Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 9 agosto 2012

La fine di ASPO Italia ed il suo Rinnovamento


(Immagine dal sito http://www.whoisbolaji.com/ ) ASPO, l'associazione per lo studio del picco del petrolio, sembra essere in crisi - qualcosa che avviene sia a livello nazionale come internazionale. Nel dibattito corrente, il concetto di "picco del petrolio" sembra essere diventato irrilevante e abbiamo visto recentemente un'ondata di commenti sul tono che gli ultimi eventi hanno in qualche modo dimostrato che non ci sarà nessun picco, perlomeno nel futuro prevedibile. In un certo senso, sembra che ASPO stia subendo lo stesso processo di demolizione che fu riservato tempo fa agli autori dei "Limiti dello Sviluppo".

Chiaramente, il fatto che tutti ritengano che un certo concetto sia sbagliato non vuol dire affatto che lo sia - anzi, per "I Limiti dello Sviluppo" gli eventi stanno dimostrando la bontà degli studi che hanno preso questo nome, a partire dal 1972. Lo stesso vale per il picco del petrolio che, nonostante i dinieghi urlati, si sta verificando sotto i nostri occhi.  Tuttavia, l'esperienza dei "Limiti" ci dice anche che dobbiamo muoverci, cambiare, evolvere, se non vogliamo che un'ondata di propaganda e di leggende condanni ASPO all'irrilevanza. Allo stesso tempo, si sta facendo sempre più chiaro che il problema non è soltanto il picco del petrolio, ma tutta una serie di problemi correlati che hanno a che vedere con l'esaurimento di varie risorse, incluso la capacità dell'atmosfera di assorbire gas serra senza riscaldarsi oltre un certo limite. Nel post che segue, Toufic El Asmar prova a fare il punto della situazione.


Guest Post di Toufic El Asmar


Ugo Bardi fondatore di ASPO Italia, vede giusto quando dice che il compito vero, inziale di ASPO Italia si è ormai esaurito. ASPO Italia, sezione italiana dell'associazione scientifica ASPO (Association for the Study of Peak Oil) era stata fondata più o meno nel 2005 con lo scopo principale di studiare le dinamiche delle estrazioni e dei consumi del petrolio e del gas e le conseguenze derivanti da tali attività sull’ambiente, l’ecologia, la salute umana; ma anche sulle società moderne e meno moderne, e sulle loro rispettive economie. I membri di ASPO Italia, in generale, si sono attivati durante questo ultimo decennio per capire i fenomeni e cercare di proporre eventuali soluzioni di mitigazione e di adattamento, ossia di sostenibilità e di resilienza. Numerosissime proposte tecnico – politiche erano state sviluppate e presentate ai decisori (amministratori e politici in generale) allo scopo di creare una strada verso una società più sostenibile, capace di mantenere un certo livello anche minimo di benessere, seguendo le indicazioni base uscite dagli scenari dei modelli utilizzati nel rapporto “Limit To Growth” pubblicato nel 1972 (e revisionato durante gli anni successivi) dal Club di Roma.
La strada non è stata facile e questo come ASPO Italia lo sapevamo. Tuttavia grazie al lavoro di molti, sono però stati raggiunti risultati incredibili. Basta pensare che fino al 2002 - 2003, le fonti rinnovabili rappresentavano circa il 25% della produzione energetica Italiana (18% nel 2000) mentre è proprio grazie all’attività delle associazioni ambientaliste, di molti iscritti al partito dei Verdi Italiani e in particolare/soprattutto all’attività iniziale dei membri fondatori di ASPO Italia, il Paese, malgrado le vicissitudini delle lobby e della maggior parte dei partiti Italiani, ha visto le Rinnovabili crescere raggiungendo il record di +25.974 GWh rispetto al 2000 (fonte, Silvia Morelli del GSE).
 
Non solo, ASPO Italia, durante il periodo 2004 – 2010 si è mossa anche sui fronti della gestione dei rifiuti quando l’allora presidente di ASPO Italia (Ugo Bardi), partecipò alla “Commissione Interministeriale (Ambiente e Industria) per le Migliori Tecnologie di Gestione e Smaltimento dei Rifiuti” sviluppando nel 2007, insieme ai suoi colleghi della commissione,  un documento completo per una gestione virtuosa di una risorsa che tutti chiamano rifiuti ma che effettivamente per come le cose si sono evolute oggi, non posso che essere considerate come Risorse per il futuro. Oltre ai rifiuti, ASPO Italia aveva sostenuto, sempre durante lo stesso periodo, il retrofit elettrico (fiat 500, ad opera dell'associazione Euro Zev http://www.eurozev.org/ed in parallelo, la ideazione del progetto RAMSES (finanziato completamente dalla Unione Europea, www.ec-ramses.net) per lo sviluppo del primo veicolo completamente elettrico per l’agricoltura. Non solo ASPO Italia attraverso uno dei suoi noti soci ha contribuito alla produzione del primo prototipo di "sistema di produzione di energia elettrica mediante lo sfruttamento dei venti di alta quota" o KITEGEN http://www.liquida.it/kitegen/ .
I campi di attività di ASPO sono sempre stati ampi e variegati, dalla divulgazione tecnico scientifica, alla formazione, alla pubblicazione di documenti e articoli (sia nel sito dell’Associazione www.aspoitalia.it che nei suoi due blog http://aspoitalia.wordpress.com/ e http://www.aspoitalia.it/blog/nte/, dove vi si trovano i migliori contributi tecnici, scientifici, ambientali, sociali, politici ed economici dei vari soci ma anche di non soci ma simpatizzanti). 
I campi di attività di ASPO sono sempre stati ampi e variegati, dalla divulgazione tecnico scientifica, alla formazione, alla pubblicazione di documenti e articoli (sia nel sito dell’Associazione www.aspoitalia.it che nei suoi due blog http://aspoitalia.wordpress.com/ e http://www.aspoitalia.it/blog/nte/, dove vi si trovano i migliori contributi tecnici, scientifici, ambientali, sociali, politici ed economici dei vari soci ma anche di non soci ma simpatizzanti).
Purtroppo, e lo scrivo di malincuore, non basta e non basterà. Intanto la situazione si è deteriorata, a tutti  i livelli. La politica è completamente assente da quasi 20 anni, e se ha avuto qualche cenno di presenza era solo per tirare fuori delle decisioni che sono sempre andate nel senso contrario alla sostenibilità; le maggiori linee guida o anzi le migliori burlesque dei politici sono state quelle di portare avanti gli interessi del mondo della finanza, degli immobiliaristi e dei cementificatori, delle lobby del petrolio, del gas. Molto tempo e molti soldi sono stati sprecati con le politiche che hanno favorito gli inceneritori (chiamandoli per eufemismo termovalorizzatori), le centrali nucleari, la produzione delle auto convenzionali a combustione (chiamate Euro 2, 3, 4, ecc…), snobbando completamente qualsiasi soluzione alternativa. Sono state favorite le politiche delle cosiddette grandi – opere, l’espansione urbanistica selvaggia con le conseguenti bolle immobiliari (vedi la Spagna), la corruzione finanziaria – politica, la distruzione dell’ambiente, degli ecosistemi, della biodiversità, e l’inizio della fine delle risorse in generale. 
Questa perdita di tempo potrebbe, forse, diventare fatale non solo per le prossime generazioni ma anche per quelle attuali compresa la nostra.
I problemi che abbiamo affrontato come associazione erano troppi e rimangono i soliti, con l’aggravante che oggi sono peggiorati in maniera esponenziale. Per chi riesce a immaginarsi il sistema Terra nella sua complessità, e per chi tenta di seguire i percorsi delle varie crisi in atto, si renderà conto che ormai siamo molto al di là della fase di allarme, e che abbiamo superato abbondantemente il punto di non ritorno: siamo in completo deficit ecologico, climatico, umano, ed economico (siamo in Overshoot): La domanda di risorse è talmente superiore ai fabbisogni quotidiani della attuale popolazione mondiale e delle sue società iper-consumistiche che ci vorrebbero almeno 1,5 – 2 pianeti simili al nostro per essere soddisfatta. E se le cose, nel breve o medio periodo, dovessero continuare ce ne vorrebbero forse più di 5 pianeti Terra.
Penso che ormai sia insufficiente se non riduttivo continuare a parlare di petrolio, gas, energie rinnovabili. Il pericolo invece è molto più ampio e la sua ampiezza sarà la risultante dell’azione di tre problemi fondamentali:.
a- La continua crescita della popolazione, in particolare nelle aree considerate ad economia emergente (Cina, India, Pakistan) ma anche in quelli ad economia meno emergente (Nord Africa, e Africa Saheliana in particolare, ed il Medio Oriente con Gaza, Iran, Libano, e ovunque il fattore umano inteso come numero di persone è considerato un arma per le prossime guerre settarie o di cosiddetta liberazione);
b- I Cambiamenti Climatici ed in particolare il Riscaldamento Globale, fenomeno negato da troppi ma che si sta manifestando in questo 2012 con inverni estremamente rigidi e estati fortemente bollenti, il cui fenomeno più inquietante è la siccità diffusa superiore a quella del 2003, e le cui conseguenze economiche e di sicurezza alimentare mondiale si sentiranno soltanto nell'anno a venire.
c- La crisi finanziaria – economica, che è conseguenza non soltanto dei comportamenti demenziali delle banche e assicurazioni, del mondo della finanza, della cecità totale e stupidità dei politici stessi. Ma soprattutto per chi ancora non lo ha capito, è una prima conseguenza amara dell’esaurimento delle risorse (energetiche, minerarie, idriche, e alimentari).
Dunque, iIl problema oggi non è il ritorno ad una società e ad un pensiero comunista (come qualcuno ancora si auspica) che alla fine ha dimostrato il proprio fallimento, e nemmeno quello di proporre un pensiero ambientalista idealista e puro; il problema è cercare di trovare una nuova strada per arginare l'aggressività e gli effetti nefasti del capitalismo selvaggio del quale troppi regimi anche dichiaratamente comunisti, oggi, ne fanno ampiamente parte e ne godono degli effetti. Non basta più dire alle persone che il petrolio ormai è in esaurimento, ma va raccontata tutta la storia e questa storia purtroppo è e sarà segnata da catastrofi (tra l’altro già in corso).  
A questo punto credo che sia tempo di proporre qualcosa di nuovo, di continuare a cercare le migliori soluzioni che dovrebbero servire i pochi fortunati (rispetto ai 7 miliardi e passa di esseri umani) a capire come adattarsi ai cambiamenti e come mitigare gli effetti disastrosi di questi cambiamenti. Questa è la sfida del futuro, questo è quello che io riesco a vedere come strada principale per potere creare una certa resilienza per le generazioni future.

12 commenti:

  1. ...Io cmq continuerò a seguire il prof. Bardi, TOD ed altri centri di informazione interessanti , oltre che acquistare i testi di mio maggiore interesse...

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  2. Quindi? Si chiude baracca? Beh spero propio di no eh.... :-)
    Davide

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  3. Il vicepresidente dimissionario ha appena pubblicato sul blog di ASPO-Italia un post che riassume l'attività dei dieci anni di ASPO-Italia che fu fondata da Ugo Bardi ed altri, fra cui il sottoscritto, non nel 2005 ma alla fine del 2003, anche se l'atto costitutivo fu depositato nel marzo del 2004. A parte questo particolare, diciamo, storico, Toufic el Asmar ci riassume l'attività, l'ispirazione, pregi e difetti di questa associazione decennale senza spiegarci le ragioni delle sue dimissioni. Ad un lettore generico l'incipit del post può apparire enigmatico, ispirato ad una sostanziale mancanza di chiarezza. Si mostra di aderire ad un giudizio di Ugo Bardi che secondo el Asmar vede giusto quando dice che il compito originale dell’associa-zione si è ormai esaurito. Senza riportare alcun link a dichiarazioni ufficiali. Una formalità? In certi casi, come noto, la forma è sostanza. Se la dichiarazione ufficiale di Bardi c'è la si faccia conoscere così si evita il sospetto che Bardi stesso scriva per trasposta persona, se la dichiarazione ufficiale non c'è chi scrive scriva in prima persona e rinunci alla captazione di autorevolezza altrui, esprimendo le proprie posizioni sulla fine/superamento di ASPO-ITALIA.

    Sulle ragioni della salutare crisi interna all'associazione torneremo nei prossimi giorni. Intanto un chiarimento era dovuto. Abbiamo ancora una struttura e non abbiamo fretta di dichiararci morti: il presidente eletto è sempre in carica come il tesoriere. Le ragioni del cambiamento non sono assimilabili a quelle dell'autodistruzione.

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Simone, il documento della commissione interministeriale sui rifiuti si trova a questo link

    http://www.aspoitalia.it/archivio-articoli-italiano/159-rapporto-della-commissione-per-le-migliori-tecnologie-di-gestione-e-smaltimento-dei-rifiuti

    E' un po' generico, tenendo conto che è vecchio ormai di cinque anni. Io sto continuando a lavorare sui rifiuti ma, come giustamente fai notare, c'è un problema di comunicazione. Certi messaggi, semplicemente, non passano. E' una delle ragioni per le quali sto cercando nuove strade

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    1. Sto seguendo da poco l'ASPO, per favore potete dirmi perchè chiudete?

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    2. Non ti preoccupare, Frank, ASPO non chiude. ASPO è dentro ognuno di noi!

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  6. la missione di ASPO deve continuare..magari tramuntando la 'P' in post-picco invece che semplicemente picco..
    la missione ora è di far capire che quando si rimane in aeroporto perché il vettore è fallito, quando non piove per mesi e quando la benza costa sempre di più, tutto ciò non è altro che l'effetto non della speculazione bensì lo specchio di un futuro sempre più grigio..dovuto a 70 anni di utilizzo sempre più pressante di petrolio..che ci ha concesso benessere e adesso ci presenta il conto, col vestito della scarsità di fronte a quello dell'abbondanza ormai passata..
    in bocca al lupo!!

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  7. Ira brevis furor11 agosto 2012 00:27

    ma come, si chiude? Ragazzi non scherziamo; proprio ora che nel marasma interpretativo della situazione economica attuale, comincia ad emergere da più parti il discorso sulla finitezza delle risorse (fra cui importantissima quella petrolifera), proprio nel momento in cui la tempesta perfetta si profila sulla rotta di questa fragile quanto irripetibile navicella Terra ASPO che fa? Spegne anche il suo piccolo lume che potrebbe offrire comunque una direzione per un possibile anche se difficoltoso approdo. Mah!

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  8. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  9. @Stefano, furor e Simone...come leggete dal titolo si parla di una fine e di una rinascita. Questo vuol dire che si chiude una pagina per aprirne un'altra. Si tratta di una presa di coscienza dovuta ad una maturità. Come tutti i corpi viventi esiste una fase di nascita, infantilità, adolescenze e maturità (poi vecchiaia e morte). Penso che siamo ora entro la fase di maturità. Siamo consci che ASPO in quanto pensiero e azione debba andare oltre la sua missione iniziale. Mi piace la proposta di Stefano P di ASPO = Post Picco ... fa molto senso. Tuttavia credo e temo che ancora per molte ragioni non siamo al post-picco ma ci troviamo nel pieno del picco che è ancora molto più pericoloso.

    Saluti

    Toufic

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