Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 30 luglio 2013

Il crollo intermittente dell'Impero Romano

Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di MR

Ho definito la tendenza di alcuni sistemi a collassare dopo aver raggiunto il picco il “Dirupo di Seneca”. Qui parto da alcune considerazioni sul fatto che il collasso possa essere un processo morbido o irregolare che potremmo definire come graduale o intermittente. Prendo l'Impero Romano come esempio, mostrando che esso, di fatto, è declinato molto più rapidamente di quanto non abbia impiegato per crescere. Ma il declino è stato sicuramente tutt'altro che morbido. 

di Ugo Bardi

L'idea di un collasso imminente della nostra civiltà è già abbastanza brutta di per sé, ma ha questo piccolo sviluppo imprevisto nel fatto che il collasso può essere accelerato da ciò che ho chiamato il “Dirupo di Seneca”, dalle parole del Filosofo Romano che per primo ha notato che, “La fortuna è lenta, ma la rovina è veloce”. Il concetto del Dirupo di Seneca sembra avere guadagnato un po' di forza nel Web e molte persone lo stanno discutendo. Di recente, ho trovato un interessante commento di Jason Heppenstall su questo punto sul suo blog “22 billion energy slaves” (22 miliardi di schiavi energetici) che riassume il dibattito come:

”Dalla parte del collasso rapido ci sono quelli come Dmitry Orlov (che basa le sue valutazioni sulla propria esperienza nel vedere l'URRS implodere) ed Ugo Bardi, che si aspetta un declino tipo 'Dirupo di Seneca'. James Kunstler, Michael Ruppert e un bel numero di altri può essere aggiunto allo schieramento del collasso rapido.

In confronto, quelli come John Michael Greer calcolano che ci troviamo di fronte a un'era estenuante di declino terminale punteggiata da gravi crisi che, al momento, sembreranno molto dure a tutti coloro che ne saranno coinvolti, ma che cederanno il passo ad un plateau di relativa stabilità, sebbene ad un livello inferiore di flusso di energia”. 

A dire la verità le due posizioni potrebbero non trovarsi in un così radicale disaccordo fra loro come vengono descritte. L'idea del collasso rapido (alla Seneca) non significa necessariamente che il collasso sarà continuo. Il modello che descrive l'Effetto Seneca da quel tipo di risultato, ma i modelli sono, come sempre, solo delle approssimazioni. Il mondo reale potrebbe seguire la curva in una serie di “asperità” che daranno l'impressione di un certo recupero alle persone che vivranno il doloroso periodo del declino. 

Così, il collasso potrebbe ben essere “punteggiato”: una serie di periodi di temporanea stabilità separati da collassi severi. Ma potrebbe comunque essere molto più rapido di quanto lo sia stata la crescita precedente. Ho discusso questo punto nel mio primo post sull'Effetto Seneca, ma lasciate che ritorni sul tema e che prenda in considerazione uno dei casi meglio conosciuti di collasso: quello dell'Impero Romano. 

Per prima cosa, alcune considerazioni qualitative. La fondazione di Roma risale al 753 AC, mentre la fine dell'Impero d'Occidente viene di solito indicata nel 476 DC, con la detronizzazione dell'ultimo Imperatore d'Occidente, Romolo Augustolo. Ora, fra queste due date, un arco temporale di oltre 1.200 anni, l'Impero ha raggiunto un picco. Quando è successo?

La risposta dipende da quale parametro consideriamo, ma sembra chiaro che, a prescindere dalla scelta che facciamo, il picco non è stato a metà strada – è stato molto più tardi. L'Impero era ancora forte e potente durante il secondo secolo DC e possiamo prendere l'era dell'Imperatore Traiano come quella del “picco dell'Impero” (morto nel 117 DC). Potremmo anche notare che fino ai tempi dell'Imperatore Marco Aurelio (che è morto nel 180 DC), l'impero non mostrava segni evidenti di debolezza, quindi possiamo considerare il picco come avvenuto a metà del secondo secolo DC. Alla fine, la data esatta non ha importanza: l'Impero ha impiegato circa 900 anni per giungere dalla fondazione di Roma al picco del secondo secolo DC. Quindi, ci sono voluti soltanto 400 anni – probabilmente di meno – perché l'Impero scomparisse. Un collasso asimmetrico in effetti, alla Seneca. 

Abbiamo anche alcuni dati quantitativi sul ciclo dell'Impero. Per esempio, guardate questa immagine da Wikipedia.

La figura fa vedere la dimensione dell'esercito Romano lungo l'arco di tempo di esistenza dell'Impero. Con tutte le incertezze del caso, anche questa immagine mostra una tipica forma “Seneca” sia per l'Impero d'Occidente si per quello d'Oriente. Il declino è più rapido della crescita, davvero. 

Ci sono altri indicatori che possiamo considerare sul collasso dell'Impero Romano. In molti casi, non abbiamo dati sufficienti per dire molto, ma in alcuni possiamo dire che il collasso fu, davvero, improvviso. Per esempio, potete dare un'occhiata ad una immagine famosa dal libro di Joseph Tainter “Il Collasso delle Società Complesse”.


La figura mostra il contenuto d'argento di un “denarius” Romano, che nel terzo secolo DC è diventato puro rame. Notate come il declino comincia lento ma poi continua sempre più rapido. Seneca stesso avrebbe capito questo fenomeno molto bene. 

Così, l'Impero Romano sembra che sia stato colpito da un “collasso di Seneca” e questo ci dice che il verificarsi di questo tipo di rapido declino possa essere un tratto comune delle entità che noi chiamiamo “civiltà” o “imperi”. 

E' anche vero, tuttavia, che il collasso Romano è stato lungi dall'essere morbido. Ha attraversato periodi di apparente stabilità, interrotti da periodi di declino estremamente rapido. I cronisti dell'epoca hanno descritto questi periodi di crisi, ma nessuno di loro sembra aver collegato i puntini: non hanno mai visto che ogni crisi era collegata con la precedente e che una portava alla successiva. Il collasso intermittente è stato invisibile per gli antichi Romani, proprio come lo è per noi oggi. 








11 commenti:

  1. Vero quello che dice sul collasso a sbalzi dell'Impero Romano, ma i momentanei arresti furono dovuto all'azione di uomini fuori dal comune.

    Esistono nell'Occidente di oggi uomini simili?
    Non ne vedo. Forse son solo cieco io.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. non sei cieco, è che uomini e politici fuori dal comune non ci sono proprio. Sono (quasi) tutti impegnati a salvarsi le poltrone e a depredare il Paese. Poveri noi!!

      Elimina
  2. io mi aspetto che sara' molto + veloce e + drammatico, per la velocita' delle comunicazioni e l'interdipendenza (o dipendenza) delle societa' attuali. E + drammatico perche' quanti saranno in grado di darsi all'agricoltura autarchica per la sopravvivenza? La speranza per chi ce la fara' e' un neofeudalesimo molto decentralizzato e decrescista (che potrebbe anche essere qualcosa di molto meglio dell'EURSS e dell'itaglia che ci ritroviamo tra capo e collo, come meglio per chi ci ha vissuto direi che e' stato il medioevo rispetto al tardo impero)

    RispondiElimina
  3. Bello e interessante. Sembra che il dirupo di Seneca sia fatto da gradoni alti con pedata piuttosto stretta. Durissimi da scendere.
    E sembra che gli umani abbiano così poca memoria che vedono solo le occasionali e sempre più strette pedate senza mai alzare lo sguardo al gradone. Tutti figli di Penelope.
    In "Anni senza Fine" di Simak, l'uomo nuovo Joe (un solitario che vive più di mille anni, dotato di enormi poteri mentali) gioca con le formiche e comprendendo che, pur intelligenti, lavoratrici e capaci di grandissime opere, dimenticavano tutto il loro know how durante l'inverno, pone una campana di vetro su un formicaio in modo da risolvere il problema dell'inverno e del letargo, lasciando anche dei carrettini adatti alla forma delle formiche. In dieci anni le formiche comprendono l'uso dei carrettini e poi si impadroniscono di altre tecnologie, evolvendo in una civiltà modernissima (per un certo periodo governeranno il Pianeta). Il libro finisce però con un automa che pesta un formicaio vuoto.
    Grazie professore per questo interessantissimo articolo che direi faccia il paio con quello su Galla Placidia.

    RispondiElimina
  4. ...Ovviamente il crollo dell'Impero romano forse, e dico forse, avrà una dinamica simile al crollo della società dei combustibili fossili (magari fosse solo del petrolitico), ma l'escursione della caduta sarà molto diversa perchè molto superiore il livello di energia e quindi forse anche di complessità sociale che abbiamo drenato dalla Terra,, anche se a vedere qui siamo piccolissimi... http://it.wikipedia.org/wiki/Scala_di_Karda%C5%A1%C3%ABv

    RispondiElimina
  5. Prof. scusi l'off topic..
    lei sa mica niente della Debora Billi? non scrive da settimane..
    grazie!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si, mi ero preoccupato anch'io che fosse stata ghermita dai demoni petroliferi. Le ho telefonato, è viva e vegeta e mi dice che al momento si sta occupando di altre cose e si è presa una vacanza dal blog petrolifero. La capisco; ogni tanto dobbiamo tutti cambiare.

      Elimina
  6. grazie! l'importante è che sia tutto ok ;)
    saluti.

    RispondiElimina
  7. Grazie Ugo.
    Questo è un luogo eccellente, ancora una volta.
    Mi è piaciuta molto anche la posizione di decrescita demolitoria del tumore edilizia letta su Il Fatto Quotidiano.

    RispondiElimina
  8. A costuire una casa ci vogliono diverse settimane o mesi, poi se non la si manutenziona, prima o poi inizia a cedere, i cedimenti si allargano, poi avvengono vari crolli piu' o meno importanti. Abbiamo quindi un bel rudere, sarebba a dire il reesiduo a energia intrinseca piu'bassa e piu' stabile della struttura.
    Per quanto riguarda un organismo, quale credo siano le societa', se a cedere sono il sistema immunitario e quello rigenerativo dei tessuti, la catastrofe puo' essere estremamente rapida, molto piu' rapida di una struttura inanimata.

    RispondiElimina
  9. Immagino che durante le pause del rapido declino, gli antichi romani cominciassero a dire "Vediamo la luce alla fine del tunnel, presto comincerà la ripresa, dovremo ricominciare a crescere"....

    RispondiElimina