Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 2 settembre 2013

Picco del petrolio di scisto?

Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di MR

Un grafico fornito da Jean Laherrere che indica che la produzione di petrolio di scisto in Nord Dakota potrebbe presto raggiungere il picco e cominciare a declinare.


Questo grafico, elaborato da Jean Laherrere, ha a che fare con la produzione di petrolio dello “Scisto di Bakken”, una formazione geologica presente sotto gran parte del Nord Dakota. Gli scisti possono contenere depositi di petrolio, nella maggior parte dei casi sotto forma di “tight oil” (petrolio di roccia compatta). Questo è petrolio intrappolato in una matrice porosa che non può scorrere verso la superficie senza l'aiuto di sofisticate tecnologie di fracking (potete trovare una bella illustrazione del processo qui). Il recente ritorno della produzione di petrolio negli Stati Uniti, che ha dato adito a così tanto ottimismo sul futuro della produzione di petrolio, è quasi soltanto collegato all'uso di questa tecnologie di estrazione dello Scisto di Bakken.

Il problema è, naturalmente, quanto a lungo sarà possibile mantenere la tendenza alla crescita rapida della produzione dai depositi di Bakken. Nel grafico, Laherrere mostra la produzione di petrolio in Nord Dakota (produzione del ND) in migliaia di barili al giorno (kb/g) come il numero di impianti di esplorazione (impianti nb). Laehrrere ha anche spostato la curva degli impianti in avanti di circa un anno, in modo da adattarla alla curva di produzione).

Ora, è chiaro che non possiamo produrre nulla che non abbiamo prima trovato. Così, è risaputo che la produzione di una certa area rispecchia l'esplorazione, ma viene spostata avanti nel tempo. Col petrolio convenzionale il ritardo temporale fra le scoperte a la produzione è nell'ordine dei 30-40 anni. Con il petrolio dagli scisti, sembra essere molto più rapido: i pozzi vengono messi in produzione rapidamente ma hanno anche una vita breve.

Nel grafico, Laherrere scopre un ritardo temporale di soltanto un anno circa. E, siccome vediamo una caduta del numero di impianti di esplorazione nel 2012, sembra probabile che la produzione comincerà a declinare presto, forse durante questo stesso anno.

Questa è una conclusione che va presa con cautela visto che la caduta del numero di impianti di esplorazione potrebbe essere solo un fenomeno temporaneo. Ma è anche vero che l'estrazione del petrolio di scisto è costosa in termini di risorse ed energia necessarie. Alla fine, come sempre, è una questione di EROEI: possiamo avere solo il petrolio che ci possiamo permettere di estrarre.

Su questo tema, vedete anche il post di Stuart Staniford sulla produzione dello Shale di Bakken che giunge a conclusioni simili a quelle di Laherrere. Vedete anche questo mio post che esamina la produzione di gas di scisto usando lo stesso metodo. Vedete anche l'articolo completo di Jean Laherrere sulle recenti tendenze della produzione di petrolio.


2 commenti:

  1. ho visto sull'articolo completo che per aumentare la produzione da 90.000 barili a 630.000 b\die sono passati da 1000 pozzi a 7000. Proprio roba da ammerriccani. Mi chiedo se questo mondo, che è sempre andato avanti con il risparmio e la modestia, avrà un futuro con questo consumismo e superbia sfrenati.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Con gli scisti parlare di consumismo è inappropriato: buona parte del risultato estrattivo è assorbita dal processo stesso. Tanta energia lorda, poco risultato netto per usare termini cari ai contabili.

      Non scommetterei troppo su un crollo imminente delle produzioni: il caso del gas da scisti insegna. Il numero di rig operanti è collassato da tempo, ma in effetti la produzione si mantiene piatta da quasi due anni. Anche per i petroli difficili potrebbe riproporsi uno scenario analogo.

      Elimina