Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


mercoledì 20 marzo 2013

Una Foresta Personale

Da “The Great Change”. Traduzione di MR


Di Albert Bates



“Ogni anno a Capodanno, scrivo la lettura del contatore elettrico, faccio un grafico dei chilometri percorsi da qualsiasi veicolo abbia usato, compresi gli autobus, i treni e gli aerei e quantifico anche il mio uso di gas propano, legna da ardere, ecc. Da questo determino quanti alberi ho bisogno di piantare negli anni a venire per compensare l'impatto climatico del mio stile di vita”.



Quand'ero ragazzo, i miei genitori si sono trasferiti dai sobborghi di Chicago a una zona densamente forestale del Connecticut, dove sono cresciuto. Il mio cortile erano quei boschi e giocavo con fortini, molte e diverse zone di campeggio o nascondigli ed una serie di casa sugli alberi. Mi piaceva passare la notte su un materasso di aghi di pino in un piccolo boschetto di pini e a volte l'ho persino fatto su 30 centimetri di neve fresca e farinosa. I miei genitori mi lasciavano anche arrampicare sugli alberi e giocare su un vecchio tappeto di scarti di legno che avevo incastrato fra i rami più bassi di una grossa quercia. In seguito ho costruito un tepee rotondo intorno a quell'albero ed ho passato molte notti estive vivendo lì dentro, imparando ad arrampicarmi su e giù con delle corde.

Immagino si possa dire che glia alberi sono come la famiglia per me. Essi rimangono parte della mia vita ovunque vada. Quando avevo 17 anni ho imparato ad occuparmi dei cavalli e, più tardi, quando sono arrivato alla Fattoria in Tennessee, fresco di diploma, ho usato queste capacità per usare i tronchi serpeggianti dal bosco con una squadra di giumente belghe. Ho costruito una tenda per la mia sposa su una piattaforma di tronchi di quesrcia scavati a mano acquisiti in quel modo. La gente a volte veniva all'Ecovillage Training Center alla Fattoria e si meravigliava per il piccolo diametro dei pali rotondi usati come travi sul tetto molto ampio che copriva la nostra taverna del Drago Verde, ma io sapevo quando ho costruito quel tetto che i pali rotondi erano molto più forti del legname lavorato. Erano come i rami d'albero che sostenevano le mie case sugli alberi.

Iniezione in pozzo profondo

Trentenne, sono stato avvocato di parte civile in causa contro una azienda chimica in una città a 15 miglia dalla Fattoria. L'azienda produceva organofosfato, pesticidi ed erbicidi ed iniettava i prodotti di scarto, compresi i propri lotti scaduti, in un pozzo profondo. I laboratori per la Qualità dell'Acqua dello Stato aveva testato gli effluente verde luminescenti e aveva detto che era il più tossico che avesse mai incontrato. Una singola goccia fatta cadere nella loro vasca dei pesci li aveva uccisi tutti in 24 ore.

Quel pozzo era profondo un miglio e la pressione ha fratturato il letto di calcare – come il fracking – per rendere la roccia più ricettiva a milioni di galloni di questo infuso delle streghe. La fratturazione aveva anche aperto dei varchi nella falda acquifera di Knox, uno dei più grandi fiumi sotterranei del Nord America e presumibilmente avrebbe continuiato a contaminarne liberamente altre riserve potenzialmente importanti di acqua dolce degli Stati Uniti sudorientali su un'area molto vasta. Ogni pozzo di prova che l'azienda aveva perforato mostrava che la contaminazione era già arrivata molto lontano dal sito di quanto l'azienda fosse disposta a monitorare. Lo Stato non aveva le risorse per perforare pozzi di prova da milioni di dollari, quindi si è potuta mai conoscere l'estensione reale del danno. Mentre l'acqua dei pozzi dell'area diventava gradualmente verde fluorescente, l'azienda ha pagato i proprietari delle terre e sigillato i loro pozzi.

Quando il nostro gruppo ambientalista locale ha fatto causa all'azienda, l'azienda ha detto al giudice che non c'era ragione di proteggere la falda acquifera perché la regione sudorientale aveva un sacco di acqua dolce in superficie o vicino ad essa. In delle memorie scritte, ho fatto due obiezioni contro ciò: popolazione e cambiamento climatico. La risorse di acqua dolce erano di valore e lo sarebbero state sempre di più.

Questo nei primi anni 80 ed io ero lì che andavo in una corte del Tennessee e cercavo di fare un caso del riscaldamento globale. Ciò mi ha costretto a leggere quasi tutti gli studi su cui riuscivo a mettere le mani, a contattare gli esperti e a pregarli di venire a testimoniare. Ho cercato di semplificare un tema estremamente complesso così che il giudice o il giurato medio potessero capirlo, nonostante reti di pseudoscienza arcana a far confusione intessute dagli avvocati delle aziende e le eccezioni all'interno della Conservazione delle Risorse federali e il Recovery Act sufficienti a svuotare un lago.

Come è venuto fuori, il caso non è mai arrivato a processo. Il Dipartimento di Salute e Ambiente del Tennessee mi ha contattato persuadendomi che avrei dovuto aiutarli aa abbozzare delle norme che proibissero iniezione in pozzi profondi e la fratturazione idraulica, che accettai di fare. E' stata una strada molto meno costosa per il locale gruppo ambientalista, lasciare che lo Stato sostenesse le spese per gli esperti per combattere la lobby industriale ben finanziata e senza scrupoli. Avevamo vinto, anche se ci sono voluti alcuni anni prima che la vittoria fosse siglata e le aziende chimiche facessero i bagagli e lasciassero la città. I loro rifiuti tossici sono ancora laggiù, per adesso.


  • In ogni campagna non violenta ci sono quattro passi fondamentali: mettere insieme i fatti per determinare l'esistenza di un'ingiustizia, la negoziazione, l'auto purificazione e l'azione diretta.  M.L. King, Lettere da una prigione di Birmingham (1963).


Nel periodo che ho passato a leggere e parlare con gli esperti mi sono spaventato. Il riscaldamento globale un affare molto più grande di quanto pensassi in origine. Avevamo solo mezzo grado in più rispetto al secolo precedente in quel momento, ma c'erano già segni che i poli si stavano fondendo, che il livello del mare si stava alzando e siccità più frequenti stavano arrivando sui continenti. Nel 1988, il fiume Mississippi era sceso così tanto che il traffico fluviale è stato sospeso. Il mio giovane uomo del congresso, Al Gore Jr., ha aperto le audizioni al Campidoglio. Gli scienziati iniziavano a presentarsi al pubblico per suonare l'allarme. Le grandi compagnie del petrolio e del carbone cominciavano a finanziare campagne per minare e calunniare quegli scienziati e per avvelenare il dibattito pubblico con studi fasulli e teorie della cospirazione. La politica ufficiale dell'amministrazione Bush era la censura del cambiamento climatico. Tutti quei segni erano minacciosi.

Depositi di carbonio

I combustibili fossili hanno provocato un cambiamento tale nella civiltà che è difficile immaginare di abbandonarli volontariamente. Hanno alimentato la rivoluzione industriale e globalizzato il mondo con ferrovie e battelli a vapore. Hanno posto fine ad una pratica particolarmente odiosa che è stato il metodo tradizionale per costruire gli imperi nei 5.000 anni precedenti, soppiantando la lunga tradizione di schiavi umani con applicazioni casalinghe di “schiavi energetici” e “risparmio energetico”. La Guerra Civile Americana è stata l'ultimo sussulto per impiantare l'economia ed è finita con la vittoria schiacciante degli industriali dell'acciaio e della loro energia fossile, che hanno proseguito estendendo il loro nuovo impero con la Guerra Ispano Americana e tutte le guerre per le risorse da lì in avanti. La fine del carbone e del petrolio significa un ritorno alla schiavitù o possiamo imparare a costruire una società egalitaria all'interno del bilancio energetico solare? Solo il tempo lo dirà.

Dall'altra parte della contabilità, ci sono pochi segni promettenti che qualcosa possa essere fatto per invertire gli effetti di tre secoli di dipendenza da petrolio e carbone. Le foreste del Nord America rimangono un deposito netto di carbonio, ma quando i terreni passano da foresta ad agricoli, ciò genera un picco enorme di carbonio in atmosfera. In Messico, che sta perdendo più di 5.000 km2 di foresta all'anno, il disboscamento, gli incendi e il degrado del suolo contano per il 42% delle emissioni annuali di carbonio stimate del paese. In aggiunta al carbonio perso con gli alberi, i suoli perde il 25-31% del loro carbonio iniziale (alla profondità di un metro) quando vengono arati, irrigati e coltivati.

Negli Stati uniti, i terreni coltivati sono aumentati da circa 2.500 km2 nel 1700 a 2.360.000 km2 nel 1990 (anche se quasi tutto questo aumento è avvenuto prima del 1920). I pascoli si sono estesi da 1.000 km2 a 2.300.000 km2 nello stesso periodo. La favolosa era dei cowboys è stata fra il 1850 e il 1950 e il disegno si è ripetuto in Canada e Messico. Ma poi è successo qualcosa di diverso.

In parte a causa del Dust Bowl e alle risposte organizzate dell'amministrazione Roosevelt, in parte a causa della Grande Depressione e parte a causa di un'etica di conservazione emergente, dopo il 1920 molti terreni coltivabili sono stati abbandonati nel nordest, sudest e nelle regioni centro-settentrionali e 100.000 km2 sono stati riforestati dalla natura. Fra il 1938 e il 2002, gli Stati Uniti hanno guadagnato 123 milioni di acri di foresta dall'abbandono delle fattorie mentre hanno perso 150 milioni di acri per il disboscamento, principalmente nel sudest e nel nordovest del Pacifico. Questa tendenza, perdita marginale netta, continua oggi negli Stati uniti e in Canada, al contrario del Messico che sta rapidamente distruggendo le proprie foreste senza ripiantarle da nessuna parte.


  • TABELLA: Bilancio del carbonio della foresta di Harvard dall'inventario forestale e misurazioni del flusso di covarianza del vortice, 1993- 2001. I valori positivi sono pozzi, i valori negativi sorgenti. Da Barford, C.C., et al., Fattori che controllano il sequestro a breve e lungo termine della CO2 atmosferica in una foresta di media latitudine. Science, 294:5547;1688-1691 (2001).

  • TABELLA: Confronto di scambio ecosistemico netto (net ecosystem exchange - NEE) di diversi tipi ed età di foreste temperate. Il NEE negativo significa che la foresta è un pozzo per la CO2 atmosferica. 81 anni di dati dai siti ed una rete di saggi di sintesi (Law et al., 2002). Il NEE é stato mediato per sito, quindi la media è stata determinata per tipo di foresta e classe di età. Dal Primo Rapporto sullo Stato del Ciclo del Carbonio (SOCCR): Bilancio del Carbonio Nordamericano ed Implicazioni per il Ciclo Globale del Carbonio. Un rapporto del Programma Scientifico sul Cambiamento Climatico del Subcomitato di Ricerca sul Cambiamento Climatico degli Stati Uniti. A. W. King, L. Dilling, et al, eds. (2007), Appendice D, p 174.

L'effetto di pozzo netto di una foresta in recupero è variabile, ma la media della foresta decidua di successione di 200 grammi di carbono per metro cubo per anno o 2 tonnellate per ettaro. Questo è calcolato considerando la crescita annuale e la mortalità sopra e sotto terra, i cambiamenti chimici nel legno morto e i cambiamenti netti del carbonio nel suolo. 
(Pacla S., et al., le misurazioni di covariante di vortice ora confermano le stime dei pozzi  di carbonio dagli inventari delle foreste, in King & Dilling, ibid, 2007).

A un certo punto del 1985 ho cominciato a piantare alberi per compensare la mia impronta personale di carbonio. Oggi la foresta è di circa 30 acri (12 ettari) e si pianta annualmente da sé. Ho scritto un libro, Clima in Crisi, mettendo insieme le mie ricerche legali e esponendo la scienza del clima in termini che i non scienziati, come me, potessero afferrare. Nel 1995, mi sono ritirato dalla legge per diventare un insegnante di Permacultura e un progettista di ecovillaggi. Ho continuato a partecipare ad incontri scientifici ed ai negoziati internazionali sul clima, ho contribuito alla discussione con un blog, molti articoli per riviste e libri. Mi sono tenuto aggiornato con le ultime scoperte, sempre cercando strade che potessero fornire soluzioni, non solo per la mia impronta personale, ma anche per la catastrofe climatica in arrivo per tutti noi. 

Spazzole atmosferiche

Potremmo spendere parole qui per discutere di geoingegneria, sostituti dell'energia fossile, biochar e del passaggio a qualche forma di agricoltura ecologica, ma la verità della cosa è che non c'è niente che possa guarire il nostro squilibrio chimico globale più rapidamente degli alberi. 

Come ho scritto in Clima in Crisi, e più tardi in altri libri, le foreste sono spazzole. Esse assorbono CO2 dall'aria, la trasformano in O2 con la magia della fotosintesi e sequestrano il carbonio in lignina e cellulosa. Esse lo trasferiscono anche in profondità nel terreno attraverso le loro radici e la rete alimentare del suolo.

Noi, gli esseri umani, potremmo essere capaci, in condizioni ottimali, di arrivare a sequestrare una gigatonnellata di carbonio (petragrammi di Carbonio o PgC) all'anno passando ad una “agricoltura al carbonio”: gestione olistica, compostaggio, keyline e non aratura biologica. Il pieno potenziale del biochar è stimato da 4 a 10 PgC all'anno, se nel mondo si impiegassero ampiamente reattori a pirolisi biomassa-energia. Le foreste, con il rimboschimento a tutto campo e l'imboschimento, hanno un rendimento potenziale di 80 PgC all'anno.





Il ciclo climatico, con 393 ppm di Carbonio nell'aria, sta attualmente aggiungendo 2 ppm all'anno in atmosfera. Questo rappresenta una ulteriore ritenzione di 3,2 PgC al di sopra di quello che la Terra è in grado di drenare al terreno o agli oceani. Gli oceani si stanno acidificando – ad un ritmo disastroso – perché un eccesso di Carbonio viene drenato, quindi ciò che deve accadere è che più Carbonio deve essere preso sia dagli oceani sia dall'atmosfera e sepolto nel terreno, cioè, di fatto, da dove proviene l'eccesso, in primo luogo. 

Andare oltre lo zero

Per tornare a 350 ppm – l'obbiettivo di Bill McKibben – dobbiamo diminuire il carbonio atmosferico di 42 ppm o 67,4 PgC. Se volessimo raggiungere quell'obbiettivo per il 2050, diciamo, (37 anni da adesso), avremmo bisogno di avere una rimozione di Carbonio media netta di 1,82 PgC all'anno. Quindi dobbiamo passare da +3,2 a -1,8 di media in circa 40 anni. Naturalmente molti, me incluso, non credono che 350 sia abbastanza buono da togliere il grasso dal fuoco. Preferirei che puntassimo a 320 ppm per il 2050 se vogliamo sfuggire al peggio che Madre Natura sta ora preparandosi a scodellare. Un obbiettivo di 320 in 37 anni significa che dobbiamo abbassare il carbonio atmosferico dei 72 ppm, o 115 PgC; un tasso di rimozione media netta di Carbonio di 3,1 PgC all'anno. In altre parole, dobbiamo passare dall'aggiungere 3,2 PgC di inquinamento da gas serra all'anno alla rimozione di circa la stessa quantità. Dobbiamo passare ad un negativo netto per almeno 40 anni.  

L'orticoltura biologica e la ri-mineralizzazione del suolo per cui Vandana Shiva, Elaine Ingham, Dan Kittredge ed altri sono entusiasti, non ci porteranno a quel punto, anche se è un buon inizio ed un punto importante con molti altri benefici. Il biochar ci potrebbe portare a quel punto, ma l'industria è immatura, poco compresa dagli ambientalisti e dipendente da finanziamenti che potrebbero o no essere disponibili in un'era di decrescita e di collasso economico. Per passare a 3 o 4 PgC all'anno è probabile che ci vorranno più di 40 anni. 

Piantare alberi è la nostra migliore scommessa. I Corpi Civili di Conservazione di Franklin Roosevelt hanno piantato massicce fasce protettive per arginare il Dust Bowl ed i posti di lavoro creati hanno aiutato gli USA a sollevarsi dalla Grande Depressione. La stessa cosa potrebbe essere fatta in Spagna e Grecia, per non parlare dell'Africa. E, prima di dimenticarmene, due dei più grandi riforestatori al mondo, Cristoforo Colombo e Genghis Khan, hanno dimostrato la capacità della nostra specie di cambiare rapidamente il clima. Essi hanno mostrato che potremmo addirittura accelerare l'avvio di una piccola Era Glaciale, se volessimo. Parliamo di aria condizionata! Lasciamo perdere.

Ora, il pianeta sta ancora rapidamente perdendo le foreste. Ho fatto questa illustrazione per il mio notiziario Diritti Naturali, a metà degli anni 80:

Nel 1988, essendo stati soppressi dalla pubblicazione i prestiti dai rapporti dell'agenzia federale da parte dell'amministrazione Bush, ho disegnato dei grafici per mostrare cosa sarebbe accaduto alle foreste dell'est in un mondo più caldo di 5°C ed il tipo di migrazione di specie che ci si poteva aspettare:



Un punto più importante, che ho sollevato su Clima in Crisi, era che la composizione a chiazze individuale delle foreste era meno importante delle sinergie che vengono perse quando quelle composizioni vengono spezzate. E' importante cosa succede fra chiazze, non solo riguardo alle piante. Dobbiamo considerare gli animali impollinatori e che immagazzinano i semi. Non possono avere cibo solo in una stagione, ne hanno bisogno in tutte le stagioni, altrimenti se ne andranno. Alcune piante ed animali sono migratori veloci (armadilli e abete rosso) ed altri sono molto più lenti (formiche tagliafoglie e ginkgo). Quando si forza un rapido cambiamento sistemico, la rete delle connessioni viene rotta, la biodiversità collassa ed i servizi ecologici sono compromessi. La rete si disfa.  

Impronte di gas serra (GHG Footprints)

Nei primi anno 90 scherzavo sul fatto che, prima di scrivere il mio libro sul clima, la mia impronta di inquinamento di gas serra è stata in costante declino per 10 anni. Dopo aver scritto il libro è salita alle stelle. Gli inviti a parlare continuano ad aumentare anche oggi, 23 anni dopo. 

Ogni anno a Capodanno, scrivo la lettura del contatore elettrico, faccio un grafico dei chilometri percorsi da qualsiasi veicolo abbia usato, compresi gli autobus, i treni e gli aerei e quantifico anche il mio uso di gas propano, legna da ardere, ecc. Da questo determino quanti alberi ho bisogno di piantare negli anni a venire per compensare l'impatto climatico del mio stile di vita.

Piantare alberi come compensazione personale richiede un po' di pianificazione anticipata, perché i calcoli dipendono da quanto tempo un albero crescerà, quanto diventerà grande e da quello che probabilmente restituirà all'atmosfera alla fine della sua vita. Bisogna anche anticipare le dinamiche cangianti introdotte dal rapido cambiamento climatico. Ciò mi ha portato ad organizzarmi con un contratto a lungo termine di un po' di terra e per acquisire nuove conoscenze su come piantare e gestire una foresta resiliente al clima. 

In questo momento ho il vantaggio di visite alle foreste di Pioneer e Alford nelle Ozarks, che descrivo su La Soluzione del Biochar (2010), così come foresta selvaggia secolare in Scozia, Columbia Britannica, Queensland del Nord in Australia, Il bosco di Muir in California, la Penisola di Darien in Colombia, gli altipiani Mesoamericani ed il Bacino dell'Amazzonia, per nominarne qualcuno. Ho studiato Permacultura, con riferimento in particolare al lavoro di Christopher Nesbitt, David Jacke ed Eric Toensmeier per progettare una metodologia per costruire foreste per risorse alimentari. Ma, nel 1985, non avevo niente di tutto questo, quindi ho cominciato su una parte delle fattoria dei miei genitori che era in via di transizione da campo per la produzione di ortaggi a boscaglia bassa. 

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“Se si comprende lo sforzo necessario di un singolo individuo di avere zero emissioni di carbonio, si potrebbe capire quello che servirebbe per equilibrare l'impronta di carbonio di una città moderna di decine di milioni di individui”.

Nel 1979, con la nascita del mio secondo figlio, mia madre mi ha raggiunto nel Tennessee e ha comprato 88 acri vicino al nostro ecovillaggio in erba. Siccome la nostra comunità intenzionale aveva quella terra a mezzadria, i campi sono stati circondati da terrazze e forniti di fossi nei tardi anni 70, con la ruspa della Fattoria e il grader stradale, usufruendo della guida del locale servizio di conservazione del suolo (un'altra reliquia di Roosevelt), quindi era già in condizioni molto buone da punto di vista della gestione keyline. Ho raccolto il suggerimento del locale agente del USDA ed ho piantato pino rigido (Pinus taeda), il che è risultato essere un buon consiglio. Il pino rigido è resistente, cresce in fretta , tollera la siccità e la sua portata si sta espandendo man mano che il sudest si scalda. Ho piantato anche castagni, gelsi, agrumi rustici e bamboo.  

La lunghezza della stagione libera dal gelo (e la stagione agricola corrispondente) è cresciuta a livello nazionale dagli anni 1980. NOAA/NCDC, National Climate Assessment 2013 (bozza in anteprima).

Interno del Prancing Poet, in costruzione nel 2012
Nel 1977-78, anche prima che mia madra comprasse la sua fattoria, ho cominciato a sperimentare a casa mia con ibridi di pioppo, sviluppati in Pennsylvania, confrontando le caratteristiche della loro crescita con il pioppo liodendro (Liriodendron tulipifera). Stavo cercando una fornitura di calore per l'inverno sostenibile ed un substrato per la produzione di funghi che potessero essere raccolti nel bosco ceduo e capitozzato. Nel 1985 ho applicato questa conoscenza per piantare una linea di protezione di pioppi ibridi lungo un confine della proprietà di mia madre. 
  
La Fattoria della Collina dei Noci

Nel 1998, ho piantato 3.000 noci ibridi, confrontando i rizomi innestati sviluppati dall'Università di Pardue per l'impiallacciatura con il noce nero nativo usato principalmente per mobili e pavimenti in legno e, secondariamente per un prodigioso raccolto di noci oleose. Quasi tutte le costose piantagioni ibride sono andate perdute entro 5 anni a causa di conigli, insetti, siccità e tempeste di ghiaccio. I noci nativi invece hanno avuto successo e sono diventati una parte durevole della progettazione della mi foresta in quella che la nostra famiglia ora chiama la Fattoria della Collina dei Noci. Quest'inverno, stiamo usando i malli oleosi per colorare il rivestimento interno di una nuova aggiunta all'Ecovillage Training Center della Fattoria. I tardi anni 90 hanno visto anche l'introduzione di molti bamboo, lungo i fossati e nei “canneti di interruzione” (gioco di parole fra canebrakes – canneti – e canebreaks, ndt.) dove i torrenti esonderebbero con le piene. Ho piantato una mezza dozzina di varietà a macchia di leopardo, sparse su oltre 20 acri. Queste si sono moltiplicate così rapidamente che solo loro compensano più del consumo annuale al Global Village Institute, compreso l'Ecovillage Training Center e tutti i suoi impiegati, visitatori e volontari e tutti i miei viaggi annuali nel mondo per fare corsi e laboratori. Tenendo conto del sequestro sia sopra che sotto terra, 10 acri di bamboo trattengono 63,5 tonnellate di Carbonio all'anno (tonnellate metriche di carbonio all'anno).

Peter Bane, l'autore del Manuale di Permacultura,  mi ha detto che 6 tonnellate di Carbonio all'anno sono coerenti con le cifre dei calcoli approssimativi per il mais, un altro fotosintetizzatore di C-4. La differenza col bamboo è che essendo annuale, il mais commestibile viene raccolto e consumato ogni anno e le stoppie si decompongono piuttosto rapidamente, rilasciando il carbonio brevemente immagazzinato come gas serra. Il mais è di fatto una pompa di gas serra, perché preleva il carbonio del suolo nella pianta dalle radici robuste e lo rende più prontamente disponibile per l'atmosfera. Il bamboo, se sistemato in boschetti o usato per mobili, costruzioni o biochar, permane molto più a lungo nell'ambiente terrestre. La Foresta Albert Bates (non la chiamiamo così, sto scherzando) ora occupa circa 30 acri. Dopo che è morta mia madre, l'Istituto ha affittato 44 acri dalla Collina dei Noci per il progetto e piantato alberi da frutto, cespugli di bacche, bamboo e cactus, così come alberi locali comprovati e veraci. Sappiamo che il cambiamento climatico causerà la migrazione di molte specie di alberi famigliari e stiamo lavorando per riempire il vuoto piantando specie che è più probabile che sopravvivano in condizioni semi tropicali, sebbene interrotte da blizzard invernali.

Piantare alberi non è così facile come sembra quando la tua esperienza si riduce a robusti trapianti di pino rigido (taeda) forniti dal Servizio Forestale a piccoli fasci. Gran parte degli alberi resistono al trapianto e devono essere incoraggiati e coccolati. Oliver Rackham, in Alberi e boschi nel paesaggio britannico (2001) dice: “piantare un albero è simile a sparare ad un uomo nello stomaco”. Quello che intende è che gli alberi sono univocamente adattati all'angolo del Sole, al flusso delle acque superficiali e dei nutrienti, alla comunità della foresta e ad altri fattori che raramente consideriamo. Far crescere un albero sul posto dal seme o da piccole piantine è spesso più probabile che abbia successo che non trapiantarli  come rizomi innestati o alberi quasi maturi.

Il mio metodo di piantagione si basa pesantemente sulla rigenerazione naturale, e in secondo luogo sulla selezione di caratteristiche desiderabili. A causa del suolo povero dell'altipiano nella nostra regione, i cedri sono delle specie pioniere comuni. Il pioppo liodendro e la robinia (Robinia pseudoacacia) sono anch'essi comuni. Gli ecosistemi più disturbati si riconvertiranno a bosco attraverso la successione naturale, se lasciati liberi dal pascolo e senza che vengano tagliati. Abbiamo tagliato quelle aree che volevamo riservare alla piantagione perenne di maggior valore. Gli alberi auto-seminati sono generalmente più forti e crescono più in fretta degli alberi piantati, quindi favorendo lo spazio fra le macchie, lasciamo un sacco di spazio per la succesione naturale attraverso l'auto-semina.

Gran parte del lavoro con gli alberi viene fatto nella stagione dormiente, approssimativamente fra metà novembre e la fine di aprile. Mio figlio ora ha un vivaio alla Collina dei Noci dove pianta i semi in contenitori dentro delle serre nei mesi estivi, trapiantando le piantine in inverno. E' bravo a ripulire gli scarti delle piante dalle vendite del vivaio e dai mercati degli agricoltori e anche se quegli alberi hanno tassi di sopravvivenza ridotti a causa dell'eccessiva manipolazione e dell'abbandono, a volte alcuni riescono a sopravvivere e maturare. Da quelli, vengono coltivate ed incoraggiate nuove generazioni.

Ho piantato a densità di circa 100 piante per acro, ma quelle densità aumenteranno sostanzialmente quando la foresta si auto-riempirà. Immagino dai 400 ai 1.000 alberi per acro come più tipici al culmine, più una ampia gamma di piante di sottobosco. Ho chiesto a Frank Michael, ingegnere del Global Village Institute, di fare questi calcoli per me. Ha usato diversi approcci per eliminare le variabili inconoscibili. Questo è parte di un lavoro in divenire che pensa di pubblicare come libro in un prossimo futuro.

Calcolare il sequestro di carbonio

Per una foresta mesofila mista di querce e noce americano del tipo che stiamo piantando nella regione del Highland Rim del Tennessee centro meridionale, i dati concreti non sono prontamente disponibili, ma le appendici al Primo Rapporto del Cyclo del Carbonio del Programma Scientifico sul Cambiamento Climatico statunitense (2007) sono molto utili. Gli studi aggiunti dal NOAA suggeriscono che 400 alberi (un acro alla maturità) assorbirebbero strutturalmente 2,6 tonnellate di carbonio all'anno (2,6 tC/acro-a o 5,84 tC/h-a), sulla base di studi su 6 siti per 34 anni. I nostri 30 acri si trovano ora a circa il 5% della densità di biomassa finale, quindi sequestrano 3,9 tC/a. Raggiunta la maturità sequestrerebbero 78 tC/a. Forestando tutti i 44 acri, questi sequestrerebbero 114,4 tC/a.

Un altro approccio è quello di usare un coefficiente per la media di sequestro della foresta. Un riferimento standard per questo lavoro è “Mappatura Globale della Produttività Primaria Terrestre ed Efficienza nell'uso della Luce con un Modello basato sul Processo” (Global Mapping of Terrestrial Primary Productivity and Light-Use Efficiency with a Process-Based Model), di Akihiko Ito  Takehisa Oikawa su Cambiamenti Ambientali Globali nell'Oceano e sulla Terraferma, M. Shiyomi et al., Terrapub Edizioni (2004), pp. 343–358. Se applichiamo il numero che Ito e Oikawa citano — 0.5-0.6 kgC/m2-anno per la seconda crescita del bosco del nordico – ai nostri 44 acri (178,000 m2), arriviamo a 89-107 tC/a alla maturità, che è nello stesso ordine della stima della massa strutturale fatta usando le cifre del NOAA. Siccome siamo solo al 5% della maturità su 30 acri, la foresta attualmente risparmia circa 3 tC/a. 

Usando il calcolatore del carbonio sul sito Dopplr e tracciando la mia media dei viaggi annuali degli ultimi 5 anni, io produco circa 10 tonnellate all'anno di CO2, o 2,72 tC, col mio stile di vita da jet set. Per includere anche tutta l'energia incorporata ammortizzata in alimentazione, vestiario, gadget, posto di lavoro e casa, diciamo che siano 5 tC/a, anche se probabilmente sono sovrastimate. Così, a questo punto le mie piantagioni di alberi non coprono la mia impronta, anche se le mie piantagioni di bamboo lo fanno, senza contare che sto trascurando di menzionare i miei esperimenti con le alghe in zone umide artificiali. Alghe e bamboo sono le prime e le seconde piante più rapide nella fotosintesi di cui siamo a conoscenza.

La stima del sequestro medio annuale potenziale della mia foresta alla sua maturità, anche senza bamboo ed alghe, è di 89-114 tC/ad una densità di stoccaggio di 400 alberi per acro, permanentemente. Ciò cancellerà la mia impronta con i suoli nel tempo

La raccolta a fasi

Per il 2050 questa foresta dovrebbe essere relativamente matura e quindi continuerebbe solo ad immagazzinare carbonio agli stessi rapidi tassi ai quali lo faceva come foresta giovane se fosse stata raccolta selettivamente. Ne La soluzione del Biochar ho descritto il metodo proposto da Frank Michael per la raccolta a fasi. Presumo che gran parte del legno raccolta a quel punto sarebbe usato per costruzioni o per il biochar, sequestrando ulteriormente il suo carbonio piuttosto che ossidarlo verso l'atmosfera attraverso la decomposizione o bruciandolo. 

Nel metodo di raccolta a fasi, le specie miste native vengono piantate in griglie strette, distanziate per raggiungere una copertura chiusa in 4-6 anni e a quel punto metà dei giovani alberi vengono raccolti ed usati per la produzione di biochar (e accompagnare la cattura di calore); il biochar viene rimesso nella macchia. In 9 anni, gli alberi rimasti chiudono ancora la copertura e la metà vengono raccolti per il biochar e il legname. Questo ciclo viene ripetuto ai 12, 16,5 e 24 anni, ecc. Ad ogni passaggio, ci sono diverse opzioni:

1. Raccogliere tutti gli alberi e iniziare un ciclo di piantagione completamente nuovo; 

2. Inserire una rotazione agricola/orticola nella aree aperte, aggiungendo pacciame, compost liquido (compost tea), biochar e compost come emendanti del suolo; o

3. Lasciare che gli alberi rimanenti maturino e richiudano la copertura, mentre si favoriscono o si aggiungono piante di sottobosco.

La prima opzione rende più di 6,2 volte la biomassa per unità di tempo ed area di una piantagione forestale commerciale convenzionale. 

“Ho cercato di scoprire, fra i rumori delle foreste e delle onde, parole che gli altri uomini non potevano sentire, ed ho drizzato le orecchie per ascoltare la rivelazione della loro armonia”. Gustave Flaubert, November

La mia speranza che molto dopo che mene sarò andato, la foresta della mia vita continuerà a fornire servizi ecologici preziosi di tutti i tipi a coloro che ci abiteranno dopo di me, o per la mitigazione climatica o per il senso di meraviglia che può dare a un bambino il crescere in mezzo a grandi alberi. 

Mi rendo conto che è un lusso straordinario, per un essere umano, avere accesso a 40 acri di terra ed essere in grado di dedicare le risorse che servono per impiantare una foresta durevole, produttiva e resiliente al clima: Non voglio dire che tutti potrebbero o dovrebbero farlo – moltiplicate semplicemente 40 acri per 7,2 miliardi di persone e vedete che sarebbe impossibile. Ciò che sto dicendo è che l'impronta del carbonio di milioni di persone che vivono col mio stesso standard di vita, utilizzano aria, mare, miglia di terra ed usano fattorie alimentate da schiavi energetici fossili per prenotare il prossimo viaggio d'affari, non si cancella da sola. Il ciclo del carbonio terrestre è profondamente squilibrato (come lo sono quello dell'azoto, del potassio ed altri cicli), così tanto che quelle condizioni ora minacciano la nostra estinzione.

Se riconoscete lo sforzo che serve ad un singolo individuo per avere zero emissioni di carbonio, potete riconoscere cosa potrebbe servire per equilibrare l'impronta di carbonio di una città moderna di decine di milioni di persone. Gli studi che dicono che gli abitanti delle città sono più ecologici dei loro cugini di campagna spesso trascurano questo tipo di calcolo. 

Quindi, qual è la prescrizione? Mentre non tutti possono piantare una foresta personale, tutti possono stimare la propria impronta di gas serra e cominciare a ridurla. Ho fatto dei seminari su come scaldare la propria casa con stufe che producono biochar e su come usare il biochar nel vostro giardino (orto) per far crescere ulteriore biomassa, compreso il carburante per l'inverno. Sono attivo anche nei movimenti degli Eco-villaggi e delle Città di Transizione, che stanno sperimentando un futuro più luminoso, felice e fresco. Piantare alberi aiuta. Più foreste è meglio. Ma potrebbe non essere abbastanza. 








4 commenti:

  1. mio padre piantò negli anni 60 2000 alberi da frutto, che abbiamo dovuto segare 20 anni dopo perchè non ci si facevano le spese. Io ho passato la mia vita lavorando nei servizi, perchè hanno imposto la società dei consumi, con tutti i diritti e pochi doveri. Il risultato è che nella Sardegna solo poche decine di migliaia di lavoratori su 600.000 producono ricchezza sufficente. 500.000 lavorano nei servizi consumando risorse, 100.000 nell'industria super assistita, 400.000 sono i disoccupati. Un collega che viene da Napoli mi ha confermato che la situazione del Sud è ancora più grave. Ovviamente ciò è stato possibile solo grazie alla smisurata energia dei fossili che ha innescato la società dei consumi. Penso che nessuno vorrebbe volontariamente tornare a spezzarsi la schiena per un tozzo di pane e per una vita di miseria. Quindi è una utopia sperare che lobby e politici fermino lo scempio planetario, quando è dalla base che viene la richiesta a continuarlo per avere di tutto di più senza sacrificarsi più di tanto. L'umanità si è messa in un "cul de sac", come dicevano i generali francesi di situazioni senza via d'uscita, tipo Stalingrado o El Alamein. E forse è cominciato tutto proprio da lì, con la vittoria, ben manifesta dopo la caduta del muro di Berlino, delle plutocrazie massoniche industriali dell'occidente, prive di qualsiasi valore che non sia l'arricchimento economico, senza la cui vittoria forse il mondo attuale sarebbe diverso.Voglio pensare che una volta finito il periodo bellico hitleriano in Europa avrebbe ripreso il sopravvento la grande tradizione culturale dei secoli passati, al posto dello spirito della frontiera di stampo americano che ha portato alla industrializzazione selvaggia con tutte le malefiche conseguenze che ora stiamo cominciando a scontare.

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  2. ...Cul de sac mi sembra una definizione insufficiente o pericolosa: e se il peak everything e l'eroi decrescente del petrolio non fosse sufficiente a fr collassare l'economia globalizzata ed i servizi alla persona avanzati,e quindi fossimo ancora in condizioni di consumare carbone a più non posso?..Più che dell'umanità come sommatoria dei diritti individuali alla 7 per dieci alla non apotenza, dovremmo pensare alla salute del pianeta.

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  3. state dimenticando l'inverno nucleare ... nel caso le cose vadano veramente male ,una guerra nucleare su media scala probabilmente ridurra' drasticamente sia l'effetto serra che la popolazione e ovviamente i consumi . il pianeta ce la farà , è la specie umana che rischia l'estinzione.

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  4. la terra ce la fara' sempre perche' ha tempi di "esercizio" molto diversi dai ns. quindi il problema e' solo ns. ,ho ci salviamo "la casa" finche' ci siamo anche noi , oppure la casa ci eliminera' e poi tornera' a riorganizzarsi.

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