be. Personally, however, my feeling is that Dawkins is not the problem - at least not in Europe.

      As I see it, the problem is that a lot of people are starting to ask themselves what science has done to deserve their money. I am referring to scientists who think they deserve their salaries, paid trips to conferences, all the perks involved, just because of their impact factor relative to papers that the public can't read because they are hidden behind a paywall. And they would consider below their dignity to do something like explaining to people what they are doing and why - you know, like keeping a blog - they don't even KNOW what a blog is. This is the kind of scientists I defined as pompous and self-conscious (boriosi e pomposi).

      I mean, Michael, the writing is on the wall: we have seen it happen in the past. It was called "witch hunting" in the US and "cultural revolution" in China. It happened also in Nazi Germany and in the Soviet Union. At some moment, society decides that they have too many scientists and that they are not just a burden for society but something to be positively extirpated. Then, it happens. It may be the hard version, with scientists sent to some gulag, or it may be the soft version, with science being killed by denying money to it. We are starting to see this second version.

      And it is exactly as you said: we forget what we have achieved at the moment when we'd need it most.






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  6. Credo che il post sia per intero un'esagerazione retorica (quella sì auto-referenziata). La scienza non è odiata dalla gente comune, ma può dare fastidio (su alcune tematiche particolari) a poteri economici e politici forti. In quei casi, semplicemente "la si fa odiare" su ordine della lobby di turno.

    Per difendersi da questo, essere buoni, anzi ottimi comunicatori, non basta. Bisognerebbe acquistare i media di mezzo mondo e garantirsi la copertura legale di cui le lobby godono.

    E' un problema finanziario, non comunicativo.

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    1. Mai sottovalutare la forza dell'ignoranza.
      Ricordo di aver letto che qualche secolo fa, in sicilia, parti' una caccia alle streghe che coinvolgeva le levatrici, cioe' quelle donne che assistavano le partorienti in modo da risolvere, grazie alle loro competenze ed esperienze, alcuni dei problemi che si potevano incontrare.
      Ebbene, indicate dalla chiesa quali artefici del demonio, vennero perseguitate, imprigionate ed uccise.

      Salvo poi avere negli anni successivi una escalation di donne e neonati morti per complicazioni da parto. Una dura lezione appresa a carissimo prezzo, la morte di persone esperte in una disciplina, che doveva essere pian piano ricostituita a dispetto della paura di persecuzioni, e di donne e bambini morti per l'ignoranza bigotta di una casta di idioti in tonaca, ovviamente supportata dall'ignoranza dei fedeli.

      Quello che mi colpisce di questa vicenda e' che la funzione e utilita' delle levatrici era chiara da secoli a chiunque, eppure la combinazione di ignoranza e bigottismo sono riuscite a innescare un simile comportamento autolesionista.

      Non ci stupiamo se in futuro , in mezzo a gravi problemi di salute e ordine pubblico, la popolazione non possa essere indotta a prendersela con gli scienziati.

      Che la scienza abbia portato effettivi benefici a tutti purtroppo non sembra e' sufficiente a mettersi al riparo.

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  7. È anche un problema comunicativo. La scienza (non necessariamente gli scienziati) ti dice che alcune cose non sono vere. Il tuo cane non va al portone quando parti dall'ufficio, lo ha fatto alcune volte come lo ha fatto altrettante volte in cui tu NON sei partito dall'ufficio. La pasticca X non ti ha fatto passare la diarrea (un'esperienza personale, diarrea collettiva da intossicazione, tutti prendono la pasticca X tranne me che non prendo pasticche a vanvera, diarrea passata a tutti, me compreso). Nel triangolo delle Bermuda non accadono più incidenti inspiegabili che in qualsiasi mare un po' agitato, e la maggior parte di quei naufragi inspiegabili sono spiegabilissimi. La Sindone è databile al 1400. Le scie degli aerei in cielo sono ghiaccio prodotto dall'acqua di combustione. I Rom non rapiscono i bambini nei supermercati. Eccetera. Ogni volta che elenco le "bufale" che conosco salta fuori uno che dice "eh no, va bene tutto, ma QUESTA non è una bufala!"

    Ma ciascuno di noi (me compreso) ha una serie di credenze a cui è affezionato. Sono "narrazioni", cose che ci permettono di dare un senso ad un mondo caotico, di dargli un tocco di "sale". E siamo abituati a rispettare le credenze altrui, e a pretendere rispetto per le nostre. Non ci piace che qualcuno ci dica che abbiamo oggettivamente torto, è considerato arrogante e poco politicamente corretto. Poi ci identifichiamo con le nostre credenze, la signora del post è convinta di essere una brava ed imparziale osservatrice che non ha bisogno di statistica o di esperimento di controllo; se le dici che si sbaglia è come se le dici che è scema, o che imbroglia.

    In alcuni casi (es. un malato terminale che si attacca ad una cura farlocca) non sai effettivamente se sia corretto, se sia giusto "rompere il giocattolo" ad uno che non ha altro, anche se così facendo apri la strada a truffe ed illusioni in persone che poi abbandonano cure valide. Ma si pone il problema, rispetto a TUTTI, del far capire cosa voglia dire "misurare", di quanto sia facile autoimbrogliarsi, di come si faccia ad evitarlo. Di come sia necessario per tutti (scienziati inclusi) non innamorarsi troppo delle proprie idee, e ringraziare chi ce ne mostra i limiti.

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  8. Non credo sia un problema di immagine, di strategie comunicative insufficienti, bensì un problema sostanziale legato al quadro ideologico su cui si fonda, spesso inconsapevolmente, la ricerca scientifica, nella concretezza delle pratiche e degli sforzi degli uomini e delle donne che quotidianamente vi lavorano (a cui tutti siamo infinitamente grati).
    Ha scritto Henry Poincaré: "per chi la osservi superficialmente la verità scientifica è immune da qualsiasi attacco del dubbio, la logica della scienza sarebbe infallibile e se talvolta gli scienziati si sbagliano è solo perché ne avrebbero frainteso le regole... ma chi vi ha riflettuto un po' di più, ha scorto il ruolo che spetta all'ipotesi e ha costatato che ne il teorico ne lo sperimentale potrebbero farne a meno..."
    Quando mai un pur eccellente ricercatore ha avuto l'opportunità, le risorse e il tempo, lungo tutto il suo percorso di formazione, di fermarsi a problematizzare lo statuto congetturale del sapere scientifico? Il ricercatore è generalmente posto in un contesto ipercompetitivo che non consente alcuna sosta.
    Il punto critico quindi, ancora una volta, non è il termine del processo, la divulgazione, bensì il suo inizio, ovvero la formazione scientifica. Una formazione scintifica resa fertile, sin dai suoi esordi, da una profonda critica epistemologica, crescerebbe ricercatori meno "boriosi e rompiscatole" e forse più capaci di comunicare...

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    1. In definitiva, ora quelli che lavorano nella ricerca sono troppo occupati a correre dietro ai risultati per pensare con profondita'.

      E' un problema delttato dalla scarsita' di risorse, che induce gli scienziati a "produrre" per sopravvivere, e a lottare fieramente con i competitori per avere fondi.

      Questo comporta anche il dover sviluppare un certo grado di arroganza e sicurezza di se', per poter dare "battaglia" sul campo, specie quando la distribuzione delle risorse e' dipendente dalla politica.

      Brutta faccenda.

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    2. Posso aggiungere che nel post riportato sopra, l'ipotetico scienziato che sta rispondendo alla persona comune e' un perfetto imbecille offensivo e borioso?

      Ecco quello che avrei risposto IO


      Persona Comune: Ogni notte, il mio cane sa quando mia moglie torna a casa dal lavoro 10 minuti prima che lei arrivi, non importa quale turno faccia. Forse il mio cane è sensitivo! Non sarebbe figo?

      Scienziato: Sarebbe una bella cosa! Per vedere se il tua cane e' davvero psichico, hai provato a metter giu su un taccuino quello che succede tutti i giorni? Cosi' avremo la prova e magari il tuo cane potrebbe salvare la vita di qualcuno.

      PC: Ah, va bene



      Persona Comune: Ho preso questa medicina a base di erbe e mi ha fatto sentire meglio.
      Scienziato: Sei sicuro? Se e' cosi, continua pure a prendere la medicina a base di erbe. Se per caso invece e' stato il cosiddetto effetto placebo, sappi che e' una cosa misteriosa del nostro corpo in grado di scatenare una cura a prescindere da quello che si prende, che gli scienziati stanno studiando da tantissimo tempo. Potresti mettere su un taccuino quello che prendi quando stai male e come ti senti dopo? Mi faresti un grandissimo favore.

      PC: Ah, va bene.


      Scienziato: Il riscaldamento globale è un problema serio che dobbiamo affrontare immediatamente.
      Persona Comune: Non vedo nessun riscaldamento globale, di fatto quest'estate è stata molto mite.
      S: Le nevi del Kilimanjaro sono sparite. Il Polo Nord è un lago. Ho qui un agenda che o riempito con tutte le cose brutte del clima in giro che stanno capitando, e gli ultimi anni sono addirittura un incubo.

      PC: ah, quindi anche tu scrivi sulle agende come faccio io? Mi fai leggere?


      QUesto e' lo scienziato che conosco e capisco, lo scienziato come dovrebbe essere, non la parodia del post sopra.

      Una specie di Gandalf, non di Saruman.


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  9. Eppure c'è chi ha dimostrato che l'Uomo ha dei limiti di comprensione dell'Universo, per cui non può esistere una teoria (scientifica) omnicomprensiva senza contraddizioni

    http://it.wikipedia.org/wiki/Teoremi_di_incompletezza_di_G%C3%B6del

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  10. Uno scienziato del calibro di Luigi Sertorio ha parlato di "consenso normativo" (Storia dell'abbondanza, pag. 154-155);

    "Una certa cosa inquina non perché lo si sa, ma perché la normativa accettata lo dice. E come si accetta la normativa?
    Si interpella lo scienziato. Lo scienziato A dice che il fumo, i mangimi, le radiazioni elettromagnetiche fanno male.
    Immediatamente compare lo scienziato B, il quale dice che la correlazione non è rigorosamente dimostrata. Il duetto avviene sempre, dovunque, ogni volta che si discute una norma.
    Cioè la conoscenza è sottratta all'uomo e ridotta a normativa accettabile."
    Saluti.
    Silvano Molfese

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  11. "Lenin diceva che l'elettricità più il socialismo è uguale al comunismo. Le nostre equazioni sono alquanto diverse. L’elettricità meno l’industria pesante più il controllo delle nascite è uguale alla democrazia e all’abbondanza. L'elettricità più l'industria pesante meno il controllo delle nascite è uguale alla miseria, al totalitarismo e alla guerra ..."
    Aldous Huxley, L'isola, Milano, 1963.

    La politica controlla la scienza attraverso la tecnologia, la disciplina applicativa della scienza, per cui non ci si dovrebbe meravigliare che alla scienza siano date poche possibilità di dedicarsi a temi che non sono nell'agenda politica, nè alla cura dell'immagine e della popolarità della scienza stessa. Ma l'avversione a una buona parte della scienza e soprattutto alla tecnologia si è diffusa fin dagli anni '70 del secolo passato.

    Mi sembra che i tentativi di scrollarsi di dosso una certa immagine pesante però stiano cominciando (considerato il rilievo che è dato in Italia alla divulgazione della scienza...):

    ScienzEstate 2013 - Non c'è d'aver paura della scienza... http://www.unifi.it/webtv//mod-MDVideo.html?mode=static&title=ScienzEstate%202013&URL=rtmp://sb1.unifi.it/videoteca/sez_w/&stream=45w.flv

    Non occupandomi dei vostri settori preferiti, suggerisco però che può esistere un approccio più attento alla vita quotidiana, tale da ribaltare alcuni assunti "scientifici" (se l'ergonomia la considerate una scienza) che ci condizionano l'esistenza,e anche molto:
    Jader TOLJA - Body Conscious Design
    http://youtu.be/Rs4yE0BrZVE

    In ogni caso qui possiamo vedere come saremo nel futuro, senza elettricità e presumo senza tante complicazioni scientifiche (lo segnalo senza ironia, anzi con interesse): http://www.behance.net/gallery/Rainbow-Gathering-%282010-2011%29/1193675

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  12. la scienza ci ha portato ad un passo dell'estinzione, anche se è bello poter comprendere il creato attraverso le leggi, ormai quasi tutte scoperte, che regolano i fenomeni fisici, chimici e nucleari. Il sublime (sub-limes, sotto il limite massimo) ci attende e sarà meraviglioso.

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  13. Questo post mi ha toccato una corda molto sensibile. Mi occupo da una vita di scienze naturali e quindi ho spesso a che fare con laureati in varie materie che si comportano in questa maniera. Mi pare che si chiami scientismo, questa specie di fede nella scienza che non ammette dubbi. Io penso che uno scienziato serio debba parlare solo di quello che sa per certo, e per il resto astenersi. Purtroppo vedo sempre più spesso questo atteggiamento anche in persone che di scienze non sanno quasi niente, per i quali certi "scienziati" sono più o meno un nuovo genere di sacerdoti di una nuova religione in cui non si può non credere, se no sei scemo. Credo che questo atteggiamento stia danneggiando notevolmente le scienze naturali, allontanando molte persone. Basta pensare che in molti stati degli USA si insegna il creazionismo a scuola nonostante le milioni di prove a favore dell'evoluzione delle specie. Basta che parli di una cosa della quale per la scienza attuale non ci sono prove per passare per uno che crede alle favole. Penso che un vero ricercatore della conoscenza dovrebbe rivendicare il diritto di ricercare anche in una direzione che può sembrare a tutti un vicolo cieco. Perchè quando si nega qualcosa che non si conosce non si fa nient'altro di quello che ha fatto la chiesa rifiutandosi di guardare nel telescopio di Galileo. Se vogliamo la libertà di espressione dobbiamo anche ammettere la libertà di ricerca, in qualsiasi campo in cui uno voglia cimentarsi, anche se a noi sembra stupido. Anzi, già il fatto che a noi sembri stupido ci dovrebbe dar da pensare. E chi siamo noi per dire cosa è stupido e cosa no? Al massimo posso capire chi dice che con le attuali conoscenze una certa cosa è impossibile. Ma quante cose che un tempo erano impossibili ora sono normalissime? Chi denigra quelli che credono in cose diverse da quelle in cui crede lui per me non si comporta molto diversamente dal mussulmano integralista che lapida chi nega l'esistenza di Allah. Porsi in conflitto con chi è diverso da noi non è mai una buona scelta, tranne che per legittima difesa. I conflitti quasi mai risolvono le cose, anzi, finchè durano in genere non c'è progresso, concentrati come si è a difendere la nostra posizione. Che poi magari tra cent'anni si rivelerà sbagliata. Nessuno è perfetto, e chi crede di esserlo è automaticamente un idiota.

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  14. Mi rivolgo al blogger, il mondo naturale è comunque scienza e anche qui esiste il confilitto di interesse visto scienza e profitto raramente vanno d'accordo.
    Vedo sono stati scelti 3 temi ostici che in comune hanno sempre il passato.
    Dato ho fatto un voto di non permettere più di utilizzare la mia proprietà intellettuale non mi dilungerò e non intendo neanche più passare per i cosiddetti professori.
    - In passato l'esperimento del cane che avete visto tra l'altro in voyager presumo, da cui non ricordo il termine tecnico di tale teoria, è comunque un esperimento fallito, dato non si può fare assolutamente in luogo chiuso.
    I valori insegnati nel passato non si tramandano più, farò un esempio banale: se si chiede a un ragazzino ma anche un adulto di rimuovere un secchio lasciando un rubinetto aperto ma senza voltarsi una sola volta fino a quando non arriva all'orlo, non è in grado di comprendere che può basarsi su una variazione di frequenza sonora man mano che si riempie. Il suo istinto sarà solo quello continuare a girarsi.
    L'istinto di un animale è ancora più complesso, troppo facile anche dire: è il bagliore dell'infrarosso se rivolge lo sguardo verso di te visto non si limiterà a un istinto basato solo su un senso.
    - Come per i sensi, l'effetto palcebo e anche nocebo è comunque un concetto troppo astratto. Anche qui se in passato i guerrieri sfruttavano la creazione di dopamina e searatonina prima di uno scontro col solo pensiero di intento a uccidere oltre che ad aumentare la propria forza come effetto di quell'istinto è a dir poco inspiegabile e non per niente facevano presto a dire chi. Tuttavia se ti provocano un cancro c'è ben poco da fare...
    La media di studi per ogni ambito c'è ma visto entrano in gioco diversi fattori come sempre è facile guardare il passato ma assai difficile integrarli: approssimando 20% sole, 30% tettonica 30% mentalità dell'uomo 20% gravità che come al solito interagiscono fra loro. Aggiungiamo pure il scetticismo per profitto mirato http://goo.gl/Ay25r6 e le cose si complicano ulteriormente.

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  15. Non è un problema solo degli scienziati, ma di tutte le persone con un minimo di intelligenza e capacità di pensare in modo razionale. La stragrande maggioranza, semplicemente, non sa pensare in modo razionale. E siccome per chi ne è capace, discutere con chi non lo è, risulta estremamente frustrante, alla fine ci stufiamo e li mandiamo a c....
    ciao

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