Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 20 gennaio 2013

Previsioni per il 2013

Da “The Oil Crash”. Traduzione di Massimiliano Rupalti



Guest post di Antonio Turiel

Cari lettori,
ancora una volta mi trovo nella situazione di avventurarmi nella previsione di quanto succederà il prossimo anno, in funzione delle tendenze attuali, degli eventi che si intuiscono e del corso generale di questa crisi che già sappiamo non finirà mai. Non sono troppo amico delle previsioni a breve termine, visto che gli inevitabili errori di valutazione possono portare qualcuno a giudicare tutto ciò che si dice dall'imprecisione della previsione, mentre in realtà il corso generale previsto continua in modo, disgraziatamente, fino ad ora immutabile. Tuttavia, più di una volta i lettori chiedono che dia loro degli orientamenti sul futuro, pertanto quest'anno tornerò di nuovo a cercare di intravedere questo futuro prossimo. Ma se ipotizzare il futuro non è mai un facile esercizio, l'anno 2013 che ci aspetta fra pochi giorni sembra più minaccioso e anche più complesso da indovinare di quelli precedenti. Mi aspetto, pertanto, di sbagliare di più di quanto abbia fatto negli anni precedenti e per questo prego i lettori che in particolare stavolta si attengano allo spirito generale delle linee che le previsioni intendono tracciare, prima che al loro contenuto esatto. Ripassiamo, intanto, in cosa consistevano quelle dall'anno scorso.

  • La Grande Recessione: seconda parte: a questo punto, la recessione è ovvia in Spagna e nel Regno Unito, più o meno evidente nel resto d'Europa, e probabilmente sta già bussando alle porte della Germania. Gli Stati Uniti si mantengono ancora su tassi positivi anche se è difficile conciliare questo fatto con la discesa del consumo e le cattive prospettive (relativamente) per l'impiego in quel paese. Il Giappone è nettamente in recessione. Intanto, la Cina cresce al minor tasso degli ultimi anni, enorme in cifre relative (7,4%) ma insufficienti per la Cina, dati i suoi squilibri interni. La disoccupazione in Spagna si avvicina al 26%, in linea con le previsioni e i possibili movimenti per compensarla non sono stati sufficienti per far abbassare di più la cifra. Questa previsione, pertanto, la considero globalmente accertata, con tutte le sfumature che credete opportune. 
  • Fallimento delle grandi imprese: non è stato un grande anno per molte grandi imprese, ma non abbiamo assistito ad un collasso generalizzato (ma non era nemmeno quella la previsione, in realtà). Varie linee aeree sono scomparse durante l'anno (senza andare tanto lontano, Iberia è sul punto di scomparire) e la Peugeot ha dovuto chiedere l'aiuto dello stato francese. Anche alcune ditte di elettronica di consumo hanno avuto problemi e grandi compagnie come Telefonica vedono ridursi enormemente gli affari in Spagna. Finché non passino queste feste natalizie non sarà evidente il dramma nel settore del commercio (pensate che per molti negozi il Natale rappresenta fino al 80% del fatturato annuale), con grandi negozi spagnoli come El Corte Inglés sotto i riflettori: Considero quindi questa previsione abbastanza azzeccata.
  • Generalizzazione delle rivolte: le cose non vanno bene, la guerra civile in Siria è aperta, in Egitto tornano le mobilitazioni e c'è abbastanza malessere in gran parte del mondo, ma in generale la situazione non è di rivolta. Nonostante gli alti prezzi degli alimenti non c'è un movimento su scala globale. La mia impressione è che siano in calo (vedere più in basso), ma in ogni caso questa previsione si può considerare sbagliata. 
  • Aumento dell'autoritarismo: se vivete in Spagna non credo che abbiate bisogno che vi dia degli esempi perché vi rendiate conto di come, effettivamente, l'autoritarismo stia già intaccando la società. Le manifestazioni “incontrollate” di quest'anno sono state represse con pugno più duro di quelle dell'anno scorso e in più sono state più frequenti. Si è cercato di criminalizzare fino a degli estremi assurdi i partecipanti a questi eventi e, contemporaneamente, voci accreditate del mondo politico chiedono di limitare i diritti in generale, per esempio quello di sciopero, che in realtà non hanno niente a che vedere col problema della contestazione sulle strade. Gli scandali che costellano l'impreditoria e i dirigenti politici sono continui (la lista è interminabile: mettete qui i vostri favoriti) e colpiscono praticamente tutti i partiti politici, di sicuro in Spagna, ama anche in Europa e negli Stati Uniti ed il nervosismo di alcune classi dirigenti che si sentono sempre di più alle strette cresce a vista d'occhio. Questa previsione la considero essenzialmente corretta.
  • Possibile collasso di alcuni produttori essenziali: si intendeva di petrolio. Si dava come possibilità più o meno remota; in alcuni casi, senza dubbio non è avvenuto.
  • Piano di salvataggio in Europa: essenzialmente, no. Sì è girato molto intorno a questa possibilità, ma né l'Italia né la Spagna sono state formalmente salvate, anche se il settore finanziario spagnolo ha ricevuto un salvataggio dall'Europa attraverso lo Stato spagnolo. Non è ancora chiaro se la Spagna e l'Italia possano essere salvate, data la loro dimensione. 
  • Idiosincrasia tipicamente spagnola: alcuni comuni spagnoli si trovano, effettivamente, in una situazione di sospensione dei pagamenti, ma lo Stato non è intervenuto, probabilmente perché non sono troppo grandi. Le Autonomie non hanno sospeso i pagamenti, anche se la Comunitat Valenciana era sul punto di farlo; proprio in questo momentoquattro comunità sopravvivono con i trasferimenti diretti che fa loro lo Stato per mantenersi. L'IBEX 35 è arrivato a perdere quasi 3.000 punti durante l'estate rispetto ai suoi valori di inizio anno (8.723 il 2 di gennaio, 5.956 il 24 di luglio) e da maggio ad agosto stava a 2.000 punti in meno dei valori di gennaio, anche se attualmente si trova a soli 400 punti al di sotto di inizio anno. Le riforme promulgate dal governo che anticipavamo sono, disgraziatamente, già arrivate e i problemi di liquidità che prevedevamo hanno colpito persino me
  • Finestra di opportunità: al momento non sfruttata e con la tensione si sta chiudendo. La massa furiosa non ascolta ragioni.
  • Fine di questo blog: identificata nella previsione dello scorso anno come evento davvero poco probabile, fortunatamente non è avvenuta.

Come vedete, il risultato netto delle previsioni dell'anno scorso hanno un grado di precisione più che significativo. Mettiamo quindi in pratica l'intento rischioso di proiettarci nel futuro:
  • Recessione insediata: con crescite deboli afflitte da problemi fiscali e di impiego come negli Stati Uniti o la recessione dichiarata, come nella maggior parte dell'Unione Europea, il mondo occidentale affronta per la prima volta un fenomeno che non si conosce. La recessione insediata. A differenza delle fasi di recessione precedenti, questa non darà tregua: per alcuni trimestri o semestri il PIL può mantenersi stabile, ma la tendenza continua è a una diminuzione ad un buon ritmo e così continuerà nella maggior parte dell'occidente e per anni. Nessuna misura che verrà presa per combatterla sarà efficacie e i problemi al posto di diminuire si aggraveranno, mentre le risorse degli Stati verranno drenate ad un velocità inusitata e lasciandoli impotenti. In Spagna l'IBEX 35 calerà di 2.000 punti come minimo, ma stavolta non li recupererà. Alcune grandi imprese avranno perdite per la prima volta nella loro storia ed alcune multinazionali cominceranno a rilasciare zavorra, diminuendo rapidamente il volume d'affari in Spagna e in Europa. La disoccupazione in Spagna arriverà al 28% nel primo semestre, senza che la sempre meno dissimulata emigrazione la intacchi.
  • Restrizioni all'accesso ai carburanti:  anche se forse è troppo presto per questo, per la prima volta quest'anno vedo possibile che si cominci a razionare il combustibile in un certa misura. Nei paesi dell'OCSE non si farà con le tessere, ma con la penalizzazione economica verso i grandi consumi di poco o nessun interesse industriale; nel resto dei paesi, con tessere e decreti governativi duri. Il problema delle raffinerie obbligherà alcuni Stati ad agire, prendendo il controllo delle stesse e facendosi carico delle loro perdite. Per contrastarle cercheranno di imporre nuove tasse alle compagnie petrolifere, con scarso successo, visto che gli oneri si trasferiranno quasi direttamente al consumatore, aggravando il problema seguente.
  • Spirale inflazionistica sull'energia: per la prima volta la società, anche quella occidentale, comincerà ad essere cosciente che c'è un problema con l'energia: il prezzo della stessa aumenterà senza sosta. Insieme alla svalutazione dei salari, si generalizzeranno i casi di povertà energetica, fino a rappresentare percentuali importanti della popolazione di Europa e Stati Uniti, mentre nel resto del mondo la povertà energetica sarà la norma. 
  • Rivolte in occidente: la svalutazione del fattore lavoro farà si che, senza che ci sia una grande inflazione, il costo della vita sarà maggiore per le classi lavoratrici. Non si identificherà ancora la causa con chiarezza, ma la rabbia sarà crescente, dati i tagli sociali, l'interruzione di servizi essenziali per insolvenza e sfratti. Le rivolte per le strade saranno sempre più violente, con assalti a sedi istituzionali. Ci saranno i primi morti, il che favorirà una maggiore involuzione autoritaria.
  • Collasso finanziario della UE al rallentatore: l'indecisione dell'Unione Europea sui problemi finanziari dei paesi periferici va portandosi verso il centro. Durante il 2013 diventerà evidente che anche il Belgio, l'Olanda e la Francia avranno bisogno di una qualche forma di aiuto. Se il salvataggio di Italia e Spagna era incerto data la loro grande dimensione, il fatto che i problemi si estendano direttamente alla Francia attacca il cuore economico dell'Unione, a un passo soltanto dal suo nucleo centrale: la Germania. Gli indicatori del paese teutonico non saranno affatto positivi e la paura di un collasso generalizzato di tutta la zona euro, visto che è impossibile salvare tutto se non c'è chi salva. Durante l'anno verranno introdotti nei mezzi di comunicazione temi di discussione finora inauditi, oltre il collasso dell'euro: iperinflazione, mobilitazione dell'esercito, misure eccezionali... Le derive separatiste di alcuni territori verranno usate per rinforzare l'autoritarismo più o meno applaudite dai mezzi di comunicazione. 
  • Tensioni fiscali negli Stati Uniti: gli Stati Uniti galleggiano in una schiuma di autocompiacimento in materia fiscale, mentre il suo debito pubblico supera già il 100% del suo PIL e il suo PIL viene gonfiato con statistiche opportunamente truccate per dissimulare il naufragio di questa grande nazione. La fortezza degli Stati Uniti ha radici da anni nella forza del dollaro come moneta di riserva, ma tale forza dipende da fattori abbastanza imprevedibili come la fiducie degli investitori. I ultimi passaggi di alleggerimento quantitativo (eufemismo per dire “stampare più soldi per pagare i debiti) non hanno portato  alla prevedibile ondata di iperinflazione per l'enorme buco finanziario delle banche, che sta assorbendo la maggioranza di questo denaro extra, cosicché le tonnellate di carta verde stampate virtualmente servono per evitare che questi buchi neri finanziari si tirino dietro l'economia nordamericana. Tuttavia, liberato da questo effetto di aspirazione dei debiti non pagati, il “normale funzionamento dell'economia statunitense” fa sì che si esporti l'inflazione creata sul suolo nordamericano verso altri paesi, quelli dai quali comprano con dollari svalutati prodotti di maggior valore. Un tale pompaggio di inflazione all'esterno non può continuare per sempre e ad un certo punto questi paesi smetteranno di accettare in maniera tanto svantaggiosa i dollari per le transazioni internazionali, forse a causa di una sconfitta militare. Mentre arriva questo momento, gli Stati Uniti accumulano squilibri che mettono periodicamente il paese sull'orlo del collasso, come sta accadendo anche adesso. Ad un certo punto qualcuno tirerà troppo la corda e questa si romperà. Il giorno che questo accadesse, le conseguenze si noteranno in tutto il mondo. E' difficile sapere se sarà questo l'anno della rottura, ma ogni anno che passa è più probabile. 
  • Il crollo del carbone: la pressione per la crescita della Cina può portare al collasso il mercato internazionale del carbone. La Cina assorbe di fatto la maggior parte delle esportazioni di carbone del mondo in questo momento, la sua produzione di carbone è ufficialmente giunta al suo massimo “pianificato” e non si vedono vie d'uscita facili alla sua necessità di consumare più carbone che non sia appropriandosi con mezzi commerciali o militari di quello che producono/consumano gli altri, oppure accettare di entrare in recessione. Sia come sia, è prevedibile che durante il 2013 si producano episodi drastici ed anche violenti rispetto al commercio internazionale di carbone.
  • Acqua, cibo e prima Guerra della Fame: secondo l'allarme della FAO, le riserve di grano stanno al minimo dopo un raccolto cerealicolo che è stato tra i peggiori del decennio. Gli esperti anticipano una carestia a livello globale per il prossimo anno, la terza crisi alimentare negli ultimi 4 anni. La carestia di alimenti ha scatenato le rivolte del mondo arabo dell'inizio del 2011 e probabilmente le ravviverà durante il 2013, portando le rivolte in alcuni territori nuovi. Anche se è possibile che la carestia si noti anche, in misura molto minore, in occidente, la cosa più grave è il possibile scoppio di una guerra fra due paesi sensibili nella loro disputa per l'acqua potabile (sempre più scarsa) o direttamente per le fornitura alimentare. E' anche possibile che, se qualche paese centrale nella produzione di petrolio come l'Arabia saudita soccombesse a causa delle rivolte interne, si arbitri in poco tempo una coalizione internazionale per “ristabilire l'ordine vigente”, occupando i pozzi petroliferi e lasciando intoccate le zone religiosamente sensibili ”per non offendere i musulmani”. Il problema è che difficilmente la Cino o l'India si allineeranno con il blocco deliberato dagli Stati Uniti, quindi comincerebbe il primo conflitto internazionale per la disputa sui resti della seconda parte dell'era del petrolio. Una escalation tale sarebbe il peggiore scenario possibile; per il 2013 il più probabile è che i paesi minori, spronati dalle proprie rivolte interne causate dalla fame, entrino in guerra per dispute di frontiera collegate all'acqua o alla risorse in generale, con l'intervento più o meno velato di Stati Uniti, Europa, Cina ed eventualmente Russia. Sarebbe la Prima Guerra della Fame.
  • Fine di questo blog: ad un certo momento dei prossimi anni, la libertà di espressione subirà una dura battuta d'arresto. Questo blog, che ha già i suoi problemi come forum di discussione aperta, dovrà fronteggiare prima o poi la censura o la chiusura. Durante l'anno che comincia le probabilità che il blog venga chiuso è ancora piccola, anche se sensibilmente maggiore di quella dell'anno scorso, e il suo futuro in parte dipende dalla responsabilità dei suoi commentatori. In aggiunta a questo, c'è la necessità dello scrittore di ridurre il ritmo attuale a causa di impegni multipli e alle difficoltà crescenti che ho sul lavoro, che mi porteranno a rimanere lontano dal blog – ma di questo parleremo nel post successivo.

Saluti.
AMT


8 commenti:

  1. Non ero d'accordo sulle previsioni (troppo pessimistiche) dell'anno scorso ma devo dire che mi trovo d'accordo su queste, salvo che per il Carbone. Il basso prezzo del gas USA unito ad una tassa sul carbone Americano predilige l'esportazione del carbone USA. Questo unito alla riapertura di alcune miniere di carbone (ora diventate economiche) spostano di qualche anno il picco del carbone Cinese.

    Ciao

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  2. Il basso prezzo del carbone USA dipende da una temporanea abbondanza di gas.... Già in declino!
    Secondo me il collasso del carbone può essere evitato(=ritardato) solo con la decrescita industriale

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  3. La cosa che potrebbe diventare fastidiosa in un paese ricco come l'Italia (sul fatto che siamo ricchi l'ha abbondantemente spiegato il dottor Samuel Alexander nel post precedente a questo) sarà, se avverrà così come previsto da AMT, la scarsità del diesel.
    Molti di noi usano l'auto privata come mezzo per arrivare al lavoro e non hanno alternative.
    Molti lavorano ancora per ditte che pensano allo spostamento fisico dei loro dipendenti piuttosto che allo spostamento immateriale di dati e conoscenze.
    Non solo rischi sulla strada e maggiore inquinamento con tutto quello che ne consegue, ma costi in termini di tempo personale e stress. Anche questi visibili solo sul lungo periodo, per cui non calcolati nel breve.
    Alla mancanza cronica di organizzazione del lavoro, in Italia si accompagna la scarsissima efficienza del trasporto pubblico.
    Quindi uno deve lavorare nel disordine e deve arrivarci con i propri mezzi, con uno stipendio scarso e nessun rispetto per il lavoro svolto.
    E tuttavia è fortunato, ha uno stipendio, e se poi riesce a camparci con piccole minime soddisfazioni extra sussidiarie è strafortunato.
    Le grandi città sono le parti in pericolo, sono quelle meno resilienti, quelle con maggiore concentrazione di persone presto disoccupate. Se le reti infrastrutturali energetiche e idriche cominceranno a sentire difficoltà da costi e manutenzioni, sarà dura frenare lo sbigottimento e la rabbia.
    Eppure le rinnovabili con il loro indotto, la conoscenza immateriale con la capacità di non incidere fisicamente sullo stato dell'ambiente (se non in minima parte), la necessità di produrre meno immissioni e quindi di ridurre l'uso di carburanti fossili spronando verso l'uso dell'auto elettrica oltre chè del trasporto pubblico, nonchè di rinvigorire le capacità di supporto alimentare a km zero (ovvio con meno disposnibilità di prodotti, meno fragole a gennaio per esempio) potrebbero essere una soluzione.
    Ma non coinciderebbero con una CRESCITA ROBOANTE.
    Correttissimo il riferimento alla crescita cinese: sotto il 7% per loro è recessione, a causa della massa di contadini da inurbare. Una idea folle ma terrificantemente e correttamente B.A.U.







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  4. la Cina fa incetta di materie prime e le grandi banche di WS di futures. In fondo l'iperinflazione sarebbe la ciliegina sulla torta per fermare il BAU. Rimarrebbero, oltre agli occhi per piangere, qualche pezzo di pane secco e poco più. Adios consumismo, superbia e sogni di gloria, qui mundi transit.

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  5. Ragazzi, non capisco, di che vi lamentate? E' la famosa decrescita, sono anni che la invocate. Chissa' quanti milioni di tonnellate di CO2 in meno saranno emesse! Non stappate lo spumante?

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    1. sempre troppo tardi, come al solito.

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    2. per @Udik
      ...ma che c'entra la Decrescita??? Stai facendo confusione.
      Giuseppe

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  6. Turiel sbaglia la citazione della scarsa produzione cerealicola nel 2012. In realtà è stata poco inferiore a quella record del 2011 e gli stock sono a livelli molto alti.
    http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/csdb/en/
    Dubito ci saranno rivolte per il cibo.
    Quelle del 2008 arrivarono dopo una stagione produttiva 2007 veramente disastrosa, con un -15% di produzione rispetto ad oggi.

    Insomma, già le cose vanno male, non c'è bisogno di inventarsi pure emergenze ulteriori che fortunatamente non esistono...

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