Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


mercoledì 10 luglio 2013

Perché il carbone se ne deve andare



Da “The frog that jumped out”. Traduzione di MR


Testo originariamente pubblicato su Climate Spectator il 21 giugno 2013: http://www.businessspectator.com.au/climate"


Di Ian Dunlop

L'Australia si è svegliata, in ritardo, rispetto alle implicazioni del bilancio del carbonio, anche se il concetto ha aleggiato per anni. Semplicemente, se l'aumento delle temperature globali risultanti dalle emissioni di carbonio umane dev'essere contenuto ad un livello che preverrà un cambiamento climatico pericoloso, il mondo, d'ora in avanti, si può permettere di emettere solo una quantità limitata di gas serra. Secondo la scienza più recente, quel limite sarà superato se bruciamo più del 20% delle riserve di carbone, petrolio e gas di cui siamo a conoscenza. Ciò è confermato nei recenti rapporti della International Energy Agency (IEA) e della Commissione Australiana per il Clima.

All'attuale ritmo di emissioni, il budget mondiale finisce in 20 anni e quello australiano, in quanto uno dei maggiori emettitori di carbonio pro capite, finisce in 5 anni. Le grandi aziende del carbone, come membri del Consiglio delle Aziende Energetiche della IEA, sono ben consapevoli di tutte queste implicazioni.

Il budget di carbonio è la base delle campagne attuali, condotte da organizzazioni come Greenpeace e 350.org di Bill McKibben, per assicurarsi che quel budget non venga superato, in parte fermando l'espansione delle esportazioni di carbone dell'Australia.

Recentemente, l'Amministratore Delegato dell'Associazione Australiana del Carbone, il dott. Nikki Willliams, ha reagito contro tali “ecoattivisti” che sono “spinti ideologicamente a distruggere l'industria del carbone australiana ma non hanno nessuna soluzione tecnica commercialmente affidabile o che ci possiamo permettere al cambiamento climatico globale”, continuando a giustificare la continua espansione dell'industria.

Successivamente, commentando l'ultimo rapporto della Commissione sul Clima, l'Amministratore Delegato del Consiglio dei Minerali, Mitch Hooke, opinava che il rapporto, nel “richiedere la fine dell'industria australiana del carbone supera il limite passando da analisi scientifica a campagna ambientale”.

Gli attivisti giocano un ruolo vitale nell'allertare la società sui problemi cruciali che l'establishment potrebbe volere deliberatamente evitare. Ma oltre agli attivisti, molti più australiani sono preoccupati dalla necessità di un'azione seria per affrontare il cambiamento climatico. Così, agli argomenti dell'industria mineraria è garantita una risposta ampia.

Ogni valutazione bilanciata del rischio della scienza del clima più recente e la prova del riscaldamento in tutto il mondo, accetta che gli eventi stanno accelerando molto più rapidamente di quanto previsto. Ora c'è un forte rischio che la nostra inazione si stia chiudendo su conseguenze catastrofiche; la sfida è di gran lunga più grande e più urgente di quanto riconosciuto ufficialmente.

Le prove del cambiamento climatico e dell'accelerazione degli eventi atmosferici estremi suggeriscono che il mondo sia prossimo al superamento dei punti di non ritorno climatici nell'Artico, in Antartico e altrove. La dottoressa Williams respinge scherzando tali preoccupazioni: “--- l'ultima volta che ci ho guardato, l'Artico era ancora lì---”. Essa avrebbe dovuto aggiungere che l'Artico si sta scaldando di 3-4°C più rapidamente della media globale e che è stato perso l'80% del volume del ghiaccio marino Artico dal 1979, metà del quale negli ultimi 7 anni.

Con le attuali tendenze, l'Artico sarà probabilmente libero dai ghiacci in estate dal 2015 e in inverno dal 2030. La fusione della calotta glaciale della Groenlandia sembra accelerare in modo esponenziale, cosa che, se confermata, potrebbe portare ad un aumento del livello del mare di 5 metri in questo secolo. La calotta glaciale dell'Antartico Occidentale si sta riscaldando più rapidamente di qualsiasi altro luogo sulla Terra. Niente di tutto questo era previsto che accadesse fino a dopo il 2010.

Questi cambiamenti potrebbero sembrare lontani dall'Australia, ma hanno un impatto enorme nel sistema climatico globale, sull'aumento del livello del mare e quindi un impatto diretto su di noi. La scienza ha indicato chiaramente le emissioni umane di carbonio come causa principale. Nonostante anni di negoziati, nulla è stato fatto per ridurre le emissioni, che stanno accelerando in linea con gli scenari peggiori. Nonostante la propaganda di Mike Hooke, le soluzioni 'ufficiali', come la cattura e lo stoccaggio del carbonio e la tecnologia del carbone pulito, non funzionano ed anche se funzionassero, ci vorrebbero decenni perché possano avere effetto, tempo che non abbiamo più.

Le attuali politiche climatiche, compreso il nostro pacchetto Futuro con Energie Pulite, se pienamente attuato, risulterebbe in un aumento medio di 4-6°C di riscaldamento rispetto alle condizioni preindustriali, con l'Artico che vedrebbe un aumento di 9-12°C di riscaldamento regionale - di gran lunga oltre l'obbiettivo ufficiale di +2°C – peggiorando una situazione già molto pericolosa.

Ciò risulterebbe in un mondo di un miliardo di persone, non gli attuali 7 miliardi, come morte e distruzione seguite da una combinazione di stress termico, disastri da meteo estremo in aumento, aumento del livello del mare, malattie, scarsità di acqua e cibo con conseguenti disordini sociali e conflitto. L'Australia sarà duramente colpita, probabilmente con un grande declino della popolazione, a meno che le riduzioni di emissione vengano accelerate.

Tuttavia, nonostante il limite del 20% sulla combustione delle riserve provate mondiali di combustibili fossili se si vuole evitare un cambiamento climatico catastrofico, nel 2025, l'industria australiana del carbone sta pianificando più di un raddoppio delle esportazioni e l'industria del gas di quadruplicare le esportazioni di gas, il che ci renderebbe uno dei primi cinque emettitori, esportazioni comprese.

I cinesi, gli indiani ed altri partner commerciali sono sulla strada di abbandonare rapidamente un futuro al alto tasso di carbonio. Se le nostre attuali politiche di espansione vengono attuate, lasceranno l'Australia con un mucchio di attività bloccate in miniere, porti e ferrovie entro il decennio, sprecando fondi che dovrebbero essere spesi per sviluppare soluzioni ad emissioni di carbonio zero.

Questa è la prima parte di un'analisi in due parti. La parte seconda verrà pubblicata lunedì mattina. 

Ian Dunlop è un ex dirigente internazionale dell'industria del petrolio, del gas e del carbone. E' stato presidente dell'Australian Coal Association nel 1987-88, presidente dell'Australian Greenhouse Office Experts Group on Emissions Trading dal 1998 al 2000 ed è stato Amministratore Delegato dell'Australian Institute of Company Directors dal 1997 al 2001.


Per approfondire: http://www.businessspectator.com.au/article/2013/6/21/science-environment/why-coal-has-go#ixzz2XK4UTpOv

1 commento:

  1. ma che siete pazzi? Volete che l'uomo rinunci allo spirito di avventura, alla Divina Provvidenza perchè qualcheduno con un pò di sale in zucca fa degli avvertimenti prudenti. Siete degli inguaribili sognatori pieni di fiducia nel prossimo e non vi rendete conto che l'unica cosa che lo anima è il tornaconto. Nel post vengono richieste chiaramente soluzioni per continuare il BAU petrolifero in mancanza delle quali siete pregati di farvi da parte. Quindi o trovate forme nuove di energia o le cose rimangono come sono. Se poi verrà l'estinzione, chi se ne frega. Quell'insano senso di forza che dà l'avventura è ciò che ha fatto l'uomo grande e non ci si rinuncia per le paure di spenti uomini di scienza. Quindi lancia in resta o meglio piede pigiato sull'accelleratore e via verso lo sconosciuto ed affascinante destino. Costi quel che costi.

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