Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 9 maggio 2011

ASPO-9: il fantasma del cambiamento climatico



L'associazione per lo studio del picco del petrolio, ASPO, ha ormai più di 10 anni di storia, essendo stata concepita da Colin Campbell per la prima volta a una conferenza in Germania nel 2000. In questi anni, ASPO è cresciuta a partire da un piccolo gruppo di geologi petroliferi, diventando una notevole di persone altamente qualificate in vari campi della scienza. Ora, la IX conferenza ASPO in Brussels è terminata. Organizzata da ASPO-Belgio e ASPO-Olanda, ha presentato oratori di alto livelli, presentazioni interessanti e un'udienza interessata e attiva.


Tuttavia, un fantasma aleggiava sulla conferenza: quello del cambiamento climatico.

Non che non se ne sia discusso. Gli organizzatori hanno fatto un buon lavoro nel dare visibilità nel programma a una presentazione di Jean-Pascal van Ypersele, vice-presidente dell'IPCC. Nella prima sessione della conferenza, Van Ypersele ha dato una buona presentazione di quello che sappiamo oggi sul cambiamento climatico. Ma la visione dell'IPCC, apparentemente, non è la stessa di quella di ASPO e il contrasto è venuto fuori durante la discussione. Kjell Aleklett, presidente di ASPO, ha accusato Van Ypersele e l'IPCC di seguire un approccio"business as usual." Avendo trascurato il picco del petrolio (e di tutti i combustibili) negli scenari, Aleklett ha sostenuto che l'IPCC sta presentando degli scenari non realistici e eccessivamente pessimistici.

Aleklett non aveva torto a sollevare il problema e ha il merito di essere stato uno dei primi a far notare la contraddizione. Tuttavia, il problema è molto più profondo di quanto non se ne potrebbe dedurre da una visione semplicistica che vede il picco del petrolio come la salvezza dal riscaldamento globale, come Aleklett sembra volerci dire in alcune delle sue dichiarazioni. Può darsi benissimo che molti degli scenari dell'IPCC siano scorretti in questo senso, ma è anche vero che l'IPCC produce correttamente un "ventaglio" di scenari che considerano molteplici possibilità.  Basarsi su certe proiezioni specifiche sul "picco dei combustibili" per negare of sottovalutare gli avvertimenti dell'IPCC è un gioco pericoloso. Secondo gli studi su questo argomenti (vedi questo mio articolo) anche prendendo in considerazione una visione "stile ASPO" della disponibilità futura di combustinbili, arriviamo comunque pericolosamente vicini alla soglia del "cambiamento climatico irreversibile". I modelli non possono determinare con certezza dove si trova questa soglia, ma potrebbe essere molto più vicina di quanto pensiamo, anche tenendo conto del picco del petrolio. In effetti, la IPCC potrebbe benissimo essere troppo cauta nelle sue stime degli effetti dei feedback positivi che risulterebbero, per esempio, dal rilascio di metano dal permafrost. .

Il cambiamento climatico e il picco del petrolio non sono entità separate: una è lo specchio dell'altra. Sono due "forcing" importanti che hanno effetti sull'ecosistema e sono destinati a interagire l'uno con l'altro in modi difficili da prevedere. Potrebbe darsi che il picco del petrolio rallenterà le emisisioni di CO2 e, allo stesso tempo, il riscaldamento globale avrà effetti negativi sull'economia, riducendo ulteriormente le emissioni. Questi due effetti combinati ridurrebbero la minaccia del cambiamento climatico irreversibile. Ma la loro interazione potrebe essere più complessa e condurre a effetti opposti. Per esempio, Euan Mearns ha correttamente notato nella sua presentazione alla conferenza che persino l'efficienza energetica, una strategia apparentemente benigna per risolvere il problema del picco del petrolio, potrebbe in effetti peggiorare la situazione liberando risorse che potrebbero essere utilizzate per bruciare ulteriori quantità di combustibili fossili. E, ovviamente, il sistema economico potrebbe rivolgersi a combustibili sporchi e inefficienti per compensare il declino della produzione petrolifera. 
Il problema è apparso con grande chiarezza con la presentazione di Darren Bezdek, coautore con Robert Hirsch di uno studio sulla mitigazione del picco del petrolio. Nel mondo di Bezdek e Hirsch, il cambiamento climatico non esiste e non c'è altra soluzione alla minaccia del picco che aumentare la produzione di combustibili liquidi con metodi come la trasformazione del carbone, del gas, o dell'estrazione dalle sabbie bituminose. E' un buon esempio di "pensiero linear, (opposto al concetto di "pensiero sistemico, o dinamico") che vede un problema e la sua soluzione come isolati, senza preoccuparsi del sistema nella sua intereza. In questo caso, passare ai combustibli sporchi, come suggerit da Bezdek, vorrebbe dire un aumento importante delle emissioni di gas serra con effetti imprevedibili (ma quasi certamente orribili) sul sistema climatico. Sperabilmente, uno scenario del genere non sarà mai messo in pratica, ma il solo fatto che venga proposto è preoccupante. L'udienza di ASPO-9 è parsa preoccupata su questo punto. La presentazione di Bezdek è stata fortemente criticata nel dibattito e i commenti più negativi hanno ricevuto applausi a scena aperta.

In fin dei conti, è proprio l'approccio "picco del petrolio" che può essere accusato di prendere un atteggiamento "business as susual" Dopotutto, se è vero che gli scenari dell'IPCC non prendono in considerazione il picco, è anche vero che la maggioranza degli scenari focalizzati sul picco non prendono in considerazione il cambiamento climatico. In effetti, nella maggioranza delle presentazioni sul picco che si sono sentite a ASPO-9, la questione climatica non è stata menzionata.

C'è qualcosa di sbagliato con ASPO se questo problema è rimasto un fantasma, visto occasionalmente, ma nascosto la maggior parte del tempo? Probabilmente no; è soltanto una difficoltà oggettiva quella di fronteggiare l'enorme problema dell'influenza umana sull'ecosistema. Tutti tendiamo a specializzarci in qualche cosa; è il normale destino di un professionista. Ma, quando è il momento di capire il comportamenteo di un sistema dove molteplici effetti interagiscono fra loro in una cascata di feedback, è difficile rendersi conto dei limiti della nostra visione. Quindi, è normale che gli specialisti nel picco del petrolio non riescano a includere il cambiamento climatico nella loro visione, così come i climatologi tendono spesso a trascurare il ruolo del picco nei loro scenari.

Alla fine della conferenza, i problemi che abbiamo di fronte sono stati ben riassunti da Philippe Lambert, rappresentante dei verdi al parlamento europeo, che ha elencato una serie di gravi problemi che ci troviamo davanti. Non solo il picco del petrolio e il cambiamento climatic, ma anche la disponibilità di acqua. la sovrappopolazione e la perdita di biodiversità (e non ha menzionato la minaccia delle armi nucleari). Nessuno di questi problemi può essere risolto se lo vediamo come isolato - concentrarsi su un singolo problema può peggiorare la situazione con gli altri; come quando si propone di sostituire il petrolio con combustibili sporchi e a forti emissioni di gas serra.

Quindi, siamo di fronte a enormi problemi e spesso non abbiamo l'atteggiamento giusto per capire quali sono le soluzione. Vedremo cosa succederà nei prossimi anni, ma le probabilità che prendiamo la strada giusta verso la sostenibilità non sembra molto alta. Ricordiamoci comunque che si può vivere senza petrolio; i nostri antenati sono vissuti così per migliaia ddi anni. Ma i nostri antenati non sono mai vissuti in un mondo due gradi più caldo di quello attuale. E, sicuramente, non potremmo sopravvivere in un mondo che è più caldo di 6 gradi rispetto all'attuale. Forse il picco del petrolio ci salverà da questi scenari estremi, ma non lo possiamo sapere con certezza.

6 commenti:

  1. Penso che i tecnici e gli specialisti debbano fare il loro lavoro ed anzi rimanere proprio confinati alle loro competenze.
    Compito della politica e sentire e creare una sintesi dei vari scenari proposti per fare in modo che nostra società non collassi.
    Certo tutto questo in un mondo ideale dove i politici sappiano fare il loro mestiere per il bene comune e non per l'arricchimento personale o dei loro amici.

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  2. Piu' una societa' e' grande, meno e' capace di prendere decisioni radicali, questa e' l'amara conclusione che ho tratto dai libri di Jared Diamond. L'auotore del libro e' meno pessimista, perche ritiene che noi in quanto comunita' globale siamo molto meglio informati sulle conseguenze delle nostre azioni, e siamo in grado di studiare quello che e' successo nel passato.

    Temo che Jared stia grossolanamente sopravvaluntando la nostra capacita' di utilizzare criticamente le informazioni in nostro possesso. In primo luogo, la liberta' di informazione al momento e' sotto l'attacco combinato di tutti gli attori politici mondiali, e non sto parlando solo della cina.
    Siccome l'informazione e' potere, il controllo dell informazione diventa uno strumento essenziale, da combatterer tramite le armi del controllo delle fonti di massa (televisioni) e la disinformazione strutturale.
    Combiniamo questo dato di fatto con altri due elementi: le persone al potere tendono a preservare lo status quo, perche' e' cio che meglio garantisce la conservazione del potere; le persone tendono a credere di piu' in cio che li rassicura, e niente rassicura piu' dello status quo.
    Questo insieme di domanda e di offerta, e' una diga formidabile che si oppone a qualunque decisione di cambiamento forte.

    Come ogni diga che si rispetti, questa non fa che accumulare energia dietro di se. Se i meccanismi di accumulo sono quelli poderosi del global warming e del peak oil, non esiste diga abbastanza alta e robusta da resistere per sempre.
    Pero' la nostra diga e' davvero molto alta e molto robusta. E non solo, stiamo cercando di renderla ancora piu' alta e robusta.

    Questo implica che quando cedera', i danni saranno incalcolabili.

    Certo, una minoranza di persone sta costruendo valvole e valvoline di sfogo in questa diga, ma direi che non c'e' partita.

    IL semplice confronto fra masse brute di persone che continuano ignare nella vita di ogni giorno rispetto a quelle che cercano di modificare i propri comportamenti e' a senso unico.

    E' semplice questione dinamica, di dinamica dei sistemi.

    Il Cub di Roma ha potuto fare quelle previsioni di scenario cosi' buone a quaranta anni di distanza perche' i meccanismi sono estremamente robusti e difficili da influenzare.

    Per le ragioni sopra espresse, ritengo che saranno validi anche fra altri venti anni, quindi dobbiamo ragionare usando gli elementi forniti da quello scenario.


    Saluti
    Phitio

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  3. >Ricordiamoci comunque che si può vivere senza petrolio; >i nostri antenati sono vissuti così per migliaia ddi >anni.

    Ricordiamoci anche che i nostri antenati non erano 8 miliardi. E che solo due secoli fa o poco più la popolazione era 10 volte più piccola di quella attuale.

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  4. Torno a ripetere che Aspo, che ha centrato lodevolmente in pieno l'obbiettivo di modellizzare l'estrazione degli idrocarburi e altre risorse, dovrebbe estendere il suo impegno redigendo una linea di azione condivisa e che sia valida per privati cittadini ed istituzioni pubbliche e private.

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  5. ma il clima cambia per colpa del petrolio?

    mah!


    http://www.astronomia.com/2011/05/04/indagato-il-riscaldamento-globale/

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  6. @ Arturo
    la tua fiducia nella democrazia è ammirevole e ridicola nello stesso tempo. Aspo ha già fatto il suo dovere, ma il business è l'oppio di tutti, pubblici e privati.

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