Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 24 agosto 2012

La testa nella sabbia: credere solo a chi è d'accordo con te






Pochi giorni fa, "La Stampa" ha pubblicato un pezzo di Vaclav Klaus il cui contenito si può riassumere in due righe come: "Io al cambiamento climatico non ci credo e solo quelli che sono d'accordo con me sono persone serie. Tutti gli altri sono dei fanatici pseudo-religiosi". Di fronte a un atteggiamento del genere da parte te di uno che non ha qualifiche di nessun tipo in scienza del clima, ti cadono le braccia e ti viene voglia di lasciar perdere. Tuttavia, Sandro Federici, esperto di mitigazione climatica nel settore agro-forestale , prova a rispondere riga per riga alle sciocchezze dell'articolo con una lettera al direttore de "La Stampa".



From: Sandro Federici
Date: 2012/8/21
Subject: Cambiamenti Climatici
To: mario.calabresi@lastampa.it


Egregio Direttore,

ho appena terminato di leggere l'articolo di Vaclav Klaus sul riscaldamento globale. Anzi sulla "dottrina del cambiamento climatico che minaccia la prosperita' della nostra societa".

Tale scritto mi ricorda letteratura di regime dove a prescindere dalle evidenze si esprimono opinioni basate a volte sull'ignoranza a volte sullo scientifico uso di argomenti che facciano presa sull'ignoranza del lettore. Mi rendo conto della necessita' di garantire liberta' di opinione a tutti ma le opinioni del sig Vaclav Klaus meritano una risposta per garantire, a sua volta, il diritto dei lettori di essere informati correttamente.

A questo link  http://www.giss.nasa.gov/research/news/20120806/) trova informazioni che chiariscono che quanto stiamo vivendo e' un profondo cambiamento del clima che sta determinando oltre che un riscaldamento globale una variazione della frequenza e dell'ampiezza degli eventi estremi. Per il nostro Paese le conseguenze sono estati calde e siccitose ed autunni molto pivosi (con conseguenti alluvioni).

Sul fatto che il cambiamento climatico sia conseguenza dell'alterata composizione chimica dell'atmosfera, dovuta all'immissione di gas ad effetto serra quale conseguenza delle attivita' umane, e di conseguenza delle sue qualita' fisiche c'e' totale congruenza di vedute per circa il 99.9% del mondo della scienza. In Italia c'e' un sito web http://www.climalteranti.it/ che si occupa di cio'.

Sul fatto che i costi dei cambiamenti climatici siano gia' ad oggi alti e' facile dimostrarlo. Si leggano i bollettini del costo delle alluvioni dello scorso autunno (e si preventivino quelli delle alluvioni di questo autunno) e si quantifichino i danni all'agricoltura di questa estate infuocata; ed i costi, anche energetici, delle misure che ognuno di noi sta prendendo per sfuggire al calore.
 Per non parlare dei costi che la siccita' (http://droughtmonitor.unl.edu/) impone agli USA e che se il Mississippi dovesse chiudere esploderebbero considerando che il 60% dei cereali, il 20% del petrolio e del carbone americani su quel fiume vengono trasportati (sempre che si trovi un sufficiente numero di trucks per movimentarle). http://usnews.nbcnews.com/_news/2012/08/15/13295072-drought-sends-mississippi-into-uncharted-territory?lite

Sui danni futuri, e' facile prevedere che un intensificazione nella freuenza, nell'intensita' e nella durata degli eventi estremi aumentera' esponenzialmente i costi. Costi molto piu' grandi di quelli necessari per decarbonificare oggi la nostra economia. Si veda ad esempio la Stern Review on the economics of climate change (allego l'executive summary).
Costi comunque che determinerebbero anche risposte di altro genere, essendo troppo costosi o non essendo l'economia in grado di affrontarli; si veda ad esempio questo articolo http://grist.org/climate-policy/2011-03-10-nicholas-stern-climate-inaction-risks-new-world-war/ o il piu' esplicito http://www.guardian.co.uk/commentisfree/cifamerica/2011/may/20/climate-change-climate-change-scepticism che lega la sicurezza nazionale al cambio climatico.

Se si considera poi che la vera unica ricchezza del nostro Paese e' ed e' stato il clima, si vede che l'Italia ha molto piu' da perdere di altri da un cambiamento del clima. Dovrebbe quindi essere una delle piu' attive nel combattere i cambiamenti climatici, ma cosi' non e'. Sarebbe meritorio se il suo giornale volesse impegnarsi in una simile battaglia.

Cordiali Saluti


Sandro Federici

3 commenti:

  1. Obbligarli ad ascoltare legati ad una sedia come Vittorio Alfieri?
    Magari esposta all'anticiclone africano ACHIM?
    Il caldo non li convince (e c'è), l'inquinamento neppure (e c'è), quindi?
    Il crollo delle borse come quello della galassia centrale di I. Asimov?

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  2. Carissimo prof.Bardi, nonostante non la veda come Lei sul alcuni temi. Sul tema del GW e dell'esaurimento delle risorse ho cercato di formarmi un opinione argomentata e come tutti gli "ignoranti" inizialmente ho letto un po' di tutto anche quindi gli articoli scettici. Le do il merito insieme al libro di Caserini che ho finito da pochi giorni di avermi chiarito le idee. Grazie ancora per la sua preziosa attività divulgativa.

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  3. E' innegabile che i guadagni diminuiscono coll'aumentare della perdite, ma la mentalità imprenditoriale (vedi Alcoa o Ilva) costringe a sfruttare al massimo ogni risorsa, fino a che c'è un ritorno economico. Fintanto che mangeranno più persone di quelle che moriranno lo show must go on. Quindi prepariamoci, diceva Mercalli.

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