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venerdì 19 luglio 2013

La mela senza il baco



Agli architetti, spetta la responsabilità di aver fatto non pochi danni a questo povero pianeta, coprendo di cemento una frazione non trascurabile delle terre emerse (e, incidentalmente, principalmente delle terre migliori).

Lo tsunami di cemento armato che si è abbattuto su di noi continua a imperversare anche se, per fortuna, sembra mostrare qualche vago accenno di esaurimento. Perlomeno, alcuni architetti hanno capito che non è quello il modo di costruire gli edifici.

Fra questi architetti illuminati, c'è Anna Conti, fiorentina, che ha pubblicato recentemente il libro "La Mela senza il Baco." E' una visione originale e a tutto campo dei problemi che abbiamo: architettura, economia, rifiuti, energia e persino religione. Il libro risulta particolarmente efficace quando Anna Conti si occupa del suo campo specifico, quello dell'architettura. Sentite cosa scrive a proposito del cemento armato:

Concepito come un surrogato a basso costo della pietra o dell'argilla il cemento armato è un nn materiale che non si ricicla se non eventualmente per produrre altro orrore di cemento armato, desertificatore del territorio come dell'animo umano. E' uno dei segni macroscopici generalizzati della costruzione destinata a durare poco; il cemento armato ha bisogno di manutenzione già dopo dieci anni e nello stesso tempo è stato, e purtroppo è, uno degli strumenti di inquinamento e distruzione che ha divorato milioni di ettari di terreno anche delle zone più "pregiate" del pianeta, facendo vittime su vittime a ogni scossa di terremoto. Contro ogni logica, inclusa quella economica, stiamo perpetrando un suicidio estetico e ambientale.

Ce ne vorrebbero tanti di architetti così; purtroppo il danno è stato ormai fatto. Anche se lo tsunami di cemento si ritirerà, si lascerà dietro un paesaggio devastato, proprio come succede con gli tsunami oceanici.


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