Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


mercoledì 24 luglio 2013

Un mare di gas naturale?

Da “The Oil Crash" del 29 dicembre 2010. Traduzione di MR


 Di Antonio Turiel

Cari lettori,

in questi giorni molti lettori mi hanno consultato su una notizia apparsa recentemente nel quotidiano El País, dice quanto segue:


Le nuove scoperte fanno impennare le riserve e cambiano le regole del mercato 

Leggendo la notizia si ha l'impressione siano avvenute delle scoperte del tutto inaspettate di grandissime sacche di gas in determinate formazioni non convenzionali (vale a dire, che non hanno la stessa geologia dei giacimenti sfruttati fino ad ora o convenzionali) che fino ad ora erano inaccessibili e che ora sono stati aperti grazie a nuove tecniche, cambiando così completamente il panorama: gli Stati Uniti passano dall'essere importatori a esportatori di gas, ci sono molte buone prospettive in Europa (per cui la Russia perde il suo peso nel Vecchio Continente), altri paesi come l'Argentina riuscirebbero a risolvere i loro problemi di dipendenza dell'estero... Insomma, una rivoluzione molto positiva.

La notizia ha tre implicazioni principali:

  1. La produzione di gas aumenta enormemente, per cui si allontana il fantasma della scarsità di gas (il redattore de El País parla addirittura di quattro decenni).
  2. Il prezzo del gas si manterrà stabile durante questo periodo.
  3. Anche se la notizia non lo commenta, l'aumento di gas è un aspetto chiave per compensare l'ormai conclamato declino della produzione di petrolio convenzionale, visto che una buona parte del petrolio non convenzionale futuro deve provenire dalla conversione da gas a liquidi.

In realtà, nulla è buono come sembra, come abbiamo già detto su questo blog, soprattutto in alcune parti di un post di luglio, “Il picco del gas” e in alcuni commenti sparsi di altri post. Il gas non convenzionale proviene fondamentalmente da tre tipi di terreno: shale (o scisti), letti di carbone e sabbie bituminose. Secondo l'ultimo World Energy Outlook dell'Agenzia internazionale per l'Energia (International Energy Agency – IEA), le sabbie bituminose hanno un potenziale limitato, il metano del letto di carbone è, principalmente, una grande risorsa cinese e in misura minore degli Stati Uniti e l'opzione più alla portata di Stati Uniti ed Europa, mentre quella che spiega l'attuale abbondanza in Nord America è il gas da ardesia. Tuttavia, c'è una moltitudine di ma, in replica alle implicazioni citate sopra:

  1. Non è evidente che si stia producendo una tale abbondanza di gas negli Stati Uniti, visto che le cifre sono un po' contraffatte, come denuncia Dave Cohen. Tenendo conto che le curve di produzione di gas decadono più rapidamente di quanto modellizzato (esponenziale anziché iperbolico), in alcuni casi smettendo di essere sfruttabile economicamente solo in un paio d'anni, alcuni geologi affermano che le riserve sono gonfiate. Di fatto, le compagnie che sfruttano queste riserve hanno tutti gli incentivi per gonfiare le proprie riserve perché così il loro valore in borsa aumenta, con la speranza che vengano comprate dalle compagnie più grandi. La stessa IEA ha moderato il suo ottimismo sulla produzione di gas non convenzionale che del 2009 occupava un posto centrale, mentre nel 2010 si riconosce che la sua abbondanza comincerà a declinare dopo il 2011. 
  2. Il gas si vende a piedi (metri) cubi o per unità termiche equivalenti britanniche BTU (grosso modo, 1.000 piedi cubi di gas naturale equivalgono a un milione di BTU, MBTU). Al giorno d'oggi, il prezzo minimo per MTBU perché sia redditizio sfruttare il gas di shale è di 8$, mentre attualmente se ne stanno pagando circa 4. Pertanto, il prezzo del gas dovrebbe salire, e di molto, per poter sfruttare questa fonte su scala apprezzabile. A maggior abbondanza, dati i costi ambientali enormi dello sfruttamento delle ardesie (di cui abbiamo discusso nel “picco del gas") è possibile che il gas di shale non sia una fonte netta di energia, ma una perdita, per cui a lungo termine si dovrà vedere che non è economico sfruttare questo gas. 
  3. L'abbondanza di gas naturale, che se non si producono nuovi progressi tecnici ha tutta l'aria di durare pochi anni, non si potrà nemmeno usare per trasformarlo su grande scala in succedaneo del petrolio per mancanza di infrastruttura di liquefazione, che richiede un grande capitale e tempo per il suo sviluppo. 


Se ci pensate, la maggioranza dei link di questo post sono vecchi di molti mesi e potrei persino darvi dei link ad articoli di due o tre anni fa, seguendo la discussione su The Oil Drum sul tema. E' un tema che si discute attivamente, che lo scorso anno ha avuto un grande miglioramento grazie al WEO del 2009... Ed ora El País annuncia la buona nuova. Perché? Forse mancano gli investitori o il credere nei miracoli...


Saluti.
AMT

10 commenti:

  1. Il drogato vuole più dosi e di maggiore quantità.

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  2. Il popolo bue vive di bufale e i media di regime lo accontentano, no? D'altro canto raccontargli una verità scomodissima, come la fine del benessere economico come l'abbiamo conosciuto, al sistema di potere vigente non conviene, visto quanto è responsabile dell'impoverimento generalizzato delle popolazioni occidentali. Con quale faccia poi potrebbero continuare a imporre altra austerità con la scusa di favorire la ripresa?

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  3. In effetti il gas americano è in stallo dall'ultimo trimestre 2011 (Eia); i relativi rig sono precipitati ai livelli pre bolla. Ora è solo questione di tempo, e nient'altro.

    Ironia incredibile, mentre il presidente Obama autorizzava l'espansione dell'esportazione per liquefazione, questa attività evaporava in via definitiva. Negli ultimi mesi gli Usa hanno interrotto anche quel poco di spedizioni di NGL che operavano fino a poco tempo fa. Certe volte ho l'impressione che siamo tutti matti.

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  4. Funnily enough, this post is 2 years and a half old, but it still is valid today. On the contrary, many of the premises of the mainstream articles quoted have proven wrong.

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  5. Riflessione:
    L’anidride carbonica assorbita dalla piante equivale approssimativamente a quella emessa dai vulcani; quindi quella emessa dall'uomo con le sue attività, in parte si accumula nell'atmosfera e in parte viene assorbita dal mare, terreno ecc.

    Domanda:
    Perché i vulcani emettono anidride carbonica?

    Siccome non penso che nelle profondità del terreno ci sia ossigeno che si possa combinare con il carbonio, allora sarà il carbonio ad alta temperatura (nel magma) che combinandosi con l’ossigeno dell’aria, sviluppa anidride carbonica.

    Se l’anidride carbonica che si sviluppa nei vulcani è così grande che copre tutto l’assorbimento delle piante del mondo; vuol dire che di carbonio nel sottosuolo ce ne molto!

    Addirittura, nelle ere geologiche passate, quando l’attività dei vulcani era maggiore, l’aria aveva una concentrazione maggiore di CO2 e la temperatura era più alta e umida (foreste enormi coprivano le terre emerse).

    Siccome noi sappiamo che qualsiasi elemento chimico è stato creato dalla sintesi nucleare delle stelle, e siccome gli elementi leggeri venivano sintetizzati prima; essi sono più abbondanti.

    Siccome il carbonio è un elemento leggero, la sua presenza sulla terra dovrebbe essere molto maggiore di quella che noi constatiamo sulla crosta terrestre; quindi, la maggior parte del carbonio è sotto terra e viene portato sulla crosta terrestre dall'eruzione dei vulcani.

    A conferma dell’abbondanza del carbonio su qualsiasi pianeta, è il fatto che, molti pianeti più freddi della Terra, siano coperti da metano liquido o congelato (Metano: CH4).

    Quindi: Carbonio sotto forma di gas o di carbone, nel sottosuolo, ce ne dovrebbe essere un’enormità; prova ne sia, che si scoprono giacimenti di gas sempre più grandi.

    Se il gas non mancherà, allora ci resta da risolvere il problema dei cambiamenti climatici, roba da poco :-) .

    Eventuali commenti sono graditi.

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    1. Caro Alessandro, hai dedotto (immagino senza saperlo) una cosa che è nota in geologia da qualche decennio. Ovvero, si, i vulcani emettono CO2 per via di grandi quantità di carbonio in forma di carbonati presente a grande profondità; nel mantello. Questo carbonio profondo, tuttavia, non ha niente a che vedere con i giacimenti di idrocarburi che noi chiamiamo "combustibili" che si trovano soltanto in prossimità della superficie.

      Comunque, i carbonati sono molto abbondanti anche in superficie; probabilmente sono la forma di carbonio più comune. Per fortuna, non li si possono trasformare in idrocarburi se non a prezzo di spendere più energia di quanta non se ne possa ricavare.

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    2. Grazie per la delucidazione, non lo sapevo.

      Immagino, però, che anche una buona parte di questo carbonio sia combinato anche con l'idrogeno e formi i vari gas naturali dei quali intuisco che ci debba essere abbondanza (questo articolo che hai presentato ne è una prova).

      Mi chiedo, se le quantità di di gas naturale non siano veramente molto più grandi di quello che si era stimato fino adesso e se gia solo essi possano sostituire gli altri combustibili fossili come carbone e petrolio?

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    3. Eh.... sono stato sorpreso anch'io quando ho scoperto queste cose!

      Comunque, a proposito della tua domanta, non ci possono essere idrocarburi nel mantello, ovvero a grandissima profondità. E' semplicemente dovuto al principio di Archimede: se ci fosse metano nel mantello migrerebbe in superficie come le bollicine dello champagne.

      I carbonati, invece, sono liquidi o semi-liquidi alla temperatura del mantello, per cui ci possono stare dentro, almeno fino a che non si ritrovano nel cratere di un vulcano, dove si decompongono a formare CO2

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    4. Ugo Bardi: "se ci fosse metano nel mantello migrerebbe in superficie come le bollicine dello champagne. "

      Non dico che dobbiamo arrivare fino al mantello, anche perché difficilmente si riuscirebbero a scavare pozzi così profondi.

      Restando sulla crosta terrestre (spessore 30 km), è possibile che il metano si formi, oltre dalla decomposizione di materiale organico, anche da reazioni inorganiche.

      Se non fosse così, non si spiegherebbero eventuali pozzi dove materiale organico non poteva essercene (in base ai movimenti della crosta terrestre).

      Possibilmente ad alte pressioni e alte temperature esso potrebbe formarsi.
      Ricordiamoci che ad alte temperature, tutti gli elementi chimici tendono ad tornare allo stato elementare (come singoli atomi o molecole biatomiche), queste salendo, dalle parti profondità della Terra, potrebbero combinarsi.
      Per il carbonio è facile intuirne la presenza nelle parti alte del mantello, per l'idrogeno, non ho idea da quali sostanze potrebbe ottenersi.

      In genere, il gas si forma a profondità maggiori del petrolio (petrolio entro i 3 km, gas anche fino a 5 o 6 km), questo potrebbe significare che c'è molto ancora da sapere sulle reali riserve ivi presenti.

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