Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 25 giugno 2013

Il paradosso di Jevons spiegato ai profani

Da “The Oil Crash”. Traduzione di MR




Di Antonio Turiel

Cari lettori,
un secolo e mezzo fa, William Stanley Jevons ha formulato il suo famoso paradosso, riferito al consumo di carbone nel Regno Unito, che si può estendere al consumo di energia e di praticamente qualsiasi bene di natura economica. Oggi Javier Pérez ci ha consegnato un pezzo divertente nel quale spiega il concetto con una naturalezza ed una semplicità che dovrebbe renderlo accessibile anche ai più ostinati. E sul perché le migliori intenzioni di “salvare il pianeta” e risparmiare hanno un impatto netto nullo sul corso globale dell'Umanità.
Vi lascio nelle mani capaci di Javier.

Saluti.
AMT


Il risparmio, il consumo responsabile ed altre musiche celestiali
di Javier Perez




Normalmente, è una buona idea quella di cominciare con un titolo d'impatto per attirare l'attenzione del lettore e poter poi sviluppare un argomento. La cosa negativa in questo caso è che non si tratta di un trucco retorico, oggi parlerò esattamente di quello che enuncia il titolo: del risparmio e del consumo responsabile come parole vuote e inutili, discorsi senza senso e musiche celestiali.

Così, per superare il brutto colpo, cominciamo con una buona birra. Che ne dite di una birra tedesca?

La birra tedesca tradizionale viene fermentata seguendo la legge di purezza tedesca, promulgata il 23 aprile del 1516 dal duca Guglielmo IV di Baviera. Secondo questa legge si potevano utilizzare solo tre ingredienti per la fermentazione della birra: acqua, orzo e luppolo. Il lievito è stato scoperto più di trecento anni più tardi (roba di Pasteur) e a quell'epoca si pensava che la fermentazione iniziasse da sola.

E qual era l'intenzione del duca nel promulgare una legge simile? Diverse, in realtà. In primo luogo garantire la qualità di un prodotto che produceva grandi guadagni alle casse del paese e che già allora cominciava ad essere apprezzato in tutta Europa. In secondo luogo, garantire alla corona ducale degli introiti eccezionali sotto forma di imposte, visto che il duca controllava il monopolio del commercio di orzo, e in questo modo aveva una maggiore domanda di cereali, quindi una maggiore quantità di denaro passava per le mani della fattoria ducale. E, in terzo luogo, evitare che si facesse la birra col grano, perché la fabbricazione di questa varietà di birra rendeva il grano più redditizio nei tini che non nei forni, cosa che spingeva all'aumento dei prezzi del pane, faceva incazzare la popolazione e faceva aumentare le probabilità di rivolta.

Sì, questo Guglielmo IV di Baviera era un tipo molto sveglio o aveva un ministro dell'Agricoltura molto abile, su questo non c'è dubbio, ma concentriamoci, per favore sulla terza delle sue ragioni: obbligare l'uso dell'orzo per risparmiare il grano. Cosa otteneva il duca di Baviera risparmiando grano? L'abbassamento del suo prezzo e che se ne consumasse di più di in qualcos'altro, cioè, nel fare il pane. In assoluto: fece in modo che il pane diventasse più a buon mercato e se ne consumasse ancora di più per altri scopi. La legge della birra ha reso il pane economico e ciò ha generato l'aumento della popolazione. Che ve ne pare?

Si tratta di un altro caso del paradosso di Jevons, del quale abbiamo già parlato in più occasioni e che ci dice che l'efficienza nell'impiego di una risorsa non ne diminuisce il consumo, ma lo incrementa.
In realtà, il problema è anche più grave e si chiama effetto sostituzione.

A tutti noi piace pensare che possiamo fare qualcosa per l'ambiente risparmiando acqua, risparmiando energia o consumando meno risorse, ma il fatto è che non è così. Una cosa è l'effetto simbolico, per sentirci impegnati, guardarci allo specchio e sentirci bene, un'altra, molto distinta, che il pane che non buttiamo nella spazzatura arrivi sulla tavola di quelli che hanno fame, o che l'acqua che risparmiamo vada alle terre assetate di coloro che non ce l'hanno.

Siccome viviamo in un mondo dove è peccato maledire gli unicorni, va bene, lo accettiamo e tiriamo avanti, ma la realtà è una cosa diversa.

La realtà è che il risparmio di qualsiasi bene o risorsa presuppone l'abbassamento del suo prezzo per chi decide di consumarla.

La realtà è che la benzina che risparmiano è quella che possono bruciare i nordamericani nelle loro auto di due tonnellate, ed è sicuro che se noi non la risparmiassimo, loro dovrebbero pagarla molto di più dei 50 centesimo di euro che la pagano adesso.

La realtà è che la benzina che non bruciamo non va in un salvadanaio, né viene interrata nel sottosuolo perché nessuno la bruci e non produca CO2. Va nel mercato, aumentando la disponibilità per chi la voglia bruciare diminuendo il suo prezzo.

Il carbone che noi non bruciamo non scompare nello spazio siderale per non inquinare: è quello che bruciano i cinesi, più economico proprio perché noi non lo richiediamo e quello che li aiuta a spazzar via dalle mappe i nostri negozi e le nostre industrie, incapaci di competere coi loro prezzi.

La legna che non bruciamo noi che viviamo in campagna è quella che abbassa il prezzo dei pellet per le caldaie urbane e il riscaldamento da biomassa.

Il fatto è che si può continuare a tutti i livelli, perché l'effetto di disponibilità e sostituzione del consumatore è eterno e universale. Vi posso raccontare quello che diceva una signora in un villaggio del Leon durante la siccità di sei o sette anni fa: “Vediamo se convinciamo la gente a risparmiare acqua, perché se non risparmia, di notte non posso riempire la vasca e devo fare la doccia ai bambini”. E non immaginate quanto ecologista e solidale fosse in pubblico questa signora. Lei lo aveva capito: convincere gli altri a risparmiare acqua rende più economico ciò che vuoi consumare tu e te lo serve in un vassoio.

Tutto questo si può teorizzare in modo accademico ed accompagnarlo con dei bei grafici nei quali si dimostra che al ridursi della domanda di un bene il suo prezzo diminuisce, di modo che diventi attraente per altri usi o per altri consumatori. Ma tranquilli, non cadrò in questo vizio.

Ciò che desidero invece è che il concetto sia chiaro, perché è legge: finché c'è  domanda di una risorsa, la risorsa verrà consumata e il risparmio o restrizione da parte di un segmento della popolazione non riduce il consumo totale, ma lo passa ad altri livelli o ad altri gruppi, per di più ad un prezzo minore.

Essere dei maiali è sempre un male. Essere spendaccioni che sprecano risorse è un'idiozia ed un atto stupido. Ma parliamo di etica, non di effetti pratici.

L'acqua che non usi per irrigare il tuo orto, la useranno per irrigarne degli altri. O magari per irrigare un campo da golf.

La benzina che risparmi tu la bruceranno in Indonesia.

Le trote che non peschiamo nel fiume a monte, sono quelle che pescano nel fiume a valle.

“La ragazza che non hai baciato non si è fatta suora: si è sposata con un altro”, mi suggeriscono qui di fianco.

Se con questo ultimo esempio non è chiaro, che cazzo volete che faccia?


Javier Pérez  (www.javier-perez.net)

21 commenti:

  1. La conferma che comunque siamo in troppi su questo pianeta e che per avere una qualche possibilità di sopravvivenza e uno stile di vita dignitoso dovremmo tornare ai numeri demografici del 1930, ma in un pianeta già largamente saccheggiato delle sue risorse. Quindi con un paradigma a economia a stato stazionario, l'unica scelta che ci resta per far sopravvivere una parvenza di civiltà tecnologica.
    Tanto per sbugiardare quegli idioti idealisti che pensano che distribuendo il cibo equamente potremmo vivere in 20 miliardi e più su questo piccolo pianeta azzurro.
    Invece il destino che ci attende è quello del collasso certo di questa (in)civiltà umana.

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    1. Se il problema è e sarà il numero potresti non riprodurti e fare un favore alla razza umana.

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    2. A commento idiota (il tuo), dico che la riduzione demografica avverrà comunque e ovviamente non per volontà umana ma a causa dei limiti delle risorse del pianeta.
      Se poi certe evidenze logiche ti fanno rivoltare lo stomachino cambia blog che è meglio...

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  2. Puntualizzo. In Indonesia non usano la benzina risparmiata da noi, addirittura ci sono in atto sommosse urbane perchè... non c'è più benzina e/o costa troppo, ad un semplice "aumentino" hanno risposto migliaia di umani ridivenuti scimmie per l'occasione che han tentato in tutti i modi di ammazzare agenti di polizia, dar fuoco a palazzi dell'amministrazione e rubare bombole di butano o sacchi di riso al supermercato più vicino : http://www.businessinsider.com/now-indonesia-is-seeing-riots-thanks-to-a-fuel-price-hike-2013-6

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  3. Idiota sarà tua madre.

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    1. Assolutamente no. Ma quando uno ha l'arroganza di offendere rispondo :-)

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  4. Invito tutti a non usare termini offensivi e ad attenersi al topic del post (che sia questo o siano altri).

    Questo articolo non è stato scritto (e tradotto) per 'sbugiardare' nessuno, ma solo per aggiungere un elemento importante nella discussione sul nostro futuro. Se anche questo comportasse che alcuni hanno ragione ed altri torto, nessuno è idiota.

    Credo sia utile cominciare a ragionare insieme sulle cose, usando i numeri giusti e mettendo via i pregiudizi ideologici. Tutti. Altrimenti non ci serve a niente quello che facciamo, tanto vale mettersi nella posizione del loto e aspettare l'onda.

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  5. Questo luogo di scienza e conoscenza è divenuto uno dei miei preferiti.
    Le evidenze sulla insostenibilità del modello e della demografia sono straordinariamente ampie e riguardano ogni espressione dell'attività e del pensiero degli homo. E qui sono esemplarmente affrontate una ad una.
    Il paradosso di Jevons qui divulgato con chiarezza a prova di stupido (fool proof) è solo uno dei fenomeni noti rispetto ai quali non solo non si pone rimedio ma addirittura si adottano antipolitiche assurde e demagogiche (sto pensando al principio di induzione del traffico ignorato per cui si tenta di risolvere il traffico su gomma aumentando le strade o la poca frequentazione di alcuni convogli tagliando corse ed ampiezza dell'orario ad esempio, all'elogio-ringraziamento della crescita demografica per (im)migrazione, alla normativa fiscale spremi poracci e salva riccastri e altre orribili assurdità del genere.

    Il problema di questi comportamenti insani che ora hanno lo spaventoso effetto causato dai grandi numeri è che essi originano da comportamenti stabiliti dall'evoluzione in diciamo 10^6 anni, come osserva Matt Ridley.

    In altre parole abbiamo sviluppato la distruttività dovuta alla disponibilità di energia e all'esponenziale demografica ma non assolutamente qualche comportamento antagonista, compensatorio a queste due caratteristiche.

    Mah.

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  6. Attenzione il paradosso NON È UNA LEGGE DELLA FISICA! Ci sono migliaia di casi in cui questo paradosso non funziona.
    Per Esempio se risparmiate l'acqua nel deserto non verrà consumata prima.
    Ciao

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  7. Ho trovato questo pezzo davvero molto interessante. Concordo assolutamente sul funzionamento del meccanismo in una situazione di mercato libero, mi domandavo però che influenza possa avere sul tempo di consumo della risorsa trattata. Il fatto che io non consumi immediatamente la risorsa, ma la renda disponibile per altri aumentando l'offerta, ne ritarda o ne velocizza il consumo? O non ha effetti su questo parametro? Perché intuitivamente si può pensare che, non consumandola io, bisognerà attendere che essa sia trovata da un'altro, e questo ne ritarderebbe l'utilizzo, al contrario,però, il fatto che il prezzo diminuisca e il consumo aumenti potrebbe portare a pensare che l'effetto sia opposto. Infine, sempre intuitivamente, si potrebbe giungere ad una terza conclusione per cui è vero che il consumo aumenta, ma l'aumento è proprio dovuto al fatto che io non l'ho già consumata, e quindi in effetti non si avrebbe nessun influenza sul tempo. Tanto per fare un esempio: se un paese occidentale decidesse (in un mondo utopico-fantastico) di non utilizzare carbone, ciò velocizzerebbe o rallenterebbe l'esaurimento (anche in minima parte) delle scorte mondiali?
    Mi scuso se la domanda può sembrare sciocca o un po' fuori tema, o se magari si è già discusso di ciò in precedenti post, seguo il blog solo da un paio di settimane e non ho avuto l'occasione di leggere tutti i vecchi pezzi.

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  8. avevano ragione i nonni, quando mi dicevano di risparmiare e non sprecare, perchè i miglioramenti tecnologici avevano messo a disposizione troppi beni. In fondo, come diceva anche Jevons, il consumismo è una trappola, in cui è fin troppo facile cadere. Buona notte a tutti i topi in trappola.

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  9. salve,quando si leggono cifre del genere c'è da crederci visto che in Cina hanno problemi persino al bancomat? http://in.reuters.com/article/2013/06/25/markets-china-idINDEE95O03J20130625

    "Secondo un rapporto del gigante petrolifero russo Lukoil Il consumo mondiale di petrolio aumenterà al ritmo dell’1,2% all’anno per raggiungere i 105 milioni di barili al giorno (mbd) entro il 2025. Il rapporto Lukoil dice che «Dal 2010 al 2025, il parco mondiale di veicoli automobilistici aumenterà di 670 milioni di unità, il che farà crescere il consumo di carburante di 9 milioni di barili al giorno su questo periodo"

    a volte non so cosa pensare,di certo mentre qui le raffinerie sono a rischio chiusura per crollo dei consumi dall'altra parte vanno a tutto gas, per rimanere in tema.

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  10. Credo che questo post, al di là dell'interessante excursus sulla birra e dell'abilità narrativa, sia un flop clamoroso...
    Va bene spiegare il paradosso con degli esempi, ma dire che questa è una legge che si applica a tutto... mah...
    Mi stupisce le superficialità, o meglio vorrei dire l'ingenuità, con cui vengono trattati certi temi, in uno spazio così ridotto e con toni categorici. In particolare mi riferisco al risparmio energetico ed ai temi relativi all'ambiente citati. Mi spiego con un paio di esempi:

    -il risparmio di acqua in un paesino della Sicilia afflitto dalla siccità non comporta di certo la diminuzione del prezzo dell'acqua in altri posti, ma permette di sicuro a tutti di avere maggiore disponibilità di acqua qualora serva.
    -il risparmio del carburante ha come effetto primario un minore avvelenamento del nostro pianeta, e quindi maggiore salute per tutti, un vantaggio difficilmente quantificabile in denaro.

    Questa poi:
    "Ciò che desidero invece è che il concetto sia chiaro, perché è legge: finché c'è domanda di una risorsa, la risorsa verrà consumata e il risparmio o restrizione da parte di un segmento della popolazione non riduce il consumo totale, ma lo passa ad altri livelli o ad altri gruppi, per di più ad un prezzo minore."
    Questa affermazione parte dall'ipotesi, a mio parere contestabile, che le risorse citate siano presenti a sistema in una certa quantità fissata e che vadano in qualche maniera consumate. Nel mondo reale non è proprio così... L'energia elettrica va prodotta; minore domanda significa "anche" calo della necessità di produzione e non necessariamente abbassamento del prezzo per altri consumatori. Il petrolio va estratto... Il grano va coltivato...

    E' una legge di certo, ma il mercato economico è la risultante di una serie di leggi, tutte "valide" come questa, che si vanno ad intrecciare in maniera complessa.

    Farci credere che chiudere il rubinetto dell'acqua di casa, quando non la si utilizza, serve solo a far diminuire il costo dell'acqua per l'irrigazione dei campi da golf americani mi sembra una cosa poco etica e poco realistica.

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  11. ..Questo anonimo brilla di una intelligenza e di una eleganza rara...IL paradosso di J e v o n s è un altro modo per dire che senza una morale finalmente traslata dall'individuo alla specie o c m q alle comunità più ampie non c'è speranza di ricostruire qualcosa sul piano intellettuale almeno..Il paradosso di j e v o n s però comincerà a zoppicare non appena il mercato unico e gli apparti statali si frantumeranno scalando forzatamente di dimensioni : continuando di questo passo entro 10 anni il trasporto su gomma italiota sarà tornato agli anni 50, gli ospedali ancora aperti funzioneranno da poliambulatori e la maggior parte delle tasse (poche) saranno riscosse e spese a livello locale....Come dice quel proverbio siciliano, quando arriva la piena il giunco si piega per non spezzarsi, ma piegarsi significherebbe per noi anzitutto ammettere che l' uomo come singolo ha solo i diritti che può strappare alla Terra senza impoverirla, e cioè poco più che un piatto di minestra la sera e poter guardare liberamente il cielo stellato...Personalmente faccio il tifo p e r c h è si torni ai marchesati con qualche azienda ancora non del tutto depredata dagli stati centrali.

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  12. Mi sembra che purtroppo, Javier Perez abbia sprecato troppe parole per dire qualcosa che è alla fine sbagliato, e cioè l'affermazione dove il paradosso di Jevons viene elevato a legge universale e assoluta.

    Quando invece è solo una tendenza di un certo comportamento comune a tutte le società umane.

    Il paradosso di Jevons ha esso stesso il suo limite in qualunque ambito, superato il quale, le persone si comportano in un altro modo.

    Tutte le cose al mondo hanno un limite, quindi anche la stupidità umana.
    E quindi anche l'uso stupido del denaro, dell'acqua, del cemento, del tempo libero e di qualsiasi altra cosa che può andare incontro al paradosso di Jevons.

    L'intenzione pedagogica di Javier è sicuramente buona e vorrebbe essere sottilmente ironica.
    Ma la sua frase conclusiva tradisce la sua consapevolezza di non saper come andare fino in fondo alla complessità della questione:

    "Se con questo ultimo esempio non è chiaro, che cazzo volete che faccia?"

    Javier, pensaci ancora un po, magari dopo una bella passeggiata e una bella nottata di sonno.

    Anzi, credo proprio che oggi, se un bel po' di gente, certa gente, andasse un pò più a spasso, e dormisse un po' di più, invece che fare quello che fa, certi effetti nefasti del paradosso di Jevons,
    svanirebbero come neve al Sole.

    Marco Sclarandis











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    1. Marco, secondo me la cosa è ancora più semplice: il Paradosso di Jevons non è, come già ricordato, un fenomeno fisico, ma un fenomeno 'virtuale'. Questo però ha effetti fisici molto evidenti.

      Ciò che (credo) Javier (e Jevons stesso) volessero dirci è che finché siamo quattro gatti a risparmiare energia e risorse, non solo non succede niente, ma si può rafforzare il paradigma già in atto.

      Da mio punto di vista è uno stimolo a guardare oltre e a considerare altre strategie per cambiare il paradigma stesso.

      Come tutti i fenomeni 'virtuali' (innescati da meccanismi psicologici, sociali, economici, ecc.), abbiamo la possibilità di correggerli. Il punto è che forse dobbiamo capire che non li correggiamo come avevamo pensato di farlo e dobbiamo elaborare nuove modalità.

      Credo che sia un punto importantissimo su cui riflettere tutti quanti, ne va davvero del nostro futuro. Questo non significa che le "buone pratiche" che ognuno di noi ha faticosamente introdotto nella propria vita debbano essere abbandonate ma che, se non si trasformano in sentire comune e nuovo paradigma (oltre ad essere in qualche modo riviste in modo sistemico), nel migliore dei casi non servono a niente.

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  13. Tanto per incominciare, io sradicherei dalla mente di tutti noi l'invito subdolo:

    " Più consumi, meno paghi."

    Intanto perchè il verbo "consumare" è nella maggior parte dei casi inappropriato, e poi perchè il " meno paghi " vale solo per quantità
    di merci e servizi che stanno tra un limite minimo ed uno massimo.

    Se costruisco un acquedotto, affinchè l'impresa valga la spesa, devo adoperare almeno un minimo di flusso d'acqua, così che per ogni litro adoperato la spesa per l'impianto e la sua manutenzione sia ragionevole.

    Ma l'acquedotto ha una sua portata massima assoluta, e quindi quella spesa non può essere ridotta a zero facendovi fluire una quantità illimitata d'acqua.

    Il mondo della pubblicità ha delle responsabilità gravissime a proposito.

    Il "Di tutto di piu", slogan d'annata della nostra radiotelevisione, ne è un esempio.

    Gli effetti nefasti fino a diventare tragici del paradosso di Jevons, si possono evitare, o almeno ridurre al minimo,diffondendo il desiderio e la pratica della scelta.

    E' ovvio che ciò implica andare in guerra, una guerra totale fino all'ultimo simbolo.

    E' di questo tipo di guerra che gli invasori delle nostre menti hanno il terrore assoluto.

    Se il cosidetto "99 per cento" dell'umanità si rendesse conto di quanto
    si lascia docilmente manipolare e quanto poco coraggio occorrerebbe, purchè fosse adoperato all'unisono, per imparare a scegliere,
    il cambiamento di molte cose infernali sarebbe praticamente istantaneo.

    Come il lampo d'una esplosione nucleare.

    Marco Sclarandis.



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  14. Secondo me, in un mondo perfettamente liberista popolato da "homo economicus" dove tutti si comportano in modo perfettamente egoista il paradosso di Jevons è logico ed assolutamente inevitabile (toeria dei giochi / dilemma del prigioniero distribuito / equilibri di Nash) e la ineluttabile conseguenza è la cosiddetta "Tragedy of the commons", qui descritta: una corsa a depredare, a saccheggiare ed ad accumulare nei propri nascondigli privati più in fretta possibile prima che lo facciano gli altri.
    Ecco perché nell' Homo Sapiens (e in altre specie, persino tra i batteri!)si sono evolute forme di autoregolamentazione sociale che impediscono questa autodistruzione e rendono la società sostenibile per diverse generazioni.
    Purtroppo oggigiorno viene diffusa una cultura distorta , dove si dipinge l'homo economicus come razionale e chi ha attenzione verso la sostenibilità come traditore del genere umano / pazzo. Sospetto che il genere umano a cui facciano riferimento sia l'elite dell'1% che sospetto consideri il 99% come bestie da soma, da macello o peggio.
    Curiosamente, quando la società industriale si sfalderà e la complessa macchina economica che produce idrocarburi diventerà insostenibile, l'economia ridiventerà locale: certamente si riavranno i marchesi, ma con essi le guerre di confine locale e quasi tutta l'attuale tecnologia diventerà insostenibile. La robotica decadrà .. perché senza abbondanti combustibili fossili un tipo di robot sarà sempre migliore: l'essere umano. Versatile, poco consumo energetico, facile da produrre (si autoriproduce esponenzialmente!) e da programmare. Ecco che l'economia localizzata forte sarà quella che sosterrà il massimo numero di robot umani.

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