Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 5 novembre 2011

La Rivoluzione Rinnovabile III; il Paradosso di Jevons



Post pubblicato il 5 ottobre 2011 su Cassandra's Legacy. Traduzione di Massimiliano Rupalti.

Ho ricevuto un interessante commento a un mio post sulla rivoluzione rinnovabile. Il commento cita il paradosso di Jevons come un impedimento allo sviluppo delle rinnovabili. Rispondendo, ho pensato che lo scambio valesse la pena di essere pubblicato come post in sé stesso, quindi eccolo qua.






Karl North dice... 



Ugo, avrai senza dubbio familiarità con il Paradosso di Jevons, che dice che i vantaggi dell'efficienza energetica, in un tipico paese ad economia capitalistica con poche restrizioni politiche, sono usati in modi che portano ad un consumo energetico più alto al macro livello. Dal mio punto di vista, qualcosa di simile avverrebbe se le alternative energetiche “pulite” che stai sostenendo rimpiazzassero i combustibili fossili in modo significativo. L'uso delle alternative (ancora nella nostra forma dominante di economia politica) sarebbero usate per divorare le stesse risorse che divorano i combustibili fossili. Molte di queste risorse non sono rinnovabili, molte di loro sono distruttrici di portata globale in fase di produzione e di utilizzo. Tanto per fare un esempio, i combustibili fossili hanno permesso una forma industrializzata di agricoltura che è un lento disastro ecologico ma che ha temporaneamente raddoppiato la popolazione mondiale, che a sua volta è causa dei suoi stessi problemi. Come analista sistemico, sono sicuro che puoi apprezzare i feedback positivi implicati. Così in generale, la produzione significativa di combustibili alternativi porterebbe alla continuazione del disastroso processo che sta producendo il “picco di qualsiasi cosa”, sia in termini di esaurimento delle risorse, sia in termini di devastazione del nostro nido (pianeta). Pochi scrittori, occupandosi del tema del flusso di energia nel nostro sistema solare, considerano l'argomento: qualsiasi sia il livello di uso di energia (di qualsiasi tipo), questo è eccessivo, perché esaurisce il sistema. Paragono il problema al guidare una macchina sempre al massimo dei giri del tachimetro. Ancora, come analista sistemico, penserei che potresti essere interessato ad un argomentazione simile. October 4, 2011 6:50 PM  

La mia risposta:

Karl, sono contento che il mio post abbia generato questioni interessanti come questa; quello che tu dici merita un post a se stante. Ora, il “paradosso” di Jevons non è affatto un paradosso, come sai. Non è codificato esplicitamente nei modelli. E' un assunto molto semplice, è curioso che funzioni; ma è così. Di base, la gente vuole sempre di più, massimizza la sua “funzione di utilità” soddisfacendo le proprie voglie a breve termine. Nate Hagens spiega questo in termini di produzione di dopamina all'interno del cervello. Così stanno le cose, almeno per la nostra civiltà. Non sono sicuro che sia così in generale nella storia, ci potrebbero essere regole sociali che la controllano. Sono sicuro che in diverse società questi freni sociali siano stati molto efficaci, ma nel nostro caso è dopamina, dopamina, dopamina; e più è meglio è. Ora, l'idea di Jevons, feedback positivo se preferisci, è la cosa che porta al sovra-sfruttamento, o superamento, come viene spesso chiamato. E' la fonte principale dei nostri problemi.Mentre la produzione cresce, il consumo cresce di conseguenza e se non ci fossero i feedback negativi, entrambe crescerebbero all'infinito. Questi feedback negativi, inquinamento ed esaurimento, esistono, ma si manifestano con un tempo di ritardo; troppo tardi. Il risultato è che avrai pesantemente consumato le tue risorse e devi tornare non solo ad un livello di sostenibilità, ma ad un livello molto più basso in modo da permettere alle risorse di rigenerarsi. Questo è ciò che chiamiamo collasso. Alla fine, è causato da una molecola chiamata dopamina, probabilmente la più pericolosa molecola sulla Terra, forse anche di più della CO2!

Queste sono considerazioni molto generiche che si adattano alle risorse non rinnovabili o lentamente rinnovabili. C'è un caso diverso, tuttavia, quello delle rinnovabili. Il trucco con le rinnovabili basate sul solare e sull'eolico è che non puoi sovra-sfruttare il Sole. Ciò è vero, almeno, per le rinnovabili come il vento ed il fotovoltaico. L'agricoltura, invece, ha un grande problema di erosione del suolo che la rende spesso una risorsa non rinnovabile. Non deve esserlo necessariamente; puoi creare un'agricoltura che non sfrutti eccessivamente il suolo, ma ora rimaniamo sulle tecnologie che non danneggiano il suolo, come il fotovoltaico. Quindi, se fai un modello della crescita delle rinnovabili avrai alcuni degli stessi meccanismi che governano la crescita delle risorse non rinnovabili. Ciò è generato da un feedback positivo che cresce rapidamente. Ma il punto è che i feedback negativi non generano conseguenza così disastrose come invece fanno con le risorse non rinnovabili. Ovvero, potresti scoprire di aver installato troppi pannelli solari e che questo abbia avuto un impatto negativo sull'agricoltura. Be', a quel punto potresti tornare al livello di sostenibilità semplicemente rimuovendo i pannelli in eccesso. Il suolo sotto i pannelli è ancora buono come prima (e forse di più). Non hai influenzato il flusso solare, quindi non devi fare altro che rimuovere i pannelli che eccedono il livello di sostenibilità. Nel modello, puoi presumere che il flusso dalla riserva di risorse rimane immutato. Giocando coi modelli, quello che accade normalmente è che il sistema si stabilizza naturalmente al livello di sostenibilità. Non so se questo accadrebbe nel mondo reale, ma ho notato che la gente si sta già fortemente lamentando del fotovoltaico che usa “troppo terreno” e protesta per fermare le installazioni, anche se la superficie utilizzata fino ad oggi è minuscola.

Così, penso che ci siano dei meccanismi intrinseci che fermerebbero l'installazione del fotovoltaico molto prima di pavimentare l'intero pianeta con celle di silicio. Questo non è applicabile solo alle aree agricole ma anche all'uso delle risorse minerali per costruire i pannelli stessi. Se accuratamente riciclati, il che può essere fatto, queste risorse possono durare per lunghissimo tempo. Così, credo che le rinnovabili non siano soggette al sovra-sfruttamento in sé stesse, o almeno quella tendenza al sovra-sfruttamento/superamento può essere tenuta sotto controllo. E' un diverso meccanismo di crescita. Ora, per tornare al tuo commento, quello che dici, in realtà è più complesso. Se le rinnovabili da sole non danneggiano così tanto l'ambiente, hai ragione nel dire che il mix di fossili e rinnovabili è un'altra cosa. Potrebbe ben essere malsano nel senso che potrebbe generare un consumo maggiore di fossili ed altre risorse minerali. Ed ho paura che tu abbia completamente ragione. Se dovessimo raggiungere la forma di energia perfetta, diciamo con un EROEI=100 e che duri per sempre, avremmo potenza elettrica gratis, ma la gente vorrebbe ancora un SUV ed investirebbe nell'estrazione di qualsiasi cosa possa essere bruciata: sabbie bituminose, scisti bituminosi, bitume, qualsiasi cosa.... Entro certi limiti, questo è un problema irrisolvibile. Ha a che fare con la natura umana; possiamo combattere la dopamina? Non lo so, forse no. L'unica cosa che posso dire è che se avessimo energia rinnovabile avremmo perlomeno una chance di convincere la gente che distruggere la Terra bruciando combustibili fossili non è una buona idea. Possiamo dire questo perché possiamo sostenere di non averne bisogno. Se non abbiamo un'alternativa, non abbiamo chance, non funziona. Se dici semplicemente alla gente di smettere di bruciare petrolio e carbone ed essere felici con meno, beh, guarda cosa accade nel dibattito su riscaldamento globale. Guarda al dibattito sul gas di scisti. Sono dibattiti guidati dalla dopamina. Quello che dice la gente è “dobbiamo bruciare X (X=carbone, petrolio, gas di scisti, ecc.) perché non abbiamo alternative”. Se non possiamo proporre alternative,la gente brucerà qualsiasi cosa possa essere bruciata e così torneremo al Medioevo (se siamo fortunati, perché l'alternativa è la Gola di Olduvai e nemmeno quella; potrebbe essere un luogo in cui saremmo noi stessi i fossili antichi).

Sono personalmente convinto che esista una strada per la sostenibilità basata sulle rinnovabili; una strada ad un mondo che mantiene alcune delle cose buone che abbiamo realizzato, come quella modesta prosperità e la libertà dai bisogni elementari, dalla fame, che siamo stati capaci di realizzare almeno in una parte di mondo ed anche lì in una frazione della società. Ma è già qualcosa in confronto all'alternativa che è, per citare Jevons, quella “laboriosa povertà” d'altri tempi. Sono anche convinto che alla fine ci arriveremo. Ma la strada è stretta e tortuosa, e ci sono buone chance di commettere degli errori e finire come Willy il Coyote , schiacciato in fondo ad un canyon. Penso, tuttavia, che dovremmo provare a riconoscere questa strada e fare del nostro meglio per seguirla.

10 commenti:

  1. Buongiorno.
    Pasolini, morto da oltre 36 anni, diceva che la civiltà dei consumi era riuscita a omologare e a far sparire le mille particolarità dell’Italia meglio e di più del Fascismo.

    Leggendo questo post direi che hanno utilizzato la "legge della dopamina".

    L’esplosione dei mass media e la “responsabilità delittuosa della televisione” hanno provocato una tale degradazione antropologica per cui risulta normale l’anormale, giusto lo squilibrio, sano il malanno.

    La cultura bassissima italiana, quella del dopoguerra, che a Pasolini piaceva perchè incorrotta, è diventata una cultura media ovvero mediocre che non riesce a superare le corruttele intrinseche della sua mediocrità e a svilupparsi verso l’altissima.

    Pasolini odiava la parola CRESCITA lui usava la parola sviluppo.

    Per svilupparsi verso al cultura altissima delle rinnovabili servirà tempo, ma forse il tempo è troppo poco.

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  2. Mi sovviene una domanda apparentemente innocua, leggendo il bell'articolo e la relativa elegante risposta.

    Se il sistema è destinato inevitabilmente a incontrare i propri limiti fisici finiti (energetici, di risorse, etc.), e il problema del collasso non è causato tanto dai limiti in se(come insegna "I limiti dello sviluppo") quanto dal RITARDO nella risposta dei sistemi dinamici, allora perchè concentrarsi tanto sulla identificazione dei suddetti limiti e ignorare gli altri fattori ?

    Dovremmo a mio parere, in ottica sistemica, concentrarci sulle modalità del RITARDO nel pianificare una reazione a questi limiti, incentivando tutte le tecnologie che causano questo ritardo e cercando di rendere inefficaci tutti i comportamenti (dopaminici?) che questo ritardo alimentano (in primis le scelte politiche).

    Le rinnovabili quindi, non servirebbero tanto per sopperire il petrolio, ma soprattuttoper ridurre il ritardo nella risposta del sistema energetico (in quanto, come giustamente ricordato, non puoi sovrasfruttare il sole).

    Il fatto è però che il picco del petrolio, temo, se ne frega di quanto fotovoltaico viene prodotto in sua sostituzione, anzi ritengo che su di esso abbia ben poca influenza, cioè verrà utilizzato massicciamente solo dopo che questo ritardo si sarà ben manifestato (poichè non si potrà fare di meglio). E qui nasce il paradosso di jevons applicato alle rinnovabili, rischiano di regalare la facile illusione che un epoca post-peak oil non procurerà alcun problema alla crescita, quindi tanto vale estrarre allegramente e selvaggiamente tutto quello che possiamo come in effetti stiamo facendo oggi.

    Io credo in due termini fondamentali, decrescita e lotta alla complessità (resilienza), ma al momento permangono pura filosofia.

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  3. il problema alla via delle rinnovabili e' e rimane la densita' di popolazione. siamo tanti siamo troppi , solo limitando la popolazione sara' possibile sostituire il fossile con le rinnovabili senza passare prima per il medioevo.

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  4. la strada che porta alla sostenibilità dasata sulle rinnovabili passa attraverso un cambio dell'economia di mercato, come dice Marantz, perchè solo abolendo il mantra della crescita si accetterà una decrescita, a meno che si creino crisi economiche continue, con i problemi sociali che comportano. Ma mi sembra che sia questa la strada scelta, che porta alla sostenibilità. In fondo la legge del più forte ha dominato il mondo per i millenni e le ere passate. Si rimane nella logica della dopamina e si buttano via millenni di progresso intellettuale e sociale. In effetti anche secondo me, è impossibile sperare nelle rinnovabili per mantenere anche una parte delle strutture attuali, figuriamoci della popolazione attuale. Un esempio tra tutti, la produzione cerealicola per ettaro è sestuplicata grazie alle tecniche di coltivazione permesse dal petrolio e gas. Per non parlare della produzione e messa in opera di impianti rinnovabili, fortemente dipendente dall'energia fossile. Alla luce di queste considerazioni ho paura che verrà lasciato fare al caso e alla natura, senza nemmeno cercare di intraprendere la via stretta e tortuosa di Ugo. Va bene, c'è il rischio dell'estinzione dela specie umana, ma sarebbe solo una ripetione per questo pianeta. Da una specie senziente mi aspetterei di più, ma quanti siamo ad avere rispetto della vita umana, ad avere pietà e compassione del prossimo, ad essere pronti a vivere miseramente per il bene del vicino e di tutti gli esseri umani, a non desiderare di avere di più degli altri, quando la sopraffazione del misero e del debole è ormai una prassi consolidata? I feedback negativi sono molto comuni, quelli positivi rari. Come si vede la tecnologia non può cambiare la natura umana ed il destino dell'uomo. Forse è per questo che il futuro viene lasciato in mano alla dopamina, cioè all'io inconscio di Freud, che prende il sopravvento sull'io conscio ed il super io. In fondo è più semplice far lavorare quello, che appellarsi all'intelligenza ed alla spiritualità. Forse il destino dell'uomo non è il Medioevo, ma la preistoria. Anche Einstein era d'accordo, quando disse che non sapeva con che cosa sarebbe stata combattuta la 3' guerra mondiale, ma sapeva con che cosa la 4': la clava.

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  5. Io credo che avverrà quello che ad una scala umana individuale ha il nome di "potatura neuronale".
    La crescita delle connessioni neuronali nei primissimi anni di vita non potrebbe proseguire al ritmo vertiginoso che li contraddistingue,pena
    l'impossibilità di raggiungere uno stato stabile di funzionamento.
    La crescita di quasiasi rete fittamente integrata è intrisicamente iper esponenziale, quando i nodi e le connessioni superano numeri anche abbastanza piccoli.
    Quindi per ottenere una rete utile anche se non perfetta in assoluto, bisogna tagliare dei legami e dei nodi.
    Noi ora siamo una rete di sette miliardi di individui.
    Non possiamo accettare di sopprimere i nodi che siamo noi stessi, ma dovremo accettare di tranciare le sinapsi, che sono i nostri desideri.
    E vista da questo punto di vista, la dopamina diventa come Aracne, e la sua mitica storia ci può insegnare come uscire da questa crisalide.

    (A proposito di dopamina, non sono riuscito a ritrovare la traduzione in italiano di questo articolo che in teoria dovrebbe trovarsi fra quelli di Aspoitalia
    "Status and Curiosity - On the Origins of Oil Addiction"
    Posted by nate hagens on July 7, 2008 - 10:05am)

    Marco Sclarandis

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  6. ..Si parla di evitare un medio evo prossimo venturo, e poi c'è chi si scandalizza al solo pesniero di orientare un parte non minimale della spesa pubblica alla sostenibilità energetica e al recupero dei suoli o alla ricerca scientifica nelle università, drenando risorse dai servizi alla persona od alle strutture e personale ridondante e riducendo l'impronta ecologica dei dipendenti pubblici nel loro complesso, visto che nel privato esercizi commerciali e fabbricchette possono benissimo fallire da sole...

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  7. Semplifico.
    Ma non basterebbe ridurre i nostri consumi energetici ed allora le rinnovabili sarebbero sufficienti?
    Certo questo richiederebbe un grande sforzo da parte della politica per gestire questo cambiamento perché ancora adesso tutti parlano di CRESCITA.
    La politica che non governa più ma soggiace al potere economico da oramai troppi anni.

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  8. Una bella notizia dalla Cina.
    Una Cina "strabica" come dice l'articolo, ma decisamente con buoni propositi.
    L'Italia invece è cieca, eppure avrebbe la vista strepitosa...

    http://www.corriere.it/ambiente/11_novembre_06/cina-rinnovabili-fiaschetti_b8f21cae-0894-11e1-8af3-7422a022c6dd.shtml

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  9. Utile, per il tema trattato, il libro The Jevons Paradox and the Myth of Resource Efficiency Improvements, di John M. Polimeni, Kozo Mayumi, Mario Giampietro e Blake Alcott, Earthscan Ed.

    Il problema di fondo è che il 99% dei fondi della ricerca sono destinati allo studio dei cambiamenti climatici e non all'analisi degli inevitabili cambiamenti (infra)strutturali, economici e sociali derivanti dal Peak oil in corso. Curare invece di prevenire e così si preferisce pensare all'innalzamento del mare che non alla polvere che già stiamo mangiando (immiserimento per benzina a 1,6€/lt, niente treni ne sevrizi che FANNO lo Stato) o all'acqua potabile che non potremo permtterci. Altro che SUV.

    Certo quello stato di eccitazione/tensione verso il consumo continuo (e quindi insoddisfazione) della dopamina è "chimico" e ben reale, ma penso anche che sia uno degli stati mentali possibili. Possibilmente da superare. Con il lavoro, l'arte, il dialogo, i pensieri o l'amore.
    Consumare, non soddisfa perche è un mezzo e non un fine. Quando acquisti, "acquisti per", non puoi "essere perche acqusti". Nel momento di gratificazione da possesso ci si aliena nell'oggetto!

    In questo contesto la fine della possibilità di sfruttare l'enorme densità energetica dei combustibili fossili liquidi ci darà un senso del limite finora sconosciuto. Un esempio? Il mito della velocità, iniziato dai Futuristi italiani esaltati dalle nuove automobili (lanciate a 80 all'ora). E' bello pensare che le sgommate, le frenate, tutti i morti e feriti negli incidenti stradali rimarranno a ricordo di un'umanità, allora naif, oggi solo rozza e frustrata.

    http://www.locchiodiromolo.it

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  10. E' tutto più semplice ... questo non è un modello di sviluppo verso una civiltà, ma è una crescita fine a se stessa. Naturalmente voluta solo da pochi che sfruttano il principio della "produzione di dopamina" per i soliti scopi a scapito della civiltà.

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