Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 20 settembre 2013

Argentina: boom energetico o collasso energetico?

Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di MR

In questo post, Pedro Prieto descrive come il Sud America, e in particolare l'Argentina, sia colpita dall'esaurimento di petrolio e gas. Un tema quasi mai menzionato nella stampa internazionale. Anche in questo caso, è impressionante vedere il divario crescente fra percezione e realtà: dalla parte della percezione, grande entusiasmo e rapporti sulla “morte del picco del petrolio”, dalla parte della realtà, una situazione di scarsità e difficoltà, come Prieto ci descrive in dettaglio riguardo all'Argentina.

Guest post di Pedro Prieto





L'Argentina è stata un'esportatrice di gas fino al 2007-2008 (principalmente verso il Cile) ed ora è un'importatrice (principalmente dalla Bolivia e da un impianto di rigassificazione a Bahía Blanca e, recentemente, Escobar)
Fonte: Energy Export Data Browser


Alla fine del ventesimo secolo, l'Argentina ha iniziato ad esportare gas in Cile. Sia l'Argentina sia il Cile credevano che l'offerta sarebbe aumentata per sempre, ma era solo un miraggio. Ho visitato il Cile, invitato dalla Compañía de Petróleos de Chile (COPEC) nel 2011. Non potevo capire perché dei veri professionisti avessero delle convinzioni del genere, quando i dati sulle riserve e sui possibili flussi del paese loro vicino erano probabilmente a loro disposizione.

Infatti, si sono imbarcati in un piano ambizioso per sviluppare oleodotti lungo le Ande per alimentare il Cile dalla rete argentina ed hanno ordinato diverse centrali elettriche a gas, per cercare di evitare o minimizzare, per esempio, il denso smog di Santiago e per altre ragioni economiche. Tuttavia, e senza nessun preavviso, l'Argentina ha ridotto le esportazioni a meno della metà. La ragione ovvia, come è visibile nelle figure sopra, è stato il ritmo di esaurimento del gas argentino e la necessità di dare priorità al loro consumo interno. Questo a lasciato il Cile, nell'arco di una notte, con infrastrutture recentemente costruite inutilizzate e con problemi difficili a soddisfare la domanda interna di energia in crescita, soprattutto di produzione di elettricità per le industrie estrattive che si aspettavano di soddisfare con le centrali a gas.

Si sono dovuti attivare in fretta per costruire un rigassificatore a Quintero e poi un altro a Mejillones. Lo hanno fatto a tempo di record, ma sicuramente ad un costo che non avevano immaginato. Ciò è coinciso con l'aumento netto del consumo di combustibile che era iniziato alla fine del secolo scorso. Avevano bisogno di firmare urgentemente contratti con armatori e fornitori di gas naturale liquefatto (per esempio il Qatar), una cosa che ha creato per loro quella che hanno chiamato la tempesta perfetta. Il Cile nel 2011 stava pagando una delle tariffe elettriche più costose del continente, in parte a causa di questo importante difetto di pianificazione.

L'Argentina ha iniziato a importare a sua volta gas alla fine dello scorso decennio. Fortunatamente per loro, avevano dei gasdotti di collegamento dalla Bolivia, un importante vicino esportatore della regione. Ci sono stati tentativi da parte cilena di ottenere un po' di gas boliviano dalla rete argentina, ma i boliviani erano molto chiari a questo riguardo: essi hanno una disputa di lungo corso sullo sbocco sul Pacifico da quando il territorio costiero boliviano è stato preso dai cileni nel 1883 nella cosiddetta guerra del Pacifico, lasciando la Bolivia senza un accesso al Pacifico. Così, i boliviani sono molto sensibili in questo senso; continuano a denunciare il Cile nelle Corti Internazionali e per questo hanno detto agli argentini che se volevano essere riforniti, nemmeno un metro cubo di gas boliviano che viene loro spedito può finire in Cile.

L'Argentina oggi produce (2012) 102 Milioni di metri cubi al giorno (Mm3/g) e ne consuma 130, importandone 28 Mm3/g (1 miliardo di piedi cubi al giorno). Le importazioni dovranno necessariamente crescere ogni anno, visto che il gas convenzionale è chiaramente in esaurimento. A meno che il gas non convenzionale possa rimpiazzare la scomparsa dei volumi del convenzionale.

Ancora una volta, i costi dell'infrastruttura per tali lunghe distanze, il potere d'acquaisto dei cittadini e i volumi richiesti saranno una sfida. I prezzi del gas in Argentina sono fortemente sussidiati, ma ogni tentativo di portarli a livello di mercato potrebbe portare a rivolte interne. I grandi paesi dell'America latina hanno problemi a creare infrastrutture: anche se quasi la metà della popolazione argentina è concentrata a Buenos Aires e nelle sue Province, molte altre città sono molto lontane dalla capitale e dai depositi di gas. Creare gasdotti è molto costoso e non sempre (come abbiamo visto prima nel caso del Cile) gratificanti, a meno che ci sia una totale sicurezza che il combustibile fluirà in volume e qualità per molto più tempo di quello necessario per ammortizzare queste costose strutture. Ciò che è valido per il gas naturale è un avvertimento anticipato di quanto accadrà col petrolio argentino. Quest'anno probabilmente vedremo la fine delle esportazioni petrolifere argentine. Poi, i problemi si moltiplicheranno esponenzialmente, se non vengono trovare risorse alternative (e alla svelta).


Fonte: Energy Export Data Browser

La crisi di cui stiamo soffrendo in alcuni paesi sviluppati dell'Europa meridionale impallidisce al confronto a quello che questo e molti altri paesi hanno sofferto per decenni. Di recente, il governo argentino ha messo al bando le esportazioni di grano. Per uno spagnolo, i cui legami con questo paese di lingua spagnola sono stretti, ciò ha dell'incredibile. Negli anni 40 del secolo scorso, l'Argentina era uno dei cinque paesi più sviluppati nel mondo e un paese creditore rispetto agli Stati Uniti e al regno Unito (a proposito, un debito che non è mai stati ripagato dalla Gran Bretagna o dagli Stati Uniti). L'Argentina è stata considerata per decenni un importante granaio mondiale. Ha alleviato parecchia fame, per esempio, in Spagna, dopo la nostra Guerra Civile, quando nel 1937 e nel 1988 ha inviato al nostro paese sotto embargo quasi un milione di tonnellate di cereali all'allora popolo spagnolo affamato.

La situazione attuale in Argentina non può essere compresa solo alla luce del debito finanziario costruito artificialmente o a quella della corruzione interna, ma anche a quella degli interessi di poteri alleati alla corruzione interna e che la promuovono per indebolire questo paese e per rovinare più facilmente le sue vaste risorse naturali e minerali, ultime delle quali sono i combustibili fossili. Il problema si aggiunge all'agricoltura e all'allevamento intensivi ed estensivi meccanizzati, che sono fortemente dipendenti da un flusso permanente di combustibili fossili. La produzione di cereali (principalmente grano e mais) è stata rimpiazzata dalla soia ed altri vegetali per la produzione di biocombustibili.

Quello che segue è un articolo recente di un quotidiano argentino sulla situazione nel paese che mostra la stretta relazione fra fornitura energetica ed il funzionamento di molti settori di una società moderna che dipende dall'energia. Un'esperienza anticipata di come le cose si degraderanno in fretta, dove dovranno essere assegnate le priorità, se devono essere imposti razionamento e restrizioni, come le retroazioni inaspettate possono distorcere le produzione, ecc., quando i paesi non saranno in grado di soddisfare un qualche minimo di fornitura energetica. Questo, per il momento, sembra essere temporaneo, ma ci sono segni crescenti che si potrebbe espandere e divenire permanente. L'ondata di freddo ha generato una mancanza di gas quasi completa nelle industrie più grandi. Le fabbriche sono state costrette dal governo a rallentare la loro produzione per assicurare la fornitura al settore residenziale.

Problemi con gli Impianti a Gas Naturale Compresso
(originale in spagnolo) 23.07.2013 ore 07:18  · Fonte: La Nación

Con l'abbassamento delle temperature è tornata una situazione classica dell'inverno argentino: mentre gli impianti termici aumentavano il loro consumo, le principali fabbriche sono state costrette a ridurre il consumo per evitare problemi nelle case. La domanda residenziale è salita a circa 95 milioni di metri cubi (3,354 milioni di piedi cubi) ieri, un un cifra record storica, secondo gli esperti. Il governo ha ordinato di ridurre la fornitura di gas al minimo al settore manifatturiero; in alcuni casi si è trattato di uno stop completo. Questa situazione durerà almeno fino a domani, Le limitazioni sul gas alle industrie hanno colpito ogni tipodi azienda: ferro, acciaio ed alluminio (Siderar, Siderca, Aluar and Acindar), petrolchimica (Profertil, Dow e Mega), automobilistica (Ford, Volkswagen e General Motors), cibo, cemento e aziende minerarie, fra le altre. Almeno 300 industrie hanno subito restrizioni importanti a livello nazionale. Le carenze non hanno colpito solo le fabbriche. La Metrogas ha riportato via mail nella prima mattinata al responsabile del centro commerciale del Caballito Village, i cui contratti istituiscono misure di interrompibilità per limitare il consumo per soddisfare la più alta domanda interna. A Bariloche, la bassa pressione ha colpito la rete di distribuzione. Fernando Sammarco, responsabile della più grande stazione di servizio della città, a Beschtedt y Brown, ha detto di essere stato avvertito un mese fa dal centro Camuzzi riguardo alla “possibilità di avere problemi di fornitura in inverno”. 

Ieri, alle 12:30, quando il fattore di raffreddamento del vento ha generato una temperatura di -14.4ºC (6.8ºF), un rappresentante dell'azienda è andato ai tre impianti di Gas Naturale Compresso con una notifica di chiusura degli impianti a “tempo indeterminato”. Ci sono stati tagli anche a La Pampa a causa dell'ondata di freddo. L'Unione Industriale di Cordoba (UIC) sembra abbia detto che a Cordoba c'erano limitazioni per più di 20 impres. L'impatto economico della carenza di gas è difficile da valutare, ma potrebbe essere sull'ordine dei milioni di dollari, secondo gli esperti del settore. A mo' di esempio della scarsità, c'è stato lo stop del complesso petrolchimico di Bahia Blanca, una delle principali fabbriche del paese. La Dow, l'industria di polietilene, ha smesso di lavorare. Non solo mancava il gas, ma anche l'etilene, un sottoprodotto fornito da Mega, che a sua volta ha subito una mancanza completa. 

Altri fabbricanti di materiali grezzi, come Cerri (TGS) e Refinor, sono stati a loro volta costretti a smettere di consumare. La Enargas (l'organo normativo del settore del gas) ha ordinato ai trasportatori di dare priorità alla fornitura alla domanda prioritaria. Il consumo di gas naturale consentito nel giorno di riferimento è stato 0 (zero) m3, “a causa della (mancanza di) iniezione di gas naturale disponibile e della rigidità del clima. La email ricevuta da un'industria del distributore Camuzzi che gestisce la parte centrale e meridionale del paese indicava “9.300 kcal”. Messaggi simili sono stati inviati da Gas Natural Fenosa e Metrogas ai loro clienti industriali. Almeno la metà dei “clienti aziendali” (che pagano di più per evitare la scarsità) hanno subito la mancanza di fornitura. Gasnor, un distributore, ha ordinato una forte riduzione dei consumi , che ha scatenato la rabbia degli stabilimenti di lavorazione dello zucchero a Tucuman e Jujuy. Le carenze sono oscillate da aziende che hanno subito un taglio totale ad altre che hanno potuto mantenere solo un “minimo tecnico”. Il settore del gas naturale non ha pubblicato le statistiche quotidiane per diversi anni. Secondo alcune fonti del settore, che conoscono il funzionamento quotidiano del sistema, la carenza media per l'industria è stata del 50%. “Le fabbriche di solito richiedono 40 milioni di m3 e ieri ne hanno ricevuti circa 20 milioni di m3”, ha detto un dirigente sotto anonimato. Il governo ha anche pagato parte dei costi energetici. Alle 17:00, il consumo ha raggiunto un picco di 19.998 MW, una cifra enorme. Le aziende produttrici, che coprono la domanda, devono rimpiazzare il gas che usano e preferiscono produrre elettricità da combustibili liquidi. La ragione è che erano disponibili solo 18 milioni di m3 di gas, solo il 60% del volume che che usano per produrre elettricità. Il resto è stato coperto da combustibili liquidi più costosi, pagati dallo Stato. 

Ora possiamo capire come la disperazione possa fare di necessità virtù e l'interesse a sviluppare ogni possibilità riguardo al non convenzionale. Il deposito di scisto di Vaca Muerta nel Bacino di Neuquen in Patagonia, a 1.200 km da Buenos Aires e circa 500 km dal più vicino porto sull'Atlantico, è l'ultima speranza. La Repsol-YPF ha cominciato ad esplorare quest'area nel 2010 ed ha perforato circa 30 pozzi producendo 5.000 barili al giorni. Nel maggio 2012, la YPF è stata espropriata (nazionalizzata) di nuovo dal governo argentino.

Non è chiaro se l'annuncio ufficiale della scoperta fatta da Repsol, di questi enormi depositi (novembre 2011) poco dopo l'espropriazione/nazionalizzazione di YPF, fosse una notifica asettica di un giacimento o se fosse più dovuto al bisogno di far aumentare le loro azioni in ribasso. In questi giorni, la bolla del gas di scisto e del petrolio di scisto negli Stati Uniti ha avuto un numero crescente di credenti e potenziali investitori. I valori delle riserve in questi depositi dichiarati da Repsol/YPF, e quindi dai media, spaziano in una forbice ampia. Probabilmente questo è dovuto alla grande, e spesso interessata, confusione fra riserve e risorse, ed anche ai tipi di scisto (o marne) dichiarati, alle profondità e al contenuto di carbonio. Il gas e il petrolio “tecnicamente estraibili” sono un altro nome del gioco. Essi sono stati gonfiati ed elevati al terzo deposito più grande di petrolio da scisto nel mondo.

Inizialmente valutato come vicino a un miliardo di barili di riserve provate, da allora è stato aumentato a 12 miliardi di barili in risorse di petrolio potenziale e 21 miliardi di barili di petrolio equivalente di gas. In ogni caso, nei primi comunicati stampa di Repsol-YPF sul grande potenziale di Vaca Muerta, il governo argentino ha “comprato” il ragionamento di riserve gigantesche ed ha proceduto all'espropriazione/rinazionalizzazione di YPF, probabilmente più per ragioni politiche e finanziarie e per cercare di guadagnare in popolarità che per un ragionevole impianto sostitutivo, nel momento dell'esaurimento delle loro riserve convenzionali.

Più di un anno dopo l'espropriazione/rinazionalizzazione, il governo argentino sta ancora lottando con le dichiarazioni di Repsol nelle corti nazionali ed internazionali ed anche per la mancanza di un finanziamento adeguato. Potrebbe sembrare che un anno non sia nulla (in effetti non è nulla!) per sviluppare giacimenti di petrolio o di gas, ma per l'Argentina potrebbe rappresentare l'anno in cui sono passati da esportatori ad importatori di petrolio, il che potrebbe portare sconvolgimenti politici, economici e sociali proprio come sta avvenendo ora in Egitto.

Un altro problema per i depositi di scisto è che la domanda di finanziamenti cresce ad un ritmo molto più rapido di quello in cui il petrolio o il gas fluiscono dallo scisto. La Repsol-YPF hanno fatto l'annuncio e, subito dopo, ha valutato le proprie necessità di investimento per sviluppare Vaca Muerta in circa 25 miliardi di dollari all'anno nei primi 10 anni. I negoziati sono stati tenuti con investitori cinesi, ma apparentemente senza risultati. Potrebbe essere successo che i cinesi non si siano bevuti il miracolo degli scisti e forse hanno richiesto che le garanzie fossero più in linea con la necessità di assicurare grandi produzioni di soia in enormi fattorie in monocoltura nelle terre fertili che mancano loro in Cina, piuttosto che accettare di essere pagati con una porzione del petrolio e del gas estratti.

Oggi, lo sviluppo di Vaca Muerta è ancora al palo. Molte grandi multinazionali dell'energia appaiono e scompaiono per negoziare con la YPF e il disperato governo argentino che ci sta dietro. E facile percepire che molti offriranno sofisticate apparecchiature per perforazioni orizzontali, sofisticati compressori e sistemi di pompaggio, generatori autonomi, servizi di consulenza, know-how o sofisticati (e tossici) cocktail chimici sotto copyright. Naturalmente, come in molti degli affari sullo scisto, questi attori non aspettano che il petrolio e il gas venga estratto e venduto per avere indietro i propri soldi.

La Repsol sta ancora cercando di difendere i suoi interessi espropriati lì e minaccia non solo il governo argentino, ma anche qualsiasi altra multinazionale che osi entrare in affari con la propria azienda, ora nazionalizzata, YPF. Naturalmente, la dimensione e la capacità di lobbying di Repsol di fronte alle corti o alle istanze (per esempio il FMI), non è di grande preoccupazione per multinazionali energetiche molto più grandi. Inoltre, Vaca Muerta non ha infrastrutture di nessun genere. Tubazioni per l'acqua, per il gas e per il petrolio dovranno essere costruite dal nulla e coprire lunghe distanze, in molti casi, ed avere stazioni di pompaggio lungo il percorso. Saranno necessarie raffinerie e unità di elaborazione. Persino le strade dell'area, se esistono (molto, molto poche) sono fatte di “ripio” (strade bianche) e saranno distrutte rapidamente dall'enorme quantità di mezzi pesanti a seguito del circo mobile rappresentato dai giochi di estrazione dallo scisto, che va avanti pozzo dopo pozzo nel giro di pochi mesi.

Nel maggio del 2013, la YPF e la Chevron hanno annunciato un accordo per cominciare a sviluppare Vaca Muerta. Il secondo è stato denunciato a Washington da Repsol. In ogni caso, siamo già nel 2013, l'anno chiave per l'Argentina per passare da esportatrice a importatrice di petrolio e ciò che hanno firmato è un investimento di 1,2 miliardi di dollari che potrebbero alla fine diventare 12 miliardi di dollari nel 2015. Altre autorizzazioni vengono date ad aziende come Pluspetrol, PAE, Exxon, Apache e Shell, ma il conteggio totale degli impianti nell'area è solo di poche decine. La produzione di petrolio nella regione, tre anni dopo aver iniziato lo sfruttamento, è di poche migliaia di barili al giorno.

Per un paese che ha consumato 612.000 barili e ne ha prodotti 664.000 nel 2012, ma che ne produceva 900 di petrolio fondamentalmente convenzionale nel 2003 (con un declino quindi del 3% annuo), ha bisogno disperatamente di un miracolo. Gli investitori stranieri, se mai ci sono, vorranno prima vedere come recuperare il loro investimento e poi potranno soddisfare la domanda interna di petrolio e gas. Data la struttura finanziaria dei principali investitori nelle partite di scisto “di successo” nei super sviluppati Stati Uniti, potrebbero volerci molti, molti anni prima che questo avvenga. Dev'essere molto interessante analizzare le clausole scritte  molto sottili nei contratti per le garanzie richieste all'Argentina da parte degli investitori stranieri. Probabilmente nulla di nuovo: più debito contro non solo petrolio e gas futuri, ma anche altri preziosi beni naturali, come l'agricoltura, i minerali o la pesca.  

Niente di nuovo.







5 commenti:

  1. Da articoli come questi, sembra che la situazione stia degenerando molto più velocemente di quello che vogliono far credere i dati statistici disponibili sulle risorse energetiche.

    E c'è ancora chi crede che non esista nessun picco del petrolio!!!

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  2. Beh, quest'articolo vale per il Sudamerica "spagnolo", non per il Sudamerica tutto.
    Il Brasile (Sudamerica "portoghese") si trova in ben altra situazione al momento.
    Saluti,
    Mauro.

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  3. Il Brasile in questo momento si sta arrabattando attorno all'affare del petrolio off shore. Quello costoso, in mezzo al mare ed attraverso km di acqua e km di roccia e sale. Al momento pare ragionevole pensare che ne otterranno 30.000 bbl/giorno, a fronte di consumi di milioni di barili al giorno. Il miracolo brasiliano si dovrebbe situare al 2020 o forse un po più tardi. Vedremo.

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  4. Va anche detto che gli argentini hanno una concezione molto particolare del lavoro.
    Quanto agli investitori stranieri è più facile che vengano a investire in Italia (scherzo=, dopo l'affaire Repsol l'Argentina ha al collo un campanello da lebbrtoso... enon scherzo.

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  5. Questo scenario è molto interessante anche per la grande occasione a disposizione delle rinnovabili.

    Con una fame di energia del genere, entrambi i governi, cileno e argentino, dovrebbero spingere il più possibile su eolico e (dove possibile) solare, senza disdegnare anche possibili contributi marginali del geotermico che aiuterebbero ad alleggerire una situazione drammatica.

    Lo stanno facendo? Se sì, in che modo? E se no, perché?

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