Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 17 dicembre 2012

Riconoscere la Realtà

Di Chris Vernon. Traduzione di Massimiliano Rupalti.


Abbiamo un problema. Sapevo che avevamo un problema da molto tempo. E' stato solo negli ultimi anni, tuttavia, da quando ho abbandonato la mia carriera in ingegneria per prendere un dottorato in glaciologia, studiando il cambiamento della calotta glaciale della Groenlandia, che la grandezza ed il quadro temporale sono diventati chiari. Ora è quasi impossibile limitare il riscaldamento globale, il riscaldamento medio della temperatura dell'aria in superficie, a meno di 2°C rispetto alle temperature preindustriali [1, 2]. Capite inoltre che le temperature sulla superficie aumentano di più di questa media globale e che gli estremi è probabile che siano ulteriormente aumentate dalle retroazioni positive. E quasi impossibile perché persino per avere una possibilità del 50% di mantenere il riscaldamento al di sotto di quella soglia alquanto arbitraria, le emissioni globali di gas serra dovrebbero raggiungere il picco entro i prossimi 5 anni, più o meno, per poi crollare rapidamente per decenni: “... la soglia di 2°C non è più attuabile” [3].

Questa caduta delle emissioni dovrebbe avvenire contro le tendenze di ricchezza in aumento nelle economie in crescita e nelle popolazioni in crescita. La storia recente, anche anche con il più grande rallentamento in decenni, non ci dà speranza in quanto le emissioni globali stanno attualmente aumentando più rapidamente che mai. [2]. E' una fantasia quella di suggerire che la comunità globale sia in grado collettivamente di scegliere di raggiungere il picco e di diminuire le emissioni nei prossimi 5 anni.

La mancanza di azione non è per mancanza di conoscenza. I dati e la comprensione scientifica sono stati chiari per molto tempo e ciononostante le emissioni nell'ultimo decennio sono aumentate in misura molto maggiore che non nei decenni precedenti (fra il 2002 e il 2011 le emissioni sono aumentate da 2,5 GtCa-1 a 9,5 GtCa-1 (giga tonnellate di carbonio all'anno alla meno 1) [4]). Non c'è nulla nei dati che suggerisca che ci siamo resi conto della serietà della nostra situazione. Infatti è vero il contrario: stiamo accelerando verso il disastro più rapidamente di quanto la comunità scientifica ritenesse possibili anche solo un decennio fa.

Come scienziato, non dovrei usare parole emotive come disastro, tuttavia questo è ciò che ci aspetta – un inevitabile disastro confezionato da noi stessi. La reticenza all'interno della comunità scientifica ha probabilmente contribuito all'inerzia della nostra civiltà. Abbiamo abbastanza da dire e, soprattutto, da fare. Mentre sto scrivendo, tuttavia, il mio ufficio è calmo, mezzo vuoto. I miei colleghi sono ad una conferenza dall'altra parte del pianeta, aumentando le loro personali emissioni di carbonio e portandole fra le più alte del mondo.

I due barlumi di speranza che ho avuto fino a poco tempo fa stanno svanendo. Il primo era offerto dai ricercatori che quantificano la dote di combustibili fossili della Terra. Le loro prove suggerivano che non ci fossero riserve disponibili per perturbare grandemente il sistema climatico [5]. Questa è la domanda alla quale ho cercato di rispondere nel mio master [6] qualche anno fa. Tuttavia, mentre l'estrazione di risorse non convenzionali continua ad ampliarsi e mentre la fusione dell'Artico libera probabilmente riserve significative a nord (secondo Colin Campbell ciò è vero solo per il gas naturale, ndt.), la speranza che questi limiti delle riserve applichino un freno significativo e tempestivo diminuisce. In secondo luogo, la crescita delle nostre emissioni è collegata alla nostra crescita economica. Senza una domanda in aumento da parte una popolazione ricca in aumento, le riserve di idrocarburi rimarrebbero inutilizzate.

La minaccia di un collasso economico, nel nostro caso collegato a debiti inutilizzabili, è famigliare e sembra plausibile almeno per le economie occidentali sviluppate. Esattamente tre anni fa ho scritto sul blog, con le prove, circa il picco delle emissioni del 2008 indotto dall'economia. L'economia globale sì è rivelata di gran lunga più resiliente di quanto pensassi. In ogni caso, se le economie occidentali collassassero, i quattro quindi restanti della popolazione mondiale è improbabile che abbiano bisogno di chiedere due volte prima di prendere approfittare di ogni allentamento nella fornitura di idrocarburi e tentare di riavviare la traiettoria di crescita dalle emissioni.

Il tempo della speranza è finito. E' semplicemente illogico continuare a credere che le pericolose proiezioni climatiche future possano essere mitigate da accordi nazionali ed internazionali o per mezzo di un'azione pro-attiva. Ora dobbiamo considerare una vita in un mondo di 4°C più caldo, descritto qui in un rapporto della Banca Mondiale (qui l'articolo di presentazione tradotto in italiano, ndt.) [7] . La nostra civiltà globale sembra che stia per affrontare un periodo di declino prolungato. Molto probabilmente questo sarà dovuto agli impatti dannosi del cambiamento climatico ma se, contro le previsioni, venissimo risparmiati dagli impatti climatici peggiori, ciò sarebbe da attribuire solo al declino causato dalla carenza energetica paralizzante o al collasso economico. Non c'è un modo facile per scendere per la nostra popolazione di 7 miliardi di abitanti, avviata ai 9 miliardi, non dal livello che abbiamo raggiunto ora.

La prima metà del ventunesimo secolo rappresenta probabilmente un nuovo picco della civiltà umana, la prima civiltà realmente globale, che eclissa i numerosi picchi precedenti della nostra specie. Da qui, ora possiamo solo sperare che i costi dell'essere saliti così in alto non saranno così disastrosi da negare ai nostri futuri discendenti i loro trionfi.

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[1] PriceWaterhouseCoopers, November 2012.
[2] Peters, G. P., Marland, G., Le Quere, C., Boden, T., Canadell, J. G. & Raupach, M. R. 2012. Rapid growth in CO2 emissions after the 2008-2009 global financial crisis. Nature Climate Change, 2, 2-4.
[3] Anderson, K. & Bows, A. 2012. A new paradigm for climate change. Nature Climate Change, 2, 639-640.
[4] Boden, T.A., G. Marland, and R.J. Andres. 2012. Global, Regional, and National Fossil-Fuel CO2 Emissions. Carbon Dioxide Information Analysis Center, Oak Ridge National Laboratory, U.S. Department of Energy, Oak Ridge, Tenn., U.S.A. doi 10.3334/CDIAC/00001_V2012
[5] Nel, W. P. & Cooper, C. J. 2009. Implications of fossil fuel constraints on economic growth and global Warming. Energy Policy, 37, 166-180.
[6] Vernon, C., Thompson, E. & Cornell, S. 2011. Carbon dioxide emission scenarios: limitations of the fossil fuel resource. Procedia Environmental Sciences, 6, 206-215.
[7] Potsdam Institute for Climate Impact Research and Climate Analytics, November 2012. Turn Down the Heat: why a 4C warmer World Must be Avoided. Report for the World Bank.

1 commento:

  1. "...il tempo della speranza è finito". Si avverte la stessa emozione e sensazione di impotenza che si sperimenta in occasione di grandi disastri come terremoti, tsunami, alluvioni e via dicendo; solo che qui il disastro è ancora da venire, un pò al rallentatore e sul scala planetaria. Ci si deve proprio rassegnare a vivere impotenti il picco della civiltà umana oppure potrebbe essere intelligente adoperarsi in qualche azione concreta???

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