Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


mercoledì 18 settembre 2013

Picco del Petrolio, un concetto fecondo

Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di MR

Questo articolo è una riflessione originata dalla recente chiusura del sito web “The Oil Drum”. Alcuni hanno preso questo avvenimento come la dimostrazione che il concetto di picco del petrolio sia morto e sepolto. Ma la situazione è molto più complessa: il picco del petrolio è un concetto fecondo, esso fornisce una visione del mondo che getta molta luce su quello che sta avvenendo nel mondo. Coloro che non capiscono la curva a campana sono condannati a seguirla. 


Viviamo in un mondo dove le prove scientifiche vengono ignorate a favore dell'opinione ideologica, dove la gente che impara dall'esperienza viene accusata di essere voltagabbana, dove cambiare idea sulla base di nuovi dati viene visto come ammettere la propria mancanza di fibra morale. Il dibattito sul picco del petrolio non fa eccezione e la recente chiusura del sito “The Oil Drum” è stato spesso visto come un'ammissione che tutta l'idea del picco del petrolio fosse sbagliata dall'inizio.

Ma cosa sta sta succedendo esattamente col picco del petrolio e perché tutto questo trambusto intorno ad esso? Il problema potrebbe essere semplicemente che l'idea ha avuto troppo successo. Torniamo indietro al 1998, quando Colin Campbell e Jean Laherrere hanno risollevato il problema notato per la prima volta da Marion King Hubbert, nel 1956. L'esaurimento del petrolio, hanno ipotizzato Campbell e Laherrere, sarà graduale: la produzione passerà attraverso una curva simmetrica “a campana” che mostrerà un picco quando, approssimativamente, metà delle risorse disponibili saranno state usate. Secondo questo questo studio, il picco, che Campbell ha in seguito soprannominato “picco del petrolio”, sarebbe avvenuto nel 2005.

Il lavoro pionieristico di Campbell e Laherrere ha fatto emergere un intero campo scientifico che usava metodi analoghi per studiare l'esaurimento del petrolio. Gran parte di questi studi sono arrivati alla conclusione che i problemi col petrolio sarebbero iniziati entro il primo decennio del 21° secolo, o forse un po' più tardi. Era una visione del futuro in netto contrasto con l'atteggiamento generalmente ottimistico dell'industria petrolifera fino a tempi recenti. Solo come esempio, nel 1999 "The Economist" aveva pubblicato un articolo dal titolo “Drowning in Oil” (annegare nel petrolio), prevedendo il petrolio a meno di 10 dollari al barile.

Ma le previsioni basate sul concetto del picco del petrolio sono risultate azzeccate in maniera spettacolare, almeno nel contesto delle inevitabili incertezze coinvolte. La produzione di petrolio ha interrotto la propria crescita nel 2004 e i prezzi del petrolio si sono impennati fino a 150 dollari al barile nel 2008; un fattore di circa 5 volte più alto di quello che era considerato normale nei primi anni del decennio (e più di 15 volte più alto di quello delle previsioni dell'Economist del 1999). Oggi, i prezzi del petrolio rimangono alti, intorno ai 100 dollari al barile. Non stiamo osservando un declino della produzione, ma sicuramente abbiamo prove dei seri problemi che l'industria petrolifera ha per mantenere la produzione ad un livello costante. Per come stanno le cose, sembra impossibile che possiamo tornare alle tendenze di crescita costante ed ai prezzi relativamente bassi che erano la norma fino a circa 10 anni fa.

Quindi i “picchisti” hanno vinto la loro scommessa con i cornucopiani. I problemi previsti si sono materializzati e i picchisti sono stati anche in grado di identificare approssimativamente i tempi della crisi. Ma non va tutto bene nel mondo del picco del petrolio. L'elegante e simmetrica curva “a campana” alla base di gran parte dei modelli sul picco del petrolio non è apparsa nei dati della produzione globale. Ciò che vediamo invece è un plateau o, al massimo, un lento aumento, in gran parte generato dall'uso delle cosiddette “risorse non convenzionali”, dai biocombustibili al petrolio di scisto. L'atteso declino non sta comparendo, almeno al momento.

Cos'è successo? Per prima cosa, i modelli non sono mai universali e quello del picco del petrolio non fa eccezione. La curva di produzione simmetrica è stata osservata in molti casi storici dove una risorsa in declino è stata lentamente rimpiazzata da un'altra, diversa e più abbondante, come nel caso dal passaggio dall'olio di balena al petrolio greggio come combustibile per le lampade nel 19° secolo. Hubbert ha previsto qualcosa di simile nel 1956 per la produzione globale di petrolio ipotizzando che l'energia nucleare avrebbe lentamente sostituito il petrolio greggio come energia principale nel mondo. In quel caso, la curva di produzione del petrolio sarebbe stata probabilmente simmetrica ma, ovviamente, non è successo.; di fatto è stata fortemente osteggiata in tutti i settori della società. Ciò che è successo, invece, è stato che grandi quantità di risorse finanziarie sono state investite nello sfruttamento di tutto ciò che poteva essere perforato, fratturato, spaccato, strizzato, bollito o elaborato in altro modo per ottenere qualche goccia di prezioso combustibile liquido ed è questo che ha evitato il declino, fino a questo momento.

Ma questo risultato è venuto ad un prezzo alto, più alto di quanto chiunque avrebbe potuto immaginare. Un problema è che questo sforzo tremendo sta semplicemente posticipando l'inevitabile. Quando comincerà il declino, potrebbe essere ben più rapido del suo tasso “naturale” lungo la curva a campana. Questo declino più rapido può essere definito “Effetto Seneca”, dal nome del filosofo Romano che ha notato che tutte le cose tendono a crescere lentamente, ma a declinare con rapidità.

L'effetto Seneca è lungi dall'essere il problema principale generato dall'esaurimento del petrolio. Il vero disastro sta rapidamente emergendo in termini di accelerazione del cambiamento climatico, con tutti i costi e i pericoli implicati. Oggi stiamo assistendo alla conclusione di un dibattito cominciato con l'inizio del movimento del picco del petrolio. Il picco del petrolio è più importante del cambiamento climatico? E, il picco del petrolio ci salverà dal cambiamento climatico catastrofico costringendoci a bruciare meno combustibili? All'inizio era quella la speranza, sì, il picco del petrolio ci avrebbe salvato, volenti o nolenti, dal distruggere il nostro stesso pianeta. Sfortunatamente, tuttavia, sta cominciando ad apparire chiaro che questa speranza era mal riposta. L'imminente picco sta in realtà peggiorando il problema climatico perché ha portato l'industria a sfruttare risorse meno efficienti e quindi più inquinanti.

Data la situazione, il picco del petrolio sta cominciando a sembrare sempre più solo un 'bip' sulla strada della catastrofe climatica. Non c'è da stupirsi che la gente stia perdendo interesse per il concetto! Curiosamente, sembra che i picchisti non fossero abbastanza catastrofisti nelle loro visioni del futuro!

Il picco del petrolio è quindi morto? Be', no. Per prima cosa, il picco del petrolio non è mai stato una lotteria catastrofista dove i giocatori cercavano di indovinare il giorno esatto della fine del mondo. No, era – ed è ancora – un concetto fecondo, un modo di vedere il mondo. Ci ha insegnato molto e ci insegna ancora molto.

Il picco dello sfruttamento delle risorse non rinnovabili (o lentamente rinnovabili) è una conseguenza necessaria del modo in cui l'economia umana funziona nel mondo reale. Avviene con tutti i tipi di risorse minerali ed anche con quelle biologiche, come la pesca. E' anche la caratteristica essenziale della “tragedia dei beni comuni”, proposta da Garrett Hardin nel 1966. E' parte integrante dei modelli dinamici del mondo che hanno generato lo studio sui “I Limiti dello Sviluppo” che, nel 1972, ha cambiato il modo in cui vediamo il mondo.

Infine, risulta che il nostro pianeta non è uno scrigno abbandonato dal quale possiamo saccheggiare tesori a nostro piacere. Le risorse minerali che abbiamo trovato in esso dovrebbero essere viste piuttosto come un dono che avremmo dovuto gestire con molta più attenzione. Ora affrontiamo una situazione difficile, schiacciati fra l'esaurimento delle risorse ed il cambiamento climatico catastrofico. Ma il concetto di “picco” ci può ancora aiutare ad essere preparati per il futuro. Ricordate che coloro che non capiscono la curva a campana sono condannati a seguirla.

Immagine: copertina de “I Limiti dello Sviluppo”, edizione del 2004

14 commenti:

  1. Ma quante volte queste parole e queste evidenze scientifiche dovranno essere ripetute?

    Evidenze supportate anche dai Report delle maggiori multinazionali del petrolio, a cominciare dal 2005/5, basta cercare in rete e si trovano. In inglese.

    Il plateau c'è, ci siamo sopra e ogni tanto compaiono enormi geyser di metano dall'Artico a ricordarci che siamo a rischio di aggravamento di cambiamento climatico. Chilometri di geyser di metano che aumentano temporaneamente la temperatura terrestre.

    Si vedono già squilibri climatici, rifugiati climatici, guerre climatiche e solo per un aumento dello 0.8° circa.

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  2. Il picco del petrolio spiega bene anche le tensioni in Siria. Gli Usa hanno un breve vantaggio energetico ricavato a costi elevatissimi dai giacimenti non convenzionali. Tutte fonti a rapidissimo esaurimento ma che danno all'esercito statunitense il margine di qualche anno per far pressioni sul MO ed accaparrarsi così il petrolio locale quando quello NON convenzionale evaporerà.
    Non sarebbe una strategia crudele certo, ma non stupida, se solo non comportasse il rischio di passare da un conflitto su scala locale ad uno su scala mondiale con conseguente impiego di armi NON convenzionali.

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    1. Certo, la Siria è nota come uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo, è per quello che gli americani vogliono attaccarla, si si.

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    2. La Siria non lo e' senz'altro ma l'Iran amico si. Ed indebolire l' Iran ed avere migliore accesso al suo petrolio e' un obiettivo degli Stati Uniti e della Gran Bretagna da almeno il 1953. (se non gia da molto prima) Ed hanno avuto piu o meno successo durante diversi periodi. Recentemente sono stati un po sfortunati (lo Shah con la sua Savak andava benissimo ma Khomeini e gli Ayatollah no) e quindi stanno cercando di migliorare un po la loro situazione e - diciamo - la loro "fortuna". E sperano anche che l"Iran non cada sempre piu "nell'orbita" Cinese - Russa e che non si mettano anche d'accordo su come mettere fuori gioco il dollaro. Battaglia gia piu o meno persa per la politica falsa e sbagliata di sanzioni estreme fatta contro l'Iran e contro il suo popolo da anni per evitare che costruisca bombe atomiche che gli Americani sanno benissimo non stanno cercando di costruire da anni ed anni. Ma in questo post si parla di picco del petrolio e non di geopolitica. Comunque l"Iran e senz'altro un "bel premio" da conquistare e "la strada" per Teheran passa per Damasco, ed anche per Baghdad. Quindi la cosa migliore e piu' facile e' di distruggere tutto lungo la strada. (tanto per fare anche un pochettino di polemica magari non del tutto imprecisa su un argomento molto piu' vasto ed anche molto piu' complesso)

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  3. non fatti foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.
    In questa riga scritta dal sommo vate quasi un millennio fa è racchiusa l'interezza ed il destino dull'uomo, che ha solo due scelte nella sua vita. O vivere di passioni, interessi, egoismi, seguire istinti fatti passare come positivi, tipo consevazione (fare molti figli) e sopravvivenza (campare 120 anni), quindi come un bruto oppure seguire virtute, con i suoi valori eterni e immisurabili, e canoscenza (le leggi che regolano il creato). Ma, pare che se uno non segue entrambi questi 2 aspetti positivi, virtute e canoscenza, che lo aiutano a non errare nell'esatta valutazione dei problemi è condannato a vivere come un bruto. I fondamentalismi religiosi hanno generato dei massacri e quelli intellettuali, pure, se non di più, come le rivoluzioni scatenate dalle ideologie. Forse è per questo che l'umanità ha rigettato entrambe, preferendo il sentimento apparentemente innocuo della naturalità. Meglio il massacro singolo a quello collettivo. Ma i fondamentalismi non sono nè virtute, nè canoscenza; sono ancora vivere da bruti, solo con un vestito meno rozzo. E' quella che viene detta ingordigia spirituale, in pratica superbia. Come vediamo non è facile sfuggire all'errabilità. L'Alighieri, da persona colta, come soluzione indicava la strada dei valori e dell'intelligenza, Freud pure, S.Paolo quella dello spirito, che per lui bastava anche per i semplici senza cultura, però se c'era anche un bel pò di cultura, come per lui e anche S.Agostino, non guastava, a condizione, però, che a tale cultura non fosse permesso di sopraffare lo spirito con quella superbia di cui prima. Ricordiamoci che S.Paolo era cresciuto negli insegnamenti farisaici e S.Agostino era un magistrato imperiale, perciò entrambi molto lontani, come cultura, dallo spirito, alias virtute, alias super-io. Perciò il picco del petrolio è un concetto fecondo per la seconda categoria di persone (lo 0,00...%), mentre per i bruti è solo osceno e orribile. Ma alla sapienza è fatta giustizia da tutti i suoi figli. Che guarda caso è la frase conclusiva del vangelo odierno.

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  4. ".....Ricordate che coloro che non capiscono la curva a campana sono condannati a seguirla"
    Mi sembra una frase un pò criptica: prof. Bardi potrebbe cortesemente spiegare ulteriormente il concetto? Ritengo che anche quelli che comprendono bene l'idea di picco del petrolio saranno costretti a subire le conseguenze del picco stesso, volenti o nolenti, quindi in ultima analisi a seguirlo.
    Grazie per l'articolo, riassume efficacemente lo stato delle conoscienze odierne sul tema

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    1. Beh, intendevo dire che se chi gestisce le risorse capisse i meccanismi che portano a questa curva, allora potrebbe fare in modo di evitare di percorrerla. Era questa l'idea del "protocollo del petrolio" proposto anni fa da Colin Campbell. Ma ovviamente, tutti sono li' a dire "buchiamo di più, buchiamo più a fondo!!!" e sono condannati a percorrere la curva con tutti i danni del caso.

      Questo vale per chi gestisce le risorse. Per noi tapini, purtroppo, anche se uno capisce come stanno le cose, questo non gli evita disubire la curva!!

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  5. Io non ci credo alla storia dei cambiamenti climatici antropici.Siamo responsabili di gravissimi danni al nostro ecosistema ma il clima cambia secondo dinamiche ben piu' complesse delle esagerazioni che ci raccontano i soliti personaggi.Nutro forti perplessità dopo aver letto gli studi di numerosi scienziati di tutto il mondo che sostengono il ruolo determinante dei cicli solari e di altre dinamiche sulle modificazioni climatiche del nostro pianeta.Sicuramente abbiamo reso l'aria che respiriamo una vera schifezza, abbiamo inquinato irrimediabilmente sorgenti e corsi d'acqua e rovinato buona parte dei nostri oceani.Sicuramente il petrolio ci lascerà a piedi, prima o poi con conseguenze gravissime per tutti noi.Concentriamoci sullo sviluppo tecnologico e incentiviamo la ricerca ma smettiamola con proclami allarmistici.Impariamo a consumare meglio le nostre risorse inquinando il meno possibile e recupereremo abbastanza tempo per trovare soluzioni alternative ai combustibili fossili!!

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    1. Ma perche' cercare di "recuperare abbastanza tempo per trovare soluzioni alternative ai combustibili fossili" se "la storia dei cambiamenti climatici (attribuiti dalla scienza proprio ai combustibili fossili) e' -secondo lei - sbagliata?

      Non c'e niente di male nell'aver dei dubbi e nel "nutrire forti perplessita" su tantissime cose. Ma se sono dei dubbi leggittimi e non di carattere negazionista- ideologico (presente in varie persone per varie possibili ragioni) e' bene leggere e studiare di piu e capire meglio perche' di dubbi scientifici autentici ormai non ce ne sono piu'. E non c'e neanche molto dubbio sul fatto che continua ad essere fatta una forte propaganda per "dimostrare" che i cambiamenti climatici antropici non esistono. E non e difficile nemmeno trovare "numerosi" scienziati che aiutino a farla. Ma sono molto piu numerosi -almeno un centinaio di volte in piu- gli scienziati che "credono" -cioe gli scienziati i quali attraverso un'ormai enorme quantita di studi scientifici di tutti i tipi - hanno potuto concludere (scientificamente) che i cambiamenti climatici antropici esistono eccome. Quindi a volte puo essere difficile anche per delle persone oneste ma mal informate capire dove si trovi la verita. Legga e studi di piu e forse le sue forti perplessita scompariranno.





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    2. Una informazione tuttavia interessante sarebbe quella che l'anonimo ci potrebbe dare se ci spiegasse cosa cambierebbe nella sua vita o nella sua visione delle cose se "per assurdo" le cause dell'inasprirsi dei cambiamenti climatici fossero proprio il nostro modello di sviluppo e la crescita demografica. Che farebbe, o che suggerirebbe di fare, o che accadrebbe a lui in persona, se per ipotesi fosse realmente come molti scienziati ci dicono?
      L'ipotesi contraria, quella per la quale potremmo ignorare questi allarmi, non comporterebbe molti cambiamenti nel nostro stile di vita e nel nostro modo di pensare, per cui sarebbe una ipotesi poco interessante da discutere, e potremmo impiegare meglio il tempo andando assieme al bar a farci un drink e commentare le ragazze che passano (così, del resto, naque la nota canzone Garota de Ipanema).

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    3. Non ho mai detto di ignorare "questi allarmi" e non condivido, nel caso fosse scagionata l'origine antropica, la sua conclusione del "meglio andare al bar" in quanto sarebbe poco interessante discutere.Il tema dei cambiamenti climatici c'e in ogni caso.
      Se lei intende dire, interpretando male il mio pensiero, che le mie affermazioni ci porterebbero a fregarcene di quello che succede perche' comunque non potremmo farci niente, beh e' solo una sua considerazione che non condivido.
      Purtroppo il bar e' diventato sinonimo di luogo frequentato da gente superficiale e ignorante.Ma i bar non sono nati solo per questo scopo...quindi magari discutere di queste cose in un bar sarebbe un buon modo di passare il tempo.

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  6. Egregio Sig. Max,
    io non sono un negazionista,non professo una fede sulle tematiche ambientali e le certezze che ho maturato sono fondamentalemente utili per gestire la mia vita e la mia professione.Non pretendo certo di convincere chi sulla materia ha dedicato con passione e competenza una intera vita!
    Per esempio sono assolutamente certo che su questo tema come su quello del nucleare e su numerose altre questioni esiste una vasta letteratura divisa tra chi afferma un concetto e chi invece pensa l'esatto contrario.Ognuno porterà sul tema in questione prove inconfutabili, dati scientifici ecc..
    Ci saranno eminenti studiosi che sbaglieranno in buona fede e altri che lo faranno in malafede.Poi ci sarà chi ha completamente ragione e prima di vedere accettate le sue teorie dovrà scontrarsi con la comunità scientifica internazionale.Alla fine ognuno si farà la propria opinione.
    Il risparmio energetico e la riduzione dell'inquinamento sono necessari secondo me non in funzione dei cambiamenti climatici, o quanto meno non principalmente per questo motivo.Le risorse sono limitate e l'ambiente va rispettato altrimenti diventa ostile per la nostra sopravvivenza e per quella di altre creature.Non la pensiamo allo stesso modo ma almeno spero che sul comportamento pratico agiamo nella stessa direzione.Lei magari vedrà nella decrescita e nel consumo responsabile delle risorse principalmente il modo migliore per preservare il clima, io invece ci vedo soprattuto il sistema migliore per non morire intossicati e soprattutto per non tornare all'età della pietra nel giro di pochi anni distruggendo un sistema che purtroppo si regge ancora sul petrolchimico.Ovviamente i cambiamenti climatici ci sono e sono molto preoccupato per le gravi conseguenze che tutti noi stiamo subendo.Sulle dinamiche che hanno causato questi cambiamenti la pensiamo diversamente e ce ne faremo una ragione.
    Grazie per il prezioso consiglio di studiare di piu'e le auguro una buona giornata.

    Cordiali Saluti

    N.S.

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  7. "Lei magari vedrà nella decrescita e nel consumo responsabile delle risorse principalmente il modo migliore per preservare il clima, io invece ci vedo soprattuto il sistema migliore per non morire intossicati e soprattutto per non tornare all'età della pietra nel giro di pochi anni distruggendo un sistema che purtroppo si regge ancora sul petrolchimico."

    Beh comunque un passaggio non privo di logica. Per quanto i cambiamenti climatici possano essere potenzialmente devastanti (fino ad arrivare all'estinzione dello stesso genere umano), nella scala temporale arrivano comunque dopo inquinamento, esaurimento delle risorse e sovrapopolazione. Tutti fenomeni che sono qua già oggi, e che nel giro di qualche lustro rischiano di portare il caos un po ovunque.

    Insoma, è come dire: inutile star li a pensare alle conseguenze dei cambimaneti climati che si manifesteranno in maniera violenta fra magari 40 o 50 anni, se già fra soli 5 o 10 anni rischio il caos per mancanza di risorse.

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  8. Sono d'accordo con il titolo di questo post, cioe' che il Picco del Petrolio rimane senz'altro "un concetto fecondo". Rimane molto importante in se' e continua ad essere anche un ottimo "punto di entrata" per accedere e per poi esplorare e navigare altri discorsi importanti. Come il discorso sui Limiti alla Crescita, quello sui Cambiamenti Climatici, ed altri "grandi discorsi" di carattere Ambientale od Economico e dove e come si intrecciano, e cosa si puo' fare per cercare di contestualizzarli e capirli meglio, per poter far fronte (meglio) alla multitudine d' problemi associati (ed intrecciati) che ne derivano.

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