Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 29 giugno 2013

Dieta a base di insetti

Da “The Oil Crash”. Traduzione di MR


“Le specialità di oggi sono: insalata di licheni, antipasti di scarafaggi e del topo arrosto”. “Quegli allarmisti degli ambientalisti dicevano che sarebbero rimasti solo gli scarafaggi”. 

Di Antonio Turiel

Cari lettori,

pochi giorni fa ho potuto verificare intorno a me alcune strane reazioni, persino adirate, dopo che sono uscite certe notizie che contengono raccomandazioni un pochino sorprendenti da parte delle Nazioni Unite rispetto al tema dell'alimentazione umana, notizie diffuse dall'organizzazione che si dedica ad affrontare queste questioni, la FAO. Di fatto, se appena un paio di settimane fa la FAO lodava le eccellenze di una dieta basata sugli insetti per fornire proteine agli uomini, il giorno dopo ci veniva proposta una nuova delicatezza marina: le meduse.

Non sono stati pochi i commenti scherzosi che ridicolizzano queste proposte della FAO. Poca gente ha approfondito il problema per comprendere il perché di questi annunci tanto altisonanti e, apparentemente, fuori tempo e misura da punto di vista dell'Occidente. Tali messaggi, tuttavia, sono sintomatici di dove ci troviamo, verso dove stiamo andando e, soprattutto, dove possiamo arrivare se non cambiamo in tempo.

Vale la pena ricordare che stiamo soffrendo la terza crisi alimentare globale in quattro anni, propiziata in grande misura dalla dipendenza degli sfruttamenti agricoli occidentali dai combustibili fossili. Il professore David Pimentel, dell'Università di Cornell, ci ricorda spesso che per ogni caloria che arriva nel piatto di un occidentale se ne sono consumate 10 di combustibili fossili sotto forma di fertilizzanti, pesticidi e di energia usata per far muovere le macchine agricole, il trasporto degli alimenti e il mantenimento della catena del fresco e della conservazione. La produttività della terra nei paesi occidentali è molto alta, questo è sicuro, ma lo è grazie all'uso intensivo di macchine e prodotti chimici, senza di essi si abbasserebbe in modo radicale. Il fatto è che la FAO ha fatto ripetuti richiami di allarme sui bassi livelli delle riserve di grano e di alimenti in generale senza che si sia prodotta una concertazione internazionale apprezzabile, presi come sono gli occidentali con la crisi economica.

Due anni fa, analizzavamo in profondità come il grado di dipendenza dagli alimenti importati dei paesi del Nord Africa fosse uno dei fattori chiave che spiegavano l'esplosione delle rivolte conosciute come la Primavera Araba. Oggi, due anni più tardi, le condizioni che hanno dato luogo a quelle esplosioni di gennaio e febbraio 2011 si riproducono, con alcuni paesi come l'Egitto che si addentrano più profondamente e rapidamente nel caos, al di là delle speranze riposte nei nuovi governanti. La cosa certa è che l'Egitto ha smesso di essere un esportatore netto di petrolio ed è diventato un importatore proprio nel 2011 e, senza le ragalìe del petrolio, l'Egitto non può pagare per gli alimenti che ha necessità di importare. Pertanto si ritrova in un dilemma crudele: o restringe l'accesso della propria industria e della propria popolazione al petrolio o non mangia. Ed ora si muove sul filo del rasoio, fra l'esportare e il non esportare.




Altri paesi come la Tunisia ottengono un finanziamento sufficiente grazie agli introiti del turismo, ma si possono anticipare nuove esplosioni in paesi la cui industria principale è la produzione di petrolio e che difficilmente potrebbero adattarsi a perdere tale fonte di introiti. Uno dei più minacciati da una instabilità per niente lontana è l'Algeria, paese che solo 20 anni fa ha sofferto una sanguinosa guerra civile sponsorizzata dall'occidente. La produzione di petrolio dell'Algeria sta crollando in modo allarmante, con molti annunci di problemi molto gravi per le esportazioni e, come avviene in molti paesi, un'incapacità politica di accettare che la produzione di petrolio ormai può solo diminuire.



Una rivolta di grandi dimensioni in Algeria può portare molta instabilità nella regione, soprattutto fra i paesi confinanti, oltre a tagliare le due vie principali di approvvigionamento di gas naturale europee e fondamentali per la Spagna (acque agitate delle quali i campioni del fracking patrio cercheranno di approfittare, abusando della necessità per consumare questa truffa). E la cerchia dei paesi potenzialmente esplosivi in quest'area (Nord Africa e Medio Oriente) è abbastanza ampio: Yemen, Bahrein, persino l'Iran... Paesi con molti squilibri interni ed un'enorme dipendenza dall'esterno su una questione cruciale come l'alimentazione.

Ma i raccolti invernali dell'emisfero nord sono, proprio adesso, in pericolo. Ora tutto dipende dal fatto che le oscillazioni associate all'instabilità climatica crescente non le mandino in rovina. Quest'anno l'estate potrebbe essere relativamente fredda, tempestosa e instabile in Europa come conseguenza di un fenomeno abbastanza singolare come la destabilizzazione della Corrente a Getto atmosferica che ci da calore ed umidità. Singolare non perché tale destabilizzazione non si sia mai osservata, ma perché sembra un fenomeno persistente e crescente associato al rapido disgelo del Polo Nord. Perché mentre l'Europa del Sud si meraviglia di veder passare uno dopo l'altro fronti burrascosi spinti dal vento polare, nelle zone più a nord, già all'interno del Circolo Polare Artico, i termometri mostrano temperature incredibili di 30°. Eventi che, isolatamente, possono essere riportati negli annuari statistici meteorologici, ma mai in tanti posti allo stesso tempo e per tanti anni.

Anche se preoccupante, alla fine il fatto che quest'anno l'estate è frettolosa ed instabile non è la cosa peggiore; la cosa davvero grave è se a partire da adesso ogni anno la situazione si riproduce, perché è questione di tempo (e non molto) che vengano vari anni di seguito di cattivi raccolti. Cattivi raccolti in una delle zone più produttive, in quanto meccanizzate, del mondo, granaio del Nord Africa e del Medio Oriente. Il tempo sembra aver dato una piccola tregua nella zona della Spagna in cui vivo, anche se vedremo quanto durerà. Dovremo vivere appesi al cielo fin da ora (e finché non arrivi La Tempesta).

Mancano già alimenti e la loro mancanza si aggraverà nei prossimi anni, per l'eccesso di sfruttamento di alcune terre, per la mancanza di combustibili fossili e per il cambiamento climatico. In questo contesto, non c'è da stupirsi che la FAO parli di mangiare insetti (visto che il bestiame consuma molto grano). Ma, le meduse?

La stessa FAO avvertiva, da più di 10 anni, che le catture di pesci avevano iniziato il proprio declino per l'eccesso di pesca. Se si fosse mantenuta l'attuale pressione, l'essere umano avrebbe sterminato tutte le specie di pesci (quelle che non si usano per l'alimentazione umana si usano come farine di pesce per ingrassare i pesci negli allevamenti acquatici o nelle fattorie ittiche) fra il 2030 e il 2050. Nella misura in cui l'esaurimento della pesca si va facendo sempre più palpabile (con pescherecci spagnoli che pescano nelle coste della Somalia e delle Malvine (Falklands) il mare si va popolando di meduse, a causa della drastica caduta della popolazione dei loro predatori naturali (come il tonno rosso nel caso del Mediterraneo).

Stando le cose in questo modo, non c'è da stupirsi che ci siano alcune aziende che propongono di sfruttare proteine animali di origine, diciamo, inusuale; uno dei più vecchi è Edible-shop.com; andateci e sorprendetevi.

Ancora una volta, il libero mercato trionfante trova dei sostituti quando si presentano i problemi... Anzi no. C'è un problema di fondo: la capacità di produzione di biomassa di una rete trofica. La frase suona contorta, ma la cosa è semplice. Vogliamo mangiare gli insetti, ma, cosa mangeranno loro? Senza le attuali eccedenze, coi campi di coltivazione in decadenza, con un clima più instabile, la quantità di insetti totali sarà inferiore. Sarà ancora più costoso cacciarne una quantità sufficiente per mantenere gli uomini (basso EROEI). E una volta cacciati danno poco rendimento, col loro esoscheletro di chitina non sfruttabile e più difficile da digerire. Con le meduse succede qualcosa di simile: cosa mangiano le meduse? Plancton, crostacei, larve di pesce... a meno che non ci mettiamo a mangiare il plancton, con tutto il resto siamo già in competizione con esse. Alla fine, il problema è chiaro: gli animali formano una rete complessa di mutua dipendenza, chiamata catena trofica, e se distruggiamo troppi collegamenti di questa catena, questa può collassare completamente. Alla fine non potremo mangiare né insetti né meduse, perché non ce ne sarà a sufficienza e le stermineremo come la gran parte degli altri animali.

Le impostazioni discusse in questo post dimostrano che di base non c'è la benché minima voglia di cambiare, di variare la direzione. Viviamo in una continua fuga in avanti, incapaci di vedere la realtà come se i sottosistemi fossero indipendenti dal tutto. La sola cosa importante è mantenere ad oltranza un programma: quello del predatore ad oltranza, del predatore massimo. Per questo la risposta dei paesi più opulenti al crollo della produttività delle proprie terre è l'accaparramento di terre, o land grabbing, in altri paesi. La logica rapace che applichiamo agli alimenti è la stessa che stiamo applicando a qualsiasi altra risorsa, così inquiniamo fiumi e falde per sfruttare le sabbie bituminose del Canada da almeno un decennio:


I biocombustibili o il fracking sono semplicemente le espressioni ultime di questa follia crematistica, che non pensa di fermarsi di fronte a nulla, anche se finisse per lasciare il mondo come nella vignetta che apre il post.

Quando tutto dovesse scarseggiare, quando non ci sia nient'altro da depredare, resterà ancora una diga. L'ultima diga: L'Uomo. Nella conferenza di Barbastro di due anni fa, abbiamo menzionato il procedimento corpse-to-liquids (convertire cadaveri in succedanei del petrolio) come scappatoia dalla crisi energetica, anche se gli esseri umani si potrebbero sfruttare anche come alimenti. Visioni di uomini cacciati da uomini che ci vengono sempre più trasmessi dal cinema, prefigurando la nostra realtà, anche nei film più “seri”.


E' questo il finale logico del nostro sistema economico, il punto d'arrivo di una carriera che abbiamo intrapreso due secoli fa.

Saluti.
AMT

8 commenti:

  1. ..Nostro sistema economico ? ...Una popolazione di 80 milioni di abitanti (Egitto) con un territorio fertile pari forse alla superficie delle Marche ed Umbria messe insieme è un insulto al nostro pianeta, cosi come la deforestazione delle foreste pluviali dal suolo molto fragile e del tutto depauperato dopo solo 5 anni di agricoltura..Non tutte le aree del pianeta possono sopportare lo stesso carico umano, indipendentemente d a l l 'impronta media dei singoli...Per l'Egitto è ormai troppo tardi anche la politica del figlio unico; sarebbe buona cosa non dare alcun aiuto all'Egitto ed osservarlo consumarsi ( dal punto di vista antropico p e r c h è vedo impossibile che il deserto si trasformi in cosa? Un ultra-deserto ? ) come monito per le nostre società.

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    1. circa l'Egitto, non sarei così tranquillo ad ..."osservarlo consumarsi": quando la gente non ha più nulla da mangiare si sposta, a migliaia, a milioni e decine di milioni di persone. Dove credete che dall'Egitto i disperati andranno a cercare di sfamarsi, verso il deserto o verso l'Europa??

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  2. ....e il Vaticano con tutti i cattolici ferventi continuano imperterriti, inossidabili, incrollabili a credere nel "uomini, crescete e moltiplicatevi".

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  3. Si sono dimenticati delle alghe e delle micro-alghe!
    Pensate che se in India invece di produrre riso producessero alghe si sfamerebbe 5 volte la stessa India, invece adesso ci sono morti per fame.
    Inoltre le alghe e specie le micro-alghe costano molto di meno del riso e richiedono meno cure dipendenti dal petrolio!
    Gli Indiani non sono certo schizzinosi in cucina e ci sono zone che già le mangiano come prelibatezza... Ma allora perchè non si estende?
    Il fattore è puramente economico! Nessuno in India mangerebbe le alghe perchè sarebbe da esseri inferiori e quindi non lo coltivano.
    Il fattore è unicamente culturale e quindi diventa economico!!!
    In effetti dove mangiano insetti è perchè quelle zone nel passato hanno avuto carestie enormi che causarono fortissime percentuali di morti e dunque è entrato nel loro concetto culturale, come le nostre lumache, ostriche, vongole,ecc.. che se pensate bene sono simili al verme.
    Dunque solo con immense carestie che le popolazioni si convinceranno ad una dieta sugli insetti! Visto l'aumento della popolazione e il degrado delle terre per inquinamento....

    Ciao

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  4. 2022 soylent green. Un film di 40 anni fa, girato dopo LTG e rivelatosi anch'esso sorprendentemente profetico. A me fece un'impressione profonda, tant'è che me lo ricordo benissimo dopo 40 anni. Un'unica differenza è che raffigurava un mondo occidentale bianco, molto controllato dalla polizia ed organizzato politicamente, che proprio a causa del consumismo si sta trasformando in un mondo marrone, con le forze dell'ordine sulla strada della resa, quindi forse più in un mondo alla mad max. Con molta probabilità ci saranno dei correttivi da parte delle forze politiche per controllare le masse, che non saranno l'assistenzialismo e l'indottrinamento mediatico attuali. La soluzione finale sarebbe la termonucleare al cobalto, ma l'arma usata per annientare le due divisioni della guardia repubblicana di Saddam all'aeroporto di Bagdad inizialmente andrebbe bene. Si eviterebbe di veder volare in aria elmetti, bastoni e sfollagente e altra roba, come vidi nel '68 in uno scontro tra celerini e dimostranti di sinistra, con il vantaggio che i più scatenati non ci sarebbero più. Purtroppo nei 3 km di raggio di azione dell'arma ci andrebbe di mezzo anche altra gente innocente, ma in un mondo al collasso si tratterebbe di future vittime e basta.

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  5. Si è riusciti a parlare degli effetti della sovrappopolazione.....senza mai nominarla. La colpa, secondo l'ineffabile autore, è solo del sistema capitalistico. Il fatto che il mondo è passato rapidamente da uno a sette miliardi di umani pare non conti niente. Non esiste. Quanto ci vorrà ancora per far aprire gli occhi ai cosidetti ecologisti sulla sovrappopolazione umana che sta distruggendo il pianeta?

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    1. Giustissimo Agobit. Insomma per l'autore dell'articolo come per quel simpaticone di "papa" Francesco se in Nigeria ogni donna fa 8 figli e' colpa nostra e non della assurda e criminale propaganda cristiana e islamica, che cercano di ottenere il predominio nel numero di pecore del rispettivo gregge nonche' dell'egoismo criminale dei padri e madri che cercano di procurarsi figli come assicurazioni di vecchiaia.
      Al solito per cattolici e sinistri e' tutta colpa dell'homo occidentalis, perfino la guerra (in)civile di Algeria di venti anni fa per resistere alla brutale islamizzazione - regresso alla barbarie islamica del settimo secolo, sarebbe stata "sponsorizzata" dall'occidente, e non frutto dei contorcimenti ideologici e dei problemi pratici interni all'islam! Ed adesso ci mancava solo la piazzata di Francesco a Pantelleria per chiedere perdono, non a nome proprio per la propaganda demografica, ma a nome nostro che l'invasione siamo costretti a sopportarla ed a pagarla sia come risorse sia come concorrenza per un lavoro che non c'e' sia come pressione delinquenziale e sull'eguaglianza delle donne ed il rispetto di gay di ebrei, di atei, eccetera.

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  6. Se l'uomo si comporta male con la Madre Terra essa reagira' in modo da estinguerlo e la logica della selezione naturale fara' il suo corso. Purtroppo piu' conosco gli uomini piu' sono convinto che non c'e' alcuna speranza: ricchi o poveri pensiamo egoisticamente al nostro benessere e lo facciamo sempre allo stesso modo da millenni. L'estinzione dell'uomo e di molte forme di vita indotte e' giusta e al tempo stesso inevitabile perche' e difficile per l'uomo avere una visione lungimirante che vada oltre una generazione o due. Tutti quanti, posti di fronte ad un radicale cambiamento del proprio stile di vita per una causa che comprendiamo solo in parte, tendiamo a rifiutare scenari apocalittici e preferiamo rifugiarci in quelle che crediamo siano certezze, ovvero famiglia, lavoro, stipendio senza chiederci piu' di tanto quale siano le implicazioni globali.Si guardi soltanto alle scelte politiche promosse dalla massa: vogliamo davvero pretendere che l'intelligenza di massa possa esprimersi coerentemente in questioni cosi delicate e da addetti ai lavori? Non vedo molte speranze per il genere umano soprattutto perche' troppo spesso si assiste a comportamenti incoerenti anche da parte di chi predica bene: non dimentichiamo che un certo grado di benessere, di liberta', di scelta della propria professione sono il frutto del modello di societa' che mettiamo in discussione. D'altra parte per i popoli che fino a ieri sono vissuti nella miseria e nella fame e nell'ignoranza (o che ancora oggi sono condannati a vivere cosi) questi temi risultano o sconosciuti o di scarsa importanza: si pensi alla Cina, la loro priorita' e superare, schiacciare e umiliare l'Occidente che in questo senso avra' sempre meno la forza per qualsiasi azione di cambiamento e sinceramente credo che ci stiamo avviando a diventare il nuovo terzo mondo, con un Oriente dominante e ricco. Un nuovo ordine mondiale avra' luogo, dove le ricchezze avranno una ripartizione diversa, sicuramente a noi Occidentali in declino resteranno le briciole.

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