Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 28 luglio 2013

Più domande che risposte


Di Max Iacono
Da “The Frog that jumped out”. Traduzione di MR



Di Max Iacono

Riguardo al cambiamento climatico, al picco dell'energia (petrolio, gas e uranio) e ai limiti della crescita più in generale (o alternativamente riguardo alle “tre E” interconnesse di Energia, Economia e Ambiente - Energy, Economy and Environment -) ci sono chiaramente “più domande che risposte”. Ecco la top ten delle mia domande favorite che penso abbiano risposte inadeguate (anche se ce ne sono diverse altre): 


1. E' stato deciso – ma su quale base scientifica se non sul fatto che vari paesi hanno “concordato su questo” politicamente? - … che non dovremmo permettere alla temperatura media della Terra di salire oltre i 2°C rispetto al periodo preindustriale. Ma se 0,8°C stanno già scatenando un tale caos, osservabile e onnipresente, cosa porteranno i 2°C in più? Quando diciamo che i 2°C in più sono “accettabili”, sappiamo di cosa stiamo parlando? Ecco cosa succede dove vivo in questo momento. Ed altre storie simili abbondano in altre parti e luoghi nel mondo. 

2. Per evitare di salire oltre i 2°C non dovremmo emettere più di 600 miliardi di tonnellate di CO2 da ora al 2050 (dando per scontato che dopo il 2050 possiamo essere del tutto liberi dal carbonio). Riguardo a questo problema, vi prego di leggere il seguente e recente rapporto sul clima mondiale e i combustibili fossili fatto dal governo australiano. Al ritmo attuale di emissioni, siamo sulla strada buona per emettere tutte i 600 miliardi di tonnellate consentiti di carbonio nel 2028. Cosa succede dopo il 2050 o il 2028? Di quali tipi di energia si alimenterà il mondo? Quali attività umane saranno eliminate? O semplicemente GONFIEREMO quel limite e ci dirigeremo verso i 3, 4, 5 o 6°C in più?

3. L'energia rinnovabile è presumibilmente la risposta. Ma anche se l'energia rinnovabile potesse essere fatta decollare ad un ritmo per cui le credenze degli accattoni  l'energia fossile venissero rapidamente ritirate e la gran parte dell'attuale infrastruttura e delle installazioni (alcune delle quali costruite solo di recente) diventassero inutili e venissero stornate, che ne sarebbe degli usi energetici (e sono molto significativi) che non si appoggiano all'uso di elettricità? Per esempio, aerei o navi, camion o trattori, macchine per costruzioni pesanti o per l'estrazione mineraria e i molti altri usi che dipendono dal petrolio? Le navi, gli aerei e le macchine pesanti si fermeranno dopo il 2028? E tutti quei turisti che sfrecciano intorno al globo su flotte aeree sempre più grandi, se ne staranno tutti a casa? Per cortesia, leggete i post seguenti sul picco dell'energia e la non sostituibilità del petrolio con l'elettricità di Antonio Turiel qui, qui e qui. Potete invece trovare una sintesi relativa al recente libro “Il pianeta saccheggiato” di Ugo Bardi qui

4. La popolazione mondiale è previsto che raggiunga gli 8 o 9 (o 9,5) miliardi di persone nel 2050. I 2 miliardi di persone in più saranno estremamente povere o ci sarà più crescita economica alla quale potranno partecipare? E se sì, usando quale energia o quali altre risorse in esaurimento o a basso EROEI per alimentarla (per una spiegazione del EROEI, leggete per favore il post di Antonio Turiel sopra)? O forse ci sarà una massiccia redistribuzione della ricchezza? E come potrebbe mai essere accettata dato che ora la gente ricca e le multinazionali non sembrano nemmeno voler pagare la loro parte di tasse? La popolazione mondiale, secondo il recente rapporto dell'ONU potrà essere facilmente di 9,5 miliardi di persone. Ed ecco solo alcuni degli effetti probabili dell'aumento della popolazione umana.

5. E che ne sarà di tutti gli altri problemi ambientali come la deforestazione, lacidificazione degli oceani, la perdita di biodiversità ed ogni sorta di inquinamento tossico? Come verranno affrontati un po' più seriamente di adesso? E quando? Un recente sommario di come fare (quantomeno) una valutazione ambientale complessiva corretta si trova qui. Ma dopo aver fatto una valutazione corretta (forse esiste già), chi sarà poi a seguirla praticamente e come? 

6. Se la società mondiale, la sua economia e la sua politica, saranno completamente trasformate in qualcosa di più sostenibile (più sostenibile dell'attuale capitalismo di mercato neoliberale globalizzato), chi progetterà e realizzerà il programma di trasformazione o il processo e quando comincerà questo lavoro (o sarà come uno dei tanti “processi di pace” in corso adesso che tendono a durare per sempre e ad ottenere nulla ed i cui scopi sembrano essere principalmente foglie di fico, più che altro)? Esistono un sacco di buone idee ed analisi su come l'attuale economia globalizzata funziona in questo momento. Una si trova qui. Ed esistono anche un sacco di buone idee su come potrebbe essere trasformata l'attuale economia globalizzata e in cosa, che potrebbe essere più sostenibile. Una si trova qui. E un'altra, da una diversa prospettiva, si trova qui. Ed una terza qui. E ce ne sono anche molte altre. Ma la domanda chiave è chi deciderà quali di queste alternative dovrà essere perseguita e come verrà fatto? Fino ad ora, sembriamo piuttosto inchiodati al BAU (Business As Usual) o al massimo a cercare di convincere gli altri che per varie ragioni sono meno consapevoli che ci troviamo davvero in un bel casino, forse sperando che qualcosa che sia più all'altezza delle reali sfide pratiche comincerà ad accadere grazie a questo. 

7. E riguardo alle economie ed ai loro problemi, che ne dite del gigantesco e sconcertante debito che chi grandi paesi occidentali (e molte banche) hanno accumulato? Come ci confrontiamo con questo? Ci sarà una iper inflazione massiccia o, se no, cos'altro? Ci saranno più “salvataggi” in stile Cipro? Ecco un riassunto molto breve della situazione del debito italiano. C'è anche il timore che il “salvataggio” in stile Cipro in cui i depositi vengono confiscati possa diventare la normalità in futuro. Lo diventerà? E se sì, quali ne saranno gli effetti (vedete qui e qui)? Oppure, forse, uno o l'altro dei “Sogni Chimerici” (o incubi) descritti nell'articolo seguente (dicasi disastro ambientale) andrà avanti? 
8. Proveremo davvero ad attuare la decrescita e la contrazione economica e a spostarci verso economie più locali ed essenziali cosiddette “sostenibili”? Di nuovo, chi farà questo e quando comincerà il processo in tutto il mondo e sulla scala necessaria? Sarà un processo gestito o sarà il risultato di un collasso lento o massiccio ed improvviso? O forse di una serie di collassi minori? Ci sarà ancora “globalizzazione” e la spedizione di vari beni che potrebbero essere prodotti localmente da un lato all'altro del pianeta? E se la globalizzazione sarà eliminata o ridotta, come verrà presa una decisione tale e chi la attuerà? Alcuni pensano che la globalizzazione sia la risposta e qualcuno pensa invece che sia il problema. Per esempio, qui. Quale analisi è corretta e, in ogni caso, come verranno attuate le conclusioni? L'economia mondiale e la globalizzazione possono essere “gestite”?

9. Ci sarà anche uno sforzo per portare diminuire gradualmente il numero di esseri umani sul pianeta fino ad un numero ragionevole? Per esempio ai circa 2-2,5 miliardi di persone che c'erano 70 anni fa nel 1943, un terzo del numero odierno. In un articolo dal titolo “Riduzione Globale della Popolazione per Affrontare l'Inevitabile”, Il World Watch Institute dice che la popolazione non deve solo non crescere ulteriormente, ma deve essere ridotta drasticamente. E Paul Ehrlich dice cose analoghe qui. Chi deciderà di attuare un tale programma e come? E dove e quando sarà attuato e con quale sostegno politico e impegno?

10. Esiste già ogni sorta di buone analisi (e vengono costantemente migliorate, affinate e aggiornate) a proposito di: a) la natura e la realtà del/i problema/i di cambiamento climatico, picco dell'energia, limiti della crescita, capacità di carico del pianeta e dell'interazione delle tre E e... b) varie altre analisi specifiche delle diverse parti del problema e di CIO' CHE NON SI PUO' FARE, esistono a loro volta (Cioè che non possiamo continuare ad usare i combustibili fossili ed anche che non possiamo continuare a fare diverse altre cose che attualmente facciamo). Sfortunatamente esistono sempre meno analisi e descrizioni specifiche di COSA INVECE DOVREMMO FARE e – più importante – come e chi dovrebbe farlo a a partire da quando. Cioè: a) come dovrebbe essere una nuova società mondiale che sia sostenibile (realmente e non solo come finzione o qualche tipo di ossimoro) in termini specifici, piuttosto che generici - e, più importante, b) come e con quali misure, politiche e programmi, attuati da chi e a partire da quando (e completati quando) potremmo trasformare l'attuale società umana sul pianeta Terra in una nuova società “sostenibile”. Quando comincerà questo processo seriamente e in maniera complessiva?


Se avessi le risposte a tutte (o anche solo ad alcune) delle domande qui sopra, meriterei di sicuro il Premio Nobel per la Pace per aver Salvato il Pianeta o perlomeno la Biosfera o la Razza Umana. Essendo tutti chiaramente non solo obbiettivi Nobili, ma anche degni del Premio Nobel. Ma visto che io non ho le risposte, forse qualcun altro può farsi avanti e rivendicare l'ambito premio? O la risposta sta nell'eliminare anche i Premi Nobel (quando il raggiungimento di molti degli Obbiettivi di Sviluppo del Millennio - Millennium Developement Goals  MDG – è fallito, l'obbiettivo è stato semplicemente spostato in avanti)? Nel qual caso, una petizione veloce mandata sia a Oslo sia a Stoccolma potrebbe facilmente essere il trucco per il quale potremmo tornare tutti al BAU e aspettare e vedere  semplicemente cosa accade. 


12 commenti:

  1. ...Tutte queste domande sottintendono una rispost globale, organizzata,almeno un po condivisa e democratica, sviluppata nel corso dei decenni..Tutti gli indicatori invece propendono per esattamente il contrario ...Il punto e che una volta collssato completamente gli stati centrali welfaristi, secondi me molti preferiranno spendere le proprie risorse equivalenti per mettere l auto a metano o mettere in sicurezza la propria fornitura di energia elettrica, anche con rinnovabili, anche su scala regionale, piuttosto che pagare la maestra per insegnare a leggere e scrivere quando con molto tempo libero si puo fare benissimo da soli, piuttosto che spendere 80000 per curare la neoplasia di turno...I pannelli fotovoltaici invece non si possono fare da soli...Scommetto i miei 2 cent su niente tredicesime quest autunno nel pubblico ed almeno l equivalente di una mensilita nel 2014...Piccolo non e bello ma e il meno peggio visto non riformabilita di chtoulu,oggi.

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  2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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    1. > Prendere a pugni imam, rabbini e preti e le loro cuniculari e sciagurate teorie da zootecnia umana intensiva.

      Vedo che l'idea ha avuto successo.
      In realtà i mestieranti delle anime sono gli apologeti della crescita demografica. Il resto lo fanno con zelo le greggi di bipedi che hanno messo il cervello all'ammasso.

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  3. Molto semplicemente non ci sono possibilità che l'umanità si salvi nei termini in cui la conosciamo ora. Non sappiamo quando (altra domanda) ma passeremo da un collasso globale.

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  4. Mi piace quest'articolo, mi piace l'onestà con cui si ammette che su certi argomenti le domande sopravanzano di parecchi gradini le risposte. Io ne aggiungerei altre dieci, altre cinquanta volendo.
    Visto che tra molti di coloro che seguono questo blog c'è tutto un fremere di colasso globale, apocalisse, la pioggia di fuoco e le cavallette, io comincerei a chiedermi nel dettaglio cosa comporterebbe un esaurimento delle risorse energetiche, ad esempio, nel settore agricolo, che è il cardine delle civiltà moderne occidentali. Mi chiederei quindi cosa accadrebbe nel nostro paese, per cominciare, che solo per muovere le trattrici consuma 2,4 milioni di tonnellate di gasolio all'anno, se i prezzi del petrolio cominciassero a salire (e non prendo in considerazione i consumi legati al pompaggio idraulico, ai fertilizzanti e ai pesticidi, solo perché non ho trovato dati, ma di sicuro coprono insieme una fetta maggiore del consumo per autotrazione). Mi chiederei poi cosa accadrebbe nel commercio internazionale, viso che l'Italia produce, se non ricordo male, attorno al 55% del suo fabbisogno di cereali, il resto lo importa. Poi amplierei l'osservazione - e la strizza - osservando i maggiori produttori mondiali di cereali (per il frumento: la Cina, l'India e gli Stati Uniti), e mi chiederei anche per loro quant'è il consumo di petrolio nel settore agricolo, e cosa significherebbe, in termini di penalizzazione della resa, una minore disponibilità di fonti fossili.

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    1. Quelle sull'approvvigionamento alimentare in Italia sono domande che mettono i brividi. Più in generale, il Global Footprint Network ha elaborato questo grafico (aggiornato solo al 2009, per ora): http://www.footprintnetwork.org/images/trends/2013/2013_italy.png

      Raccapricciante rendersi conto di quanto viviamo al di sopra delle nostre possibilità, anche se ultimamente, credo soprattutto grazie alla crisi, ci stiamo lentamente ridimensionando (o almeno questo sembra il trend)

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    2. Queste notizie sono risapute per chi come noi si interessa dei rapporti risorse naturali/civiltà, quello che mi sembra manchi in ambito accademico è un maggior approfondimento sulla questione di cui parlo sopra, ad esempio modelli di impatto per i vari settori produttivi in relazione a carenze energetiche e/o materiale di risorse fossili.
      Personalmente sono un po' cinico, penso che come animali siamo predisposti a "spremere la vacca finché c'è latte" (o per essere meno grezzi, a sfruttare al meglio la nostra/e nicchia ecologica) e non sia nelle nostre corde risparmiarci in questo senso. La crisi economica, da quanto mi è dato sapere, passerà (perché, almeno quella europea, è sistemica, riguarda l'ordinamento monetario stabilito tra gli stati, anche se vedo che molti in questo blog non la pensano così) e torneremo a fare man bassa di ciò che considereremo necessario.

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  5. ..Gli Stati Uniti consumano il doppio di un europeo medio, ed il sud ovest come suoli e clima ed approvigionamento idrico è messo male, ma sostenibilità è una carbon footprint estesa fratto carrying capacity, ed anche la lora carryng capacity è notevole, se solo si spostassero esclusivamente in treno e smettessero di costruire casi di cartone, cose che cmq potranna sempre fare...Invece la carryng capacity delle zone aride, vedi Egitto e non solo, ma anche quella delle zone tropicali umide( od ex umide) in via di disboscamento, vedi Brasile od indonesia, è in rapido deterioramento...Non tutti i suoli permettono una agricoltura stabile od anche la coltivazione di alberi...Questo secondo me si dice poco...All'interno dei tropici l'agricoltura dovrebbe essere vietata e la densità demografica portata a livello preagricolo...Intanto sarei contentissimo se l' Europa bannasse l'olio di palma, non tanto per interferenza coi nostri biocombustibili, un pochino di piu per la pessima qualità alimentare, (con la buona pace degli amanti delle merendine del mulino bianco e non solo), molto di piu per dare un colpo di grazie alla deforestazione nelle zone tropicali per la coltivazione delle palme da olio...Senza quel pazzo di hitler , o se fosse stato meno pazzo, avremmo avuto una europa unita dalla Manica agli Urali ed oltre, se solo avesse lasciato in pace quell'isola piovosa dove l'unico frutto maturo che hanno sono le mele cotte...( De Chateaubriand ), e forse oggi e soprattutto domani staremmo tutti un po meno male avendo capacità di assumere decisioni forse imposte ma decisioni vere...

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  6. Hitler aveva già capito che la stessa Germania iperpopolata non avrebbe potuto reggere i suoi consumi se non con le esportazioni
    (suo il motto Exportieren oder sterben! (esportare o morire!) Quella dell'esportazione era già ed è un'esternalizzaione di un problema.

    Purtroppo l'Europa è responsabile di vari genocidi (popolazioni amerinde, aborigeni, l'esportazione del modello in Africa che la sta conducendo al collasso ecologico) tramite migrazioni proprio perché superpopolata rispetto alle risorse producibili localmente.

    Armi acciaio e malattie... osservava Jared Diamond.

    Il problema della bomba demografica non sarà mai risolto a mio avviso e porterà homo all'estinzione, nell'esprimento reale di una gigantesca, planetaria piastra di Petri.
    In quanto per centinaia di migliaia di generazioni si sono selezionati solo i più riproduttivisti e l'atteggiamento del figliare più possibile è quello forse più istintivo, quando non mediato culturalmente e ambientalmente.
    Non solo, vale il paradosso Maori per cui le popolazioni più demograficamente violente invadono culture più stabili, meno aggressive (anche ecologicamente) e le fanno fuori.

    Probabilmente la maggior parte delle domande richiederebbero sceltae piuttosto impopolari e antidemagogiche per essere risolte e per questo non avranno mai una qualche soluzione.
    Il problema delle antipolitiche "demagogicamente democratiche" è già stato affrontato qui (v. Javier Perez e Jorgen Anders).

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  7. Per chi vuole leggere l'articolo sui "Sogni Chimerici" menzionato nel post lo puo' trovare qui :

    http://www.huffingtonpost.com/pepe-escobar/obama-xi-jinping-meeting_b_3471923.html

    (il link nel post e' sbagliato)

    ...e "Chimerica" si riferisce ad un "unione" di China and America....cioe le due economie sono in un certo senso sempre' piu' inseparabili gemelli Siamesi....ma i "sogni di ciascuna" sono molto diversi e quindi "sogni chimerici" in italiano or chimeric dreams in inglese....

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  8. Ragazzi, scusate, ma ho eliminato il commento in cui si proponeva di uccidere preti, imam e simili. Capisco che andava inteso come un'iperbole e non come una minaccia, ma ci sono già troppe proposte in giro di ammazzare questi o quelli. Per favore, evitate questo tipo di cose nel futuro.

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    1. Sono assolutamente d'accordo. Ci avevo anche pensato ma poi ho lasciato perdere. Inoltre credo che sia anche inutile cercare capri espiatori e molto più utile lavorare insieme a chiunque abbia almeno un po' di voglia di cambiare, cercando con tutti dei punti in comune. Che siano preti o anarchici, perché abbiamo bisogno di tutti e tutti possiamo migliorare e cambiare.

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