Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 5 giugno 2011

Referendum nucleare: io non ci sto

(nota, questo testo esprime opinioni personali di Ugo Bardi)




Con l'imminente referendum sul nucleare, la politicizzazione del problema energetico si completa dopo un tragitto che dura da qualche anno. Oramai, il nucleare è ufficialmente "di destra" mentre le rinnovabili sono ufficialmente "di sinistra". E' molto grave che una questione così importante per il futuro del paese sia stata ridotta a un scontro fra ideologie ormai obsolete e, su questo, entrambi gli schieramenti hanno pesanti responsabilità. Personalmente, pur avendo espresso più volte la mia opinione negativa sull'opportunità di reintrodurre l'energia nucleare in Italia, non riesco a seguire questa logica di scontro settario. Permettetemi di dire che, se il problema viene posto in questi termini, io non ci sto. 


Tre anni fa, nel 2008, un documento collettivo dell'associazione ASPO-Italia sulla questione dell'energia nucleare sosteneva che:

.... è impossibile dare un giudizio su una questione così importante come l’infrastruttura energetica del paese senza considerare questioni come la distribuzione della ricchezza nella società, la centralizzazione o meno della produzione e altri fattori. Tutti questi elementi sono parte di una visione del futuro che è anche politica. Tuttavia, politicizzare certe questioni in termini di contrapposizione fra schieramenti opposti rende impossibile prendere decisioni importanti. Le politiche energetiche devono essere seguite con coerenza e consistenza per periodi ben più lunghi di quelli che vedono l’avvicendamento dell’una o dell’altra parte politica al governo. L’energia non è né di destra nè di sinistra. Il problema energetico è al di sopra delle parti e dovrebbe essere trattato da tutti con estrema neutralità perché dal rifornimento energetico dipende il futuro della nazione; più che da qualsiasi altro parametro economico.

.....

Comunque la si voglia vedere, il problema energetico ci accompagnerà per decenni nel futuro e lo si può risolvere solo con investimenti a lungo termine. Ma è impensabile che gli operatori preposti a investire sull’energia lo facciano in un clima politico che vedrebbe il necessario sostegno finanziario e legislativo per una o un’altra tecnologia andare e venire in dipendenza dei risultati delle elezioni. La questione energetica in Italia ha bisogno prima di tutto di un accordo che veda al primo posto il bene del paese. Se riusciamo a lavorare con coerenza verso un nuovo paradigma energetico, l’attuale crisi del petrolio e dei combustibili fossili non sarà un problema ma un'opportunità per rinnovare il sistema produttivo del paese e renderlo nuovamente competitivo.


Sfortunatamente, sembra che la situazione si sia evoluta esattamente nei termini che preoccupavano i membri di ASPO-Italia nel 2008. La questione energetica è stata politicizzata nel senso più basso del termine; ovvero è diventata una questione ideologica; uno strumento per lo scontro settario.

Su questo, il governo in carica ha gravi responsabilità; avendo ritenuto che il mandato degli elettori gli desse automaticamente il potere di imporre la scelta nucleare dall'alto, senza un dibattito e senza una valutazione approfondita della tecnologia e delle reali necessità del paese. Ma anche l'opposizione, come pure una sezione importante del movimento ambientalista, non è mai riuscita a mettere in piedi un dibattito su questo argomento, limitandosi a demonizzare il nucleare e a utilizzarlo come arma politica. Entrambi gli schieramenti hanno presentato il problema nei suoi termini più emozionali e superficiali, senza minimamente riuscire ad approfondirlo. E nemmeno ci hanno provato. Il referendum abrogativo è un ben misero sostituto di questo mancato dibattito. E' veramente triste pensare che ci si aspetti che gli elettori prendano una decisione saggia su un problema di vitale importanza per l'intero paese sulla base dei dibattiti televisivi di infimo livello che abbiamo visto negli ultimi giorni.

E' lo stesso problema che abbiamo con la questione climatica. L'idea che il problema climatico esiste ed è grave è vista come "di sinistra" mentre l'idea che è un imbroglio e che comunque non è grave è "di destra". Anche qui l'opinione del pubblico si basa su dibattiti televisivi e articoli di giornale di basso livello. Poi si va al voto, e la fazione che vince ritiene di aver avuto ragione. Eh, si, a maggioranza si può anche abrogare la legge di gravità, ma questo non vuol dire che dopo uno si possa buttare dalla finestra dal quinto piano senza farsi male.

Il problema energetico (così come quello climatico) non si può affrontare in questo modo. Non è un problema ideologico: arrivare alla conclusione che il nucleare è "di destra" mentre le rinnovabili sono "di sinistra" è un'assurdità. Vuol dire che la fazione che prevale in un certo momento farà del suo meglio per affossare la tecnologia che ritiene contraria alla propria visione ideologica. Se negli ultimi tempi il governo se l'è presa con le rinnovabili, con il referendum l'opposizione tenta invece di affossare il nucleare. Può darsi che oggi vinca la fazione anti-nucleare; ma le cose potrebbero cambiare di nuovo nel futuro. Già è successo nel passato con il referendum anti-nucleare nel 1987 e il successivo ritorno del nucleare. Sembra che non riusciamo a fermare il pendolo nucleare dall'oscillare.

Ma per una seria politica energetica per il paese c'è bisogno di un consenso ampio e basato su valutazioni approfondite. Solo così si può ottenere quel clima di stabilità e di certezza che permette agli investitori di fare scelte lungimiranti. Invece, stiamo sbagliando tutto: guardate cos'è successo con il fotovoltaico, con il governo che ha fatto del suo meglio per creare incertezza e per distruggere un'industria in crescita che stava dando lavoro a decine di migliaia di persone. Come è possibile gestire un paese in questo modo?

Allora, permettetemi una nota personale. Come la penso sull'energia nucleare l'ho detto più di una volta (per esempio qui, qui e qui e nel documento citato più sopra). La mia posizione è che l'energia rinnovabile è di gran lunga preferibile a quella nucleare per una serie di ragioni: meno costosa, più sicura, più semplice, più efficiente e non soggetta agli stessi problemi di approvvigionamento di combustibili. Tuttavia, non ho mai pensato che fosse il caso di dichiararsi "contro" il nucleare e quando mi danno di "antinuclearista" o addirittura di "storico oppositore del nucleare" mi si rizzano tutti i capelli in testa. Come tutti, ho le mie antipatie e le mie simpatie, ma se devo dare un contributo a questa discussione cerco di evitare questo tipo di semplificazioni.

L'altro giorno, mi hanno invitato a parlare sulla questione nucleare a un circolo ARCI non lontano da Firenze. Ho fatto del mio meglio per esporre il problema nella sue varie sfaccettature, tecniche, economiche, e anche strategiche. Ma ho visto con sgomento che è impossibile - ormai - parlare di nucleare in questi termini. Questo mi è successo più di una volta negli ultimi tempi. La gente non si aspetta un approfondimento del problema: si aspetta soltanto un si o un no deciso. Ormai, il problema è totalmente politicizzato.

Non mi fate parlar male delle persone che si sono riunite per sentirmi al circolo ARCI - assolutamente no; anzi, fatemi dire che sono eccellenti persone che ringrazio per avermi invitato e per avermi ascoltato con grande attenzione. Sono persone che, come me stanno cercando di farsi un'idea di quello che sta succedendo e che cosa possono fare per affrontare la situazione. Ma sono influenzati, come tutti, dal dibattito televisivo. E il dibattito televisivo non approfondisce la questione: la trasforma in uno scontro di piazza dove vince chi urla di più.

Allora, permettetemi di dire che se il problema deve essere posto in questi termini, io non ci sto. Non vi so dire adesso cosa farò esattamente il giorno del referendum; può darsi che farò come Gennaro Carotenuto che dice "voterò si, ma con gran pena," così come mi hanno detto che faranno molti dei miei colleghi. Oppure, può darsi che non prenderò nemmeno la scheda grigia sul nucleare. Non lo so e non è particolarmente importante. Quello che è importante è il futuro di questo disgraziato paese e non mi aspetto niente di buono se non troviamo un modo migliore di affrontare i grandi problemi che abbiamo davanti: quello energetico e quello climatico.

39 commenti:

  1. Condivido pienamente la sua preoccupazione al' "appecoramento politico" (oltre che emotivo) delle opinioni su questi temi, piuttosto che ad informarsi nello specifico su quello che sappiamo del pro e contro dell'uso di una certa tecnologia. Purtroppo informarsi costa tempo, impegno e la volontà di andare in fondo ai problemi, cosa che sembra essere appannaggio degli Italiani ancor meno che in passato. Speriamo che nel futuro questa tendenza cambi.

    Marco C.

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  2. Analisi perfetta. Putroppo è quello che sto notando anche io...lavoro nel settore dell'energia rinnovabile e quando cerco di esporre in maniera costruttiva un discorso sul nucleare si viene automaticamente classificati in uno dei "due" schieramenti. Ormai in Italia siamo assuefatti da calcio e politica a tal punto che non riusciamo più a capire che tra il nero e il bianco c'è anche il grigio, e che spesso i problemi e le possibili soluzioni sono molto complessi, non riducibili a un semplice SI - NO.
    Inoltre dal punto di vista tecnico vorrei far notare come il Nucleare non sia un concorrente delle energie rinnovabili, mentre anzi le due forme di energia siano complementari fra loro. L'energia nucleare è in grado di fornire un ottima capacità di carico di base, mentre per il soddisfacimento delle curve di picco il fotovoltaico si sovrappone perfettamente in modo complemetare alla curva costante del nucleare. (certo..il tutto aiutato da dei sistemi di backup energetico come bacini idrici per risolvere l'intermittenza energetica delle fonti rinnovabili).
    Quindi limitandosi al punto di vista tecnico l'utilizzo di nucleare + energia rinnovabile (fotovoltaico bufferizzato) sarebbe la soluzione ideale. Purtroppo però l'energia nucleare a fissione è dimostrata Antieconomica, Intrinsecamente non sicura, senza soluzione per le scorie e di difficile gestione sociale e politica.
    Quindi il mio SI al referendum sul nucleare non sarà motivato dal fatto che lavoro nel settore delle energie rinnovabili, perchè come detto prima non c'è una competizione fra i due tipi di fonti..ma anzi c'è una complementarietà, ma sarà motivato dal fatto che l'energia nucleare a fissione attualmente non è competitiva e ha troppi rischi e problemi irrisolti, ingestibili qui in Italia con la testa degli italiani.

    Leonardo Baldaccini

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  3. Ugo, fai benissimo a sottrarti a questo gioco al massacro, dove tutti sembrano avere apodittiche certezze, ma dovrai comunque fare l'abitudine a come siamo mentalmente strutturati noi italiani.

    Non voglio fare della facile "antropologia sociale", aè risaputo come siamo un popolo di "etichettatori", è qualcosa a cui non ci si può quasi sottrarre.

    Esistono coloro che si polarizzano nel rigettare le rinnovabili e abbracciare il salvifico nucleare (quello che ci dimezzerà la bolletta, chissà come e per quale miracolo), ed esistono anche coloro che al solo parlare di radiazioni cadono in preda al terrore, e credono che le rinnovabili riusciranno "agevolmente" a parare i conti con la nostra società dei consumi, senza rinunciare a nulla.

    Etichettarli di "destra" o di "sinistra" è un esercizio inutile, queste contrapposizioni comunque esistono, e derivano tutte, a mio modesto parere, dal vizio originale... quello di avere un sistema di pubblica istruzione che ha snobbato largamente il sapere scientifico, che è fatto di piccoli passi, di matematica e fisica, di ragionamenti distaccati e non emotivi, talvolta di compromessi insanabili fra contrapposte esigenze da ottimizzare.

    In mancanza di cultura scientifica, ci si schiera, e questo, in un paese dove il "partito" è l'unico riferimento, provoca estremismi e atti di fede. Talvolta fino al tifo calcistico.

    Tutto ciò lo vediamo tutti i giorni, non c'è modo di dire "non ci sto", bisogna saperci convivere.

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  4. D'altra parte trasmissioni molto seguite come Annozero chi chiamano in studio? Degli scienziati?
    No, un medico del PD, un cantante in collegamento, una signora del PdL che chiamarla signora è un'offesa a tutte le donne.
    Chi è stato messo a capo dell'agenzia per la sicurezza nucleare? Un fisico? No un oncologo!
    Penso che l'unica sia lasciare l'Italia se si vuole vivere in un paese che faccia una strategia energetica basata su dati oggettivi e non opinioni.

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  5. l'energia di base non può essere fornita delle centrali nucleari, perchè non possono essere spente. Fukushima docet. Vanno trovate altre soluzioni; i tedeschi stanno cercando di immagazzinare l'energia in eccesso nell'idrogeno, che è per se stesso, un vettote energetico, con il quale far girare le turbine alla bisogna. Non sarà pratico, ma vogliamo mettere le beghe senza soluzione del nucleare a confronto? La soluzione finale verrebbe dal risparmio, non possibile nell'economia consumistica; bisogna vedere però quello che succederà, quando il sistema collasserà. Può anche darsi che le cicale si trasformino in formiche. In fondo far di necessità virtù è la via più normale per passare dai comportamenti malsani a quelli corretti.

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  6. "Anonimo ha detto...
    l'energia di base non può essere fornita delle centrali nucleari, perchè non possono essere spente."

    La frase di sopra è sbagliata e non ha senso.

    Di seguito un estratto sul significato di carico di base:

    "Tipiche centrali per il carico di base sono le grandi centrali ad acqua fluente, quelle nucleari e, all’estero, quelle a carbone."

    fonte:
    http://www.futuroelettricita.ch/grandi-centrali/tipi-di-centrali/

    L.B.

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  7. Parole sante. Purtroppo siamo sempre in pochi ad avere quest'atteggiamento. Grazie dell'articolo.

    @Pippolillo:
    Chi è stato messo a capo dell'agenzia per la sicurezza nucleare? Un fisico? No un oncologo!

    Nemmeno, un chirurgo.

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  8. Forse una parte della presunta ideologizzazione è dovuta anche al fatto che coloro che come lei ne sanno di più aspettano Celentano per fare una dichiarazione di non voto o di incertezza - come Carotenuto (giornalista di faccende latinoamericane).

    Se gli italiani non si esprimessero sulla scelta nucleare o si rifiutassero di votare perchè odiano gli ingnoranti, ci troveremmo si un bel dramma, altro che quello della politicizzazione del tema. E quanti ignoranti ci sono allora, tra quelli che si vogliono astenere o che sono favorevoli al nucleare? - a me sembra che siano anche di più.

    Non ha neanche commentato il quesito referendario, e forse prima di sparare sugli ambientalisti (chi, quali?) poteva farci sapere se ritiene giusto l'istituto del referendum su tale questione.

    Rischiamo di non raggiungere il quorum su una questione che oltre ad essere scientifica e tecnologica è soprattutto politica (= vale la pena rischiare? chi è in grado di dimostrarci che non si rischia il disastro? Chi è in grado di dimostrare che non si rischia di gettare risorse e finanziamenti altrimenti utili a tecnologie pulite e a creare un più vasto campo di operatori dell'energia?) e lei si rifugia nella sua torre d'avorio. Perchè? Perchè non l'hanno invitata in TV?

    Per fortuna abbiamo altri autorevoli scienziati e tecnici che hanno avuto l'umiltà di schierarsi come tutti gli altri cittadini.

    John Galanti

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  9. di fatto ha ragione professore ma la Politrica non salvera' il genere umano e neppure gli scienziati che in fondo ci marciano, per quanto mi riguarda io sperimento solo su me stesso l' ipotesi della DECRESCENZA e costa fatica!
    esiste anche un aspetto psicologico da valutare e la psicologia non e' scenza, e la filosofia allora? L'uomo distrugge il proprio ecumene esattamente come tutte le altre specie animali!
    l'uomo distrugge l'utile, con le parole solleva sempre di piu' la conoscenza, e' inevitabile.
    Lo consideri uno sfogo e mi perdoni.
    Ammiro come sempre il suo lavoro, Grossi Guido

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  10. Galanti, mica è detto che le "faccende latinoamericane" impediscano di occuparsi di altre cose. La mia professione è fare il ricercatore universitario e da tutta la vita (non foss'altro per la continua frequentazione con università, studenti e docenti) mi interesso di come la società italiana si pone di fronte a questi temi.

    Comunque, non ne voglio fare una questione personale. Il fatto che si parli di sensazioni e non di fatti, di paure profonde e non di progetti, il fatto che siamo pieni di servizi sui reparti oncologici di Kiev (come se noi non ne avessimo) più che su come materialmente ripulire le nostre vite è straordinariamente indicativo.

    Credo di averlo scritto in maniera molto chiara: la paura del nucleare è una trappola per non inserire il "no" al nucleare stesso in un dibattito su di un modello di sviluppo da cambiare radicalmente. Ciò perché la maggioranza di quegli stessi che voteranno "sì" non hanno in agenda alcun cambio di modello di sviluppo, che giustamente costa fatica e problemi e se il consumismo non facesse i morti e feriti che fa quotidianamente ne saremmo ben felici.

    Allora, viva i referendum, ma convincere il popolo con le paure sapevano farlo anche i sanfedisti!

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  11. Francamente non capisco l'atteggiamento di chi pur ritenendo le energie rinnovabili "migliori" del nucleare, si avvia a votare si con fatica. Intanto perché come è ben noto i referendum hanno una validità di cinque anni il che certamente potrà portare a un dibattito e a una riflessione più approfonditi. In secondo luogo perché il nucleare che scaturirebbe da un referendum che non raggiungesse il quorum, sarebbe ovviamente il nucleare di Scajola e Romani, nonché quello di Silvio e Nicolas. L'energia non è di destra o di sinistra, ma chi poi concretamente ne detta piani, criteri e prassi è sempre di destra o di sinistra con le implicazioni che ne conseguono.
    Inoltre è inutile nascondersi che in tutto il mondo, Cina compresa, esiste un ripensamento sul nucleare che è cominciato già prima di Fukushima e che comprende molti fattori dai costi reali, molto più complessi da fare di quanto non si creda, alla sua effettiva sicurezza, alle difficoltà di gestione, alla scarsa trasparenza di informazioni che deriva essenzialmente dai giganteschi interessi in gioco.
    Non sono affatto un antinuclearista per principio, ma mi rendo conto che tra energie rinnovabili che richiedono una rete orizzontale e il nucleare che è invece verticalizzato al massimo, esiste una differenza anche politica e sarebbe ingenuo nasconderlo dietro una generica apoliticità dell'energia. Non a caso sul nucleare insistono le posizioni più liberiste e non solo guidate da interessi spiccioli, ma dalla necessità intrinseca della teoria economica.

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  12. E' triste dover notare che l'impoverimento del dibattito in Italia passa attraverso una cultura che potremmo definire appunto referendaria, che non va oltre il sì e il no, ancora più triste che questo situazione sia definibile come "politicizzazione" di un argomento, per non parlare di "visione ideologica".
    Le scelte spesso hanno qualcosa di tragico, nel senso greco del termine, stare con Antigone o con Creonte? Mah, si corre addirittura il rischio che persino Sofocle passi per un opportunista equidistante!

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  13. E bravo Galanti - proprio quello che mi ci voleva stamattina. Anni e anni di lavoro sulle rinnovabili, sul nucleare e sul clima, articoli, post, petizioni. Mi sono esposto in prima persona e ne ho anche ricevuto minacce di morte. E poi, arriva uno che mi dice che me ne sto nella "Torre d'Avorio". Che ti devo dire? Grazie e divertiti con il tuo referendum.

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  14. ".... Invece, stiamo sbagliando tutto: guardate cos'è successo con il fotovoltaico, con il governo che ha fatto del suo meglio per creare incertezza e per distruggere un'industria in crescita che stava dando lavoro a decine di migliaia di persone. Come è possibile gestire un paese in questo modo?......."

    appunto, perchè crede che il governo lo abbia fatto? ( domanda retorica Lei lo sà benissimo il perchè... )
    solo questo basta per andare a votare SI, se poi proprio vuole ci aggiunga Fukushima........

    se non trova che questi argomenti siano validi e proprio vuole a tutti i costi spostarla sul piano più elevato, perchè quando avete avuto la possibilità di contattare direttamente un presidente di provincia ne avete fatto a meno....?

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  15. Condivisibile ovviamente nella sostanza, ma un dibattito serio in Italia non è possibile, a parte quello Celentano-Battaglia che in pratica ne sanno tanto uguale. E la gente non decide mai con il metodo Bardi. Lo dimostra il clima, i rifiuti, il calcio, la politica, qualsiasi cosa.
    Quindi il mio SI è urlato senza nessuna pena. Contro chi per primo racconta clamorose balle spacciandole per argomenti decisivi. Un governo serio avrebbe proposto prima un dibattito vero, portando argomenti a favore (se ci sono) e poi avrebbe sostenuto alla grande il referendum. Questa era la via. Invece ho visto solo balle, segreto di stato, tentativi ridicoli di boicottaggio e silenziamento, che solo Fukushima ha interrotto.
    Fallisse il referendum, dopo l'apocalisse giapponese, significherebbe dare carta bianca a chi per primo ha usato il metodo che Bardi contesta. E nessuno potrebbe mai più lamentarsi. Caro Bardi, il suo ragionamento è sicuramente valido, ma assomiglia tanto a "avrei voluto vincere la finale 4-0 giocando benissimo". Io mi accontento di vincere la coppa per 1-0 su rigore, giocando malissimo. Ci sta anche questo. Che poi il problema vero sia quello che lei indica, siamo completamente d'accordo. Ma mica viviamo su Marte. Mica si sceglie il campo di battaglia, ci si trova.
    AG

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  16. Caro AG, il tuo commento, come quello di molti altri, parte dall'ipotesi che - vinto il referendum con il "si" - il problema nucleare è risolto per sempre.

    Ahimé, la mia impressione è che la possibile vittoria del "si" non chiude affatto la partita. Anzi, ne inizia un altra molto più dura. La lobby del nucleare non si farà portar via così facilmente un business da almeno 25 miliardi di euro e probabilmente molto di più. E non è detto affatto che giochino onestamente.

    Quando ho parlato a quel circolo ARCI, come dicevo nel mio post, ho paragonato il referendum a portar via un osso dalla bocca di un cane. Ci puoi anche riuscire, ma devi aspettarti che il cane cercherà di morderti.

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  17. Sia il prof. Bardi che il giornalista Carotenuto non hanno spiegato cos'è che non va nel prendere una posizione sul referendum. Il fatto che a votare ci possano andare anche gli ignoranti, non diminuisce le ragioni dei promotori. Se Bardi si meraviglia di quel che ho detto sopra, io mi meraviglio che un esperto, che da anni lavora sulle rinnovabili, sul nucleare e sul clima, poi non sappia che fare con la scheda. Se Carotenuto ci ammonisce sulla necessità di cambiare modello di sviluppo, io - che sono d'accordo - non comprendo come si possa farlo con un referendum, che rappresenta solo un piccolo passo, o meglio un'indicazione, sulle politiche dei nostri giorni. Mi sembra che si carichi la propria scelta al referendum di aspettative che vanno oltre il referendum stesso.

    E visto l'interesse di Carotenuto per le questioni energetiche, oltre che quelle dell'America Latina (fatto che apprezzo molto), poteva avviare una discussione nel suo blog sulle scelte brasiliane in materia di conversione delle foreste ai biocarburanti, di dighe ciclopiche e del nucleare brasiliano, per fare un esempio.

    Infine, il referendum non l'ho promosso io, quindi non è mio, e i suoi risultati non mi divertono, semmai mi lasciano in apprensione.
    Un risultato che invalidi il referendum o in cui prevalga il No mi sembra peggiore di un risultato in cui prevalga il SI.

    Da una parte nessuno vi ha rimproverato di non andare a giro con le bandierine del SI, dall'altra forse qualcuno si aspettava meno incertezza e suscettibilità da parte vostra sull'argomento.

    John Galanti

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  18. " ...... un dibattito serio in Italia non è possibile, a parte quello Celentano-Battaglia che in pratica ne sanno tanto uguale. E la gente non decide mai con il metodo Bardi. Lo dimostra il clima, i rifiuti, il calcio, la politica, qualsiasi cosa. "

    Appunto.......

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  19. Beh, se non chiude la partita un bel deciso SI al referendum, figuriamoci il fallimento del quorum. E come dire "ACCOMODATEVI... fate pure tutto quello che volete... a noi non frega niente".
    Certo che si vuole portare via l'osso! è proprio questo il punto!!! Se lo vuoi DEVI mordermi!
    ... "non è detto affatto che giochino onestamente" APPUNTOOOOOO!!!!!!!
    AG

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  20. Cari signori, il referendum principale e' sull'acqua e sulla salvaguardia del controllo dei cittadini su questa risorsa vitale.

    Secondariamente, si parla di nucleare e di qeull'aborto giuridico del legittimo impedimento.

    So potra' anche studiare una faccenda per anni e discernere le mille tonalita' di grigio, ma i nostri sistemi decisionali generali si basano su scelte, si o no.
    Questo si o no riguarda una legge che ritengo inutile e dannosa, appunto perche affronta la questione del ritorno al nucleare in italia con modalita' irresponsabili.


    Caro signor Bardi, penso che avrebbe meno remore se andasse a leggersi la normativa sul nucleare, che dovrebbe essere abolita o meno.

    Se prende questo referendum come un decisione da vita o morte per il nucleare italiano tout court, cade proprio nello specifico errore di ideologizzazione che sta' denunciando.

    Conosco benissimo le problematiche del peak oil e del global warming. So che non si possono fare politiche serie con le estremizzazioni. Ma non confondiamo i termini. QUi si tratta di rimuovere una estremizzazione legislativa in materia nucleare in maniera inequivoca.

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  21. Da uno che ha vissuto (e che ha familiari ed amici che hanno vissuto) in un paese dove ancora la libertà di espressione pur sempre migliore rispetto a quella di nazioni vicine e confinanti, vi dico che ESPRIMERE LA PROPRIA OPINIONE PER VIA REFERENDARIA O PER VIA DI ELEZIONI PURE E SEMPLICI è il massimo che un popolo civile può avere.
    Sia il referendum che le elezioni politico-amministrative sono stati resi possibili grazie al sacrificio di migliai di esseri umani.

    Per me BEN VENGA IL REFERENDUM, non importa che voi votiate SI o NO basta votare, è un diritto sacrosanto della nostra Democrazia non ci facciamo del male, tanto come vanno le cose è molto meglio andare avanti a colpi referendari piuttosto che a sciabolate e cannonate
    Toufic

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  22. Mi dispiace, ma sono profondamente deluso da questo post e spero di non averlo compreso appieno.
    Secondo me è sbagliato associare il Si ed il No alla sinistra e alla destra, rispettivamente, bisognerebbe piuttosto associare la corrente degli astensionisti agli antidemocratici e gli altri (quelli che invitano al voto, qualunque esso sia) ai democratici, più o meno quel che dice Luca De Biase...
    http://blog.debiase.com/2011/06/referendum-lingiustizia-del-qu.html

    Per quanto mi riguarda, sarò uno di quelli che andrà a votare prima di mezzogiorno, giusto per aumentare il numero delle avanscoperte, non si sa mai ci fosse bisogno del giusto stimolo!

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  23. Prof. Bardi
    che bruttissima posizione !
    Guardi che, se proprio fosse necessario, anche dal NO si potrà tornare indietro ma ora votiamo questo NO e puntiamo sulle rinnovabili come in Svizzera e in Germania. Poi vedremo, se non sarà possibile quadrare i conti si tornerà a parlare di nucleare (magari più evoluto).

    Il NO è importante proprio perchè è emozionale e sull'onda dell'emozione chissà che anche in Italia non si sblocchi qualcosa.

    Con la razionalità pura non si va da nessuna parte; l'uomo è animale politico, sociale e altamente istintivo. Non si governa solo con le formule o con i modelli matematici, occorre anche cuore e sentimento.
    O anche lei è tra gli scienziati che ritengono si dovrebbe vivere di sole scelte razionali, condivise, prudenziali ecc. ? Ma ci pensi un attimo, quando mai la storia umana è stata decisa esclusivamente da tali criteri ?
    Un caro saluto.

    Telegraph Cove

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  24. ps. mi sorge il dubbio che potrei essere male interpretato.
    Quando dico NO intendo NO al nucleare che sulla scheda elettorale equivale a votare SI. Spero di non aver creato confusione.

    Telegraph Cove

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  25. Suggerisco di guardare questo documento pdf "13 domande sul nucleare" scritto da sergio zabot e carlo monguzzi, liberamente scaricabile.

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  26. Il nucleare è stato imposto dai militari, lo toglierà di mezzo la politica ideologizzata: è già un miglioramento.
    Vedasi il caso più blando ovvero le leggi speciali del generale De Gaulle in Francia, al quale si devono impianti immani e progettati malissimo come quello di Marcoule che necessiterà 42 anni in totale per lo smantellamento e 5,5 miliardi di Euro (se mai nel 2037 avranno materie prime e un tessuto industriale serio ed efficiente che potrà smantellarlo fino alla fine... Dubito...), quando ha funzionato nemmeno 40 anni producendo plutonio per qualche bomba e poco altro per accendere trenta lampadine di notte che tutti dormono.

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  27. "Ci voleva del coraggio per disegnare un istituto come il referendum in una Costituzione che pone il Parlamento al vertice delle istituzioni. Bisognava avere una fede davvero profonda nel popolo, per permettergli di abrogare una legge approvata dai suoi rappresentanti, che, in teoria, dovrebbero “saperne di più” del popolo medesimo. Eppure i Costituenti ebbero questa fiducia, e il referendum, di fronte all'arroganza che talvolta accieca la maggioranza parlamentare, rimane una risorsa ed una speranza, spesso efficace.

    Ci voleva del coraggio per “scippare” il referendum sul nucleare ai cittadini, come ha cercato di fare il governo con il decreto “omnibus” dell'aprile scorso: un colpo di penna sulle norme oggetto del quesito, et voilà, come si fa a votare per abrogare una norma che io stesso ho già abrogato? Ci voleva del coraggio per compiere questo furto di democrazia, così smaccato che accanto all'abrogazione (fasulla) delle norme oggetto del quesito, si accompagnava la strizzata d'occhi del “poi ne riparliamo”, l'importante è che per adesso non si voti, tra un anno si riparte, voglio vedere se si metteranno di nuovo a raccogliere le firme e percorrere tutta la via crucis della procedura. Eppure questo coraggio l'ha avuto proprio colui che da anni si atteggia a sacerdote della sovranità del popolo, a custode della sua volontà, a demiurgo sciolto da ogni vincolo in nome di questa investitura.

    Ci voleva del coraggio a contrastare legalmente questo furto, come ha fatto la Corte di Cassazione il primo di giugno. Eppure ha potuto farlo, perché un altro organismo previsto dalla saggezza dei Costituenti (la Corte costituzionale) aveva già in passato detto chiaramente che certe furberie non erano ammesse dalla nostra Carta fondamentale. Anche allora (si era nel 1978, e si trattava di un referendum inteso a colpire la legge Reale sull'ordine pubblico) il governo aveva sostituito una norma oggetto del referendum con una ancora più pesante, e la Corte aveva scritto che soltanto se la nuova disposizione andava nella direzione voluta dai promotori del referendum, questo non si doveva più tenere; in caso contrario il quesito si spostava sulla nuova normativa. Era stata tassativa, la Corte: “la consultazione deve svolgersi pur sempre, a pena di violare la Costituzione”: e questo è stato il punto d'appoggio sul quale ha fatto leva la Corte di cassazione nel restituire la parola ai cittadini.

    Ci vuole del coraggio, ora, per non andare a votare. In passato i referendum a grappoli hanno infastidito e allontanato i cittadini, spesso erano astrusi o banali, comunque troppi. Ma ora non è così, sono in causa principi fondamentali: la salute nostra e dei nostri successori (il nucleare), la sottrazione di un bene comune preziosissimo alle mire speculative (l'acqua); l'eguale soggezione di tutti alla legge (il legittimo impedimento).
    Ci vorrebbe un bel coraggio ad andare al mare. Spero che non l'avremo.

    Elvio Fassone
    Magistrato di Cassazione


    http://qualenergia.it/articoli/20110607-referendum-ci-vuole-coraggio-non-votare-nucleare-acqua-legittimo-impedimento-quorum

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  28. il commento precedente è sparito....


    http://qualenergia.it/articoli/20110607-referendum-ci-vuole-coraggio-non-votare-nucleare-acqua-legittimo-impedimento-quorum

    giotrike

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  29. In tv il dibattito sull'energia si fa sempre più acceso: "Subbaqui inventano l'energia del fututo? CENTRALI NUCLEARI SUBBAQUE! su rieduchescional channel!"

    4SI1213GIUGNO

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  30. Torno caldamente a consigliare il documento che ho segnalato pochi post fa
    "13 domande sul nucleare", di Sergio Zabot e Carlo Monguzzi.

    E' letteralmente abbacinante: per chiarezza, pacatezza e per inesorabilita' delle argomentazioni.

    E ovviamente e' un testo molto ben documentato.

    Solo la parte, sulla competitivita' economica del nucleare (seconda domanda), secondo me basta e avanza a chiudere il discorso.

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  31. Questione di destra sinistra..????
    E anche se fosse, buona ragione per andare oltre e guardare la questione.
    Non ci credo comunque.
    “La gente” comincia a disaffezionarsi e capisce di giorno in giorno di più che la famigerata destra e sinistra dei piani cosiddetti superiori esiste prima di tutto per dividere ed imperare.
    Basti vedere la politiche scelte in Toscana rispetto all' acqua.
    Incorporare una transnazionale che cura la nostra rete iridica? E di sinistra?
    Auto-screditarsi dicendo che gli amministratori pubblici eletti non siano capaci di gestire bene le nostre acque ,quindi ben' venga la mano risanatrice globalista, è di sinistra? (Parole sentite da qualche dirigente della regione).
    Il referendum non risolve ancora nulla, ha soltanto acceso una discussione, favorisce una presa di coscienzioso più ampia e favorisce comunque una ripresa di spirito partecipativo ormai quasi estinto.

    Fukushima sta insegnando i costi della scelta nucleare. La pericolosità e complessità di questa scelta nonostante tutta la drammaticità degli eventi è stata soltanto sfiorato. Basti pensare al trasporto del combustibile che attraversi il pianeta tutti i giorni. Basti pensare alla rete di “sicurezza”che implica scelte militari di una complessità impressionante, per gestire questo tipo di energia.
    Ed è stata chiamata atomica pacifica o civile.

    Le risorse disponibili ( frutto del lavora della gente intendo) se non vengano adoperate in una direzione innovativa qui ed ora, allontanano in maniera impressionante l'occasione di un risanamento.

    Non mi pare che ci sia tempo da perdere, è ora di decidere veramente verso quale mondo si vuole andare, e non sarà ne di destra ne di sinistra.

    Maria H.

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  32. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  33. ...meglio una scelta politicizzata (anche se la politica odierna mi ribrezza abbastanza, ma sarà anche una mia responsabilità se me la ritrovo tra i piedi), che una non scelta come quella del petrolio ...la consapevolezza che il referendum sia solo un primo passo e non l'ultimo e meno faticoso ...beh questo non dovrebbe esimerci dal compierlo...

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  34. ...meglio una scelta politicizzata (anche se la politica odierna mi ribrezza abbastanza, ma sarà anche una mia responsabilità se me la ritrovo tra i piedi), che una non scelta come quella del petrolio ...la consapevolezza che il referendum sia solo un primo passo e non l'ultimo e meno faticoso ...beh questo non dovrebbe esimerci dal compierlo...

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  35. Come vedete e' finita, ed il voto non e' stato ne' di destra ne' di sinistra, dato che hanno votato in egual misura.

    Il nucleare dovra' attendere, avanti con le rinnovabili, please.

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  36. @Ugo
    "non ci sto"
    e altri 24 milioni nemmeno

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  37. Ottimo post, Ugo, lucido e centrato come sempre.
    Mi rincresce dire che temo che tu abbia fin troppa ragione nella tua visione pessimistica della capacità dell'Italia di prendere decisioni lungimiranti e stabili su temi tanto centrali, urgenti e importanti come l'energia e l'ambiente.

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  38. P.S. comunque, per il momento, bene che ALMENO abbia vinto il SI!

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