Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 30 gennaio 2011

Gli errori di Al Gore: messaggio e messaggero nella comunicazione sul riscaldamento globale

Al Gore è grasso, Al Gore va in aereo, Al Gore consuma energia. Argomenti ripetuti fino alla nausea dai contraristi ma che sono un'indicazione che Al Gore ha sbagliato qualcosa di importante nel presentare la sua immagine nel dibattito in corso. (fonte)


Anni fa, mi ricordo che mio zio mi disse, "Io voto per Berlusconi; se è diventato ricco lui, vedrai che ci farà diventare ricchi anche noi".

Potete essere daccordo o no con mio zio, ma non si può negare che lui aveva percepito correttamente il messaggio che Berlusconi stava dando - e tuttora sta dando - al pubblico.

Berlusconi ha capito benissimo che il messaggero è parte integrante del messaggio. Il suo presentarsi come avvolto nel lusso e la sua pretesa prestanza sessuale sono parte integrante del suo messaggio. Ed è proprio il messaggio che aveva capito mio zio: "se io sono ricco, potente e ho tante donne" ci comunica Berlusconi, "lo potete essere anche voi".

La coerenza fra messaggio e messaggero è una delle ragioni del successo di Berlusconi. Certo, con le donne, sembra che ultimamente abbia esagerato, e non di poco. Ma il fatto che non ci siano reazioni contrarie particolarmente forti nell'opinione pubblica indica che, nel complesso, la sua strategia continua a funzionare.

Berlusconi non è l'unico che ha capito come gestire la propria immagine. In effetti, una delle strategie più efficaci nella comunicazione per il comunicatore è di immedesimarsi nel messaggio. Ci ricordiamo di George Bush Jr. che è apparso vestito da pilota da caccia su una portaerei per dare il suo messaggio di "missione compiuta" in Iraq. Bush guerriero è forse anche più improbabile di Berlusconi stallone (perlomeno, non puoi comprare in farmacia delle pillole che ti fanno diventare pilota da caccia). Ma anche Bush tendeva a dare un'immagine coerente con la sua politica di potenza militare. In politica, è l'immagine che conta, non la sostanza. Qui, il successo per Bush è stato di breve durata, ma indubbiamente c'è stato.

Ci sono molti altri esempi di leader la cui immagine è coerente con la loro politica - anzi, questa è un requisito cruciale per poter essere un leader. Non è necessario dare un'immagine di grande potenza sessuale o militare. Gandhi, per esempio, con la sua magrezza e il suo lenzuolo di lino addosso dava esattamente l'immagine che voleva dare quando chiedeva sacrifici al popolo indiano. A ognuno la sua immagine. Sarebbe stato sbagliatissimo per Gandhi presentarsi circondato da ragazzine in minigonna, così come per Berlusconi lo sarebbe presentarsi vestito soltanto di un lenzuolo di lino.

Ora, il punto che vorrei discutere qui è la comunicazione di un messaggio che è vitale per la nostra stessa sopravvivenza. Questo messaggio è quello della realtà del cambiamento climatico causato dall'uomo e dalla necessità impellente di prendere provvedimenti per ridurne gli effetti negativi.

Abbiamo detto che messaggio e il messaggero sono strettamente correlati. Qui, ci rendiamo conto che quello che è forse il messaggero principale sulla questione del riscaldamento globale, Al Gore, ha fatto dei gravi errori. Non è riuscito a dare un'immagine di se coerente con il messaggio che cercava di dare.

Quello sul riscaldamento globale è un messaggio che parla di sacrifici. Per quanto si possa indorare la pillola, questa cosa non la puoi ignorare. E, allora, ci voleva un'immagine appropriata. Non che Al Gore si sarebbe dovuto presentare vestito solo di un lenzuolo di lino come Gandhi, ma certamente ha trascurato il problema. Il fatto di essere grasso, di avere estese proprietà, di non negarsi niente di quello che i ricchi possono avere (incluso divorziare dalla moglie per una donna più giovane) - sono tutte cose poco coerenti con il messaggio della necessità di sacrifici. Su questo punto, le forze dell'anti-scienza hanno potuto montare facilmente una campagna aggressiva di denigrazione che è risultata piuttosto efficace.

Il problema si pone anche per quelli che sono i tipici messaggeri del cambiamento climatico: gli scienziati. Se ci pensate sopra, vedrete subito che il tipo di immagine che danno di se gli scienziati non è adatto a parlare di sacrifici. Lo scienziato, nella comune visione, è una figura benevola e anziana, tipo Einstein o il suo alter-ego filmico, Doc Emmett Brown di "Ritorno al Futuro". In questa immagine, lo scienziato viene fuori come il "nonno buono" che ti porta al negozio di giocattoli e ti compra quello che vuoi. Così, lo scienziato nel suo laboratorio inventa tutti quei bei giocattoli che ci piacciono tanto: telefonini, tv a grande schermo, videogames, e tutto il resto. E' la figura di Babbo Natale - che poi in pratica è più un nonno che un padre (e, infatti, in Russia, Babbo Natale viene chiamato "Nonno Gelo").

Se a tutto questo si aggiunge che lo scienziato in media trascura completamente il problema della comunicazione, convinto che basti "far parlare i fatti," allora vediamo che non ci siamo proprio. Non c'è troppo da stupirsi della reazione rabbiosa, addirittura violenta, che si è scatenata quando gli scienziati hanno cercato di dire alla gente che erano necessari dei sacrifici per fronteggiare il riscaldamento globale. E' un'incoerenza di presentazione; uno scollamento fra messaggio e messaggero. E' come per dei bambini prendersi uno scappellotto dal nonno: non si fa, non è nel personaggio. E' come se Babbo Natale portasse veramente il carbone: in pratica non succede mai.

Quindi, dobbiamo ragionare su queste cose; è vitale. Dobbiamo capire che con il messaggio che stiamo cercando di dare non possiamo più presentarci come dei piccoli Babbo Natale o - peggio - come dei nerd che bisogna lasciare in pace, tanto sanno loro cosa fare.

Curiosamente, quale immagine dobbiamo prendere ce lo fa vedere proprio Al Gore. Nel suo film "una scomoda verità" aveva fatto tutto bene; incluso scegliere il modo di presentarsi. Se ci pensate sopra, il momento più bello e più toccante del film è quando Al Gore ci racconta della sua famiglia; di quando si era preoccupato che suo figlio potesse morire. Ne viene fuori un'immagine sincera di una persona preoccupata. E' la figura del padre. 

Siamo arrivati al nocciolo della faccenda: chi è che ti può chiedere dei sacrifici nella tua vita? Tipicamente è tuo padre. E' una persona che non può agire altrimenti che per il tuo bene e che, proprio per questo, ti può chiedere - e anche ordinare - di non fare delle cose che tu invece vorresti fare; dal rubare la marmellata al mangiarti la torta alla crema tutta intera.

Il buon genitore è una figura nella quale hai fiducia e proprio per questo accetti da questa figura anche dei rimbrotti o delle richieste di sacrifici. Pensate a una cosa: nella vita, chi è che vi può parlare di cose brutte come la morte, la sventura e il dolore? Tipicamente, è un religioso. E come lo chiamate un religioso, un prete o un frate? Lo chiamate Padre. Anche se non siete religiosi, sarete daccordo sul fatto che la Chiesa Cattolica in 2000 anni certe cose le ha imparate.

Ne consegue che chi vuole comunicare sull'argomento del cambiamento climatico, deve cercare di assumere un ruolo adatto. Non deve necessariamente assumere il ruolo del padre, ma comunque quello di una persona di fiducia che ti può dare un consiglio disinteressato - per il tuo bene.

Ovviamente, bisogna evitare di scivolare nel paternalismo: se uno vuol prendere un ruolo del genere, non lo può pretendere; deve meritarselo. Ovvero, deve meritarsi la fiducia dei suoi interlocutori. Non è soltanto una questione di immagine ma anche - e soprattutto -  di sostanza. Non siamo politici che controllano i media e anche se lo potessimo fare non sarebbe giusto farlo. Il modo migliore per avere fiducia da chi ti circonda è di essere una persona alla quale si  può dare fiducia.

Su questo punto, io credo che gli scienziati abbiano fatto l'errore di non apparire per quello che veramente sono - ovvero quasi sempre persone oneste, dedicate al loro lavoro, entusiaste di quello che fanno e che fanno per compensi finanziari modestissimi. Pensate a Rajendra Pachauri, presidente dell'IPCC. E' stato oggetto di un'infame campagna di denigrazione ma, a una verifica, ne è venuta fuori una persona ammirevole e di specchiata onestà. L'errore di Pachauri, tuttavia, è stato di essere soltanto una persona onesta e di non preoccuparsi a sufficienza anche di apparire come tale. Lui e moltissimi scienziati sono persone perfettamente adeguate al ruolo di figura di riferimento alla quale si può dare fiducia.

Si tratta allora di cominciare a pensare in questi termini. Tutti quelli di noi (anche se non sono scienziati) che si sentono addosso la responsabilità di salvare gli umani da loro stessi, devono pensare a presentarsi in modo adeguato. Vuol dire prima di tutto essere persone serie nel senso di sapere di cosa si parla, vuol dire lavorare seriamente e con impegno. Vuol dire agire in modo coerente con il messaggio. Non vuol dire andare in giro vestiti con un lenzuolo come Ghandi, ma dobbiamo mettere in pratica le cose che diciamo agli altri. Per esempio, se diciamo che bisogna emettere meno carbonio, non dobbiamo e non possiamo presentarci in giro con la SUV.

Io credo che queste cose tutti noi più o meno le stiamo facendo, ma dobbiamo fare di più per farlo sapere e dobbiamo comportarci in modo consistente. Anche nei dibattiti, è questione di acquisire un certo "stile". Alle volte, ti trovi di fronte a persone che si comportano come dei bambini che fanno le bizze. Con questi, non è necessario essere aggressivi, ma devi riconoscerli per quello che sono. Un bambino che ha una bizza può fare un gran rumore, ma un padre o una madre che gli vogliono veramente bene non gli daranno ragione per questo.

17 commenti:

  1. Molto gustosa la citazione della chiesa, in effetti i climatologi militanti sono un po come la chiesa, chiedono sacrifici e rinunce nell'immediato in cambio di una speranza dopo la morte. :-)

    A parte questo, quando leggo queste fini strategie di propaganda, mi viene sempre la curiosità di sapere qual'è l'obbiettivo da raggiungere e con quali mezzi.

    Fermare il riscaldamento si, ma come?

    Esiste un modo di fermare il riscaldamento senza condannare a morte miliardi di persone? o forse questi piccoli dettagli non meritano la considerazione dei climatologi?
    Qualcuno ha fatto degli scenari che prendano in esame i catastrofici effetti socioeconomici che potrebbe avere la vostra politica di lacrime, sangue, miseria e prostrazione? (amen)

    L'esperienza dei regimi comunisti dovrebbe aver insegnato che mettere il "bene comune" davanti ai diritti del singolo individuo causa solo morte e sofferenza.

    pablo

    RispondiElimina
  2. Ha ragione sul discorso mediatico.
    Però la linea di divisione è molto sottile.
    Facendo un esempio concreto penso a Luca Mercalli che spesso parla dei suoi pannelli solari (fotovoltaici e termici), dell'auto vecchissima, del serbatoio per il recupero dell'acqua piovana.
    Già così non è capito da molti.
    Poi vi sono quelli integralisti che girano solo in bicicletta anche d'inverno e qui il messaggio che danno è improponibile ai più.
    La cosa più difficile è dire ai ragazzi che fino adesso hanno avuto tutto il superfluo possibile dai propri genitori che la festa è finita.
    Non ho delle linee guida da proporre è tutto molto difficile.

    RispondiElimina
  3. Simpatica e autorevole saggezza.
    Questo devono diffondere le persone che propongono il cambiamento climatico, climatico nell'accezione comportamentale del termine.
    E, nell'ordine proposto:
    Prima la simpatia, quindi l'autorevolezza e infine la sostanziale saggezza,
    che anche se ultima, verrà sicuramente accettata perchè preparata dalle due doti che la precedono.
    Non dobbiamo mai scordare l'avvertimento,ormai già remoto ma assolutamente attuale, di Guy Debord.

    La nostra è la società dello spettacolo.

    E che cosa ci può essere di più grandioso, appassionante,tragicomico, di un'apocalisse climatica(nell'accezione meteorologica)in diretta, differita e mediaticamente rielaborata, tutto in caotica contemporaneità?

    Ma lo sai Ugo,senza nessunissima ironia, che il tuo nome e cognome sono perfetti per la notorietà mediatica?

    Che aria che tira?
    (la sgrammaticatura è voluta)

    Chiamate Ugo Bardi!
    Lo sa Bardi Ugo!

    Un saluto, Marco Sclarandis.

    RispondiElimina
  4. E poi, ultimo ma non minore,Ugo, hai anche il phisique du role per presentarti alle platee.
    (Comportati solo con un unghia di sana malizia)
    Vai Ugo!
    E' giunta la tua ora,
    volevo dire, il tuo momento di meritata gloria.

    Marco Sclarandis.

    RispondiElimina
  5. Pippolillo, perché uno che gira d'inverno in bici è un integralista? Forse perché adotta un comportamento antisociale? Me lo spieghi? Grazie.

    RispondiElimina
  6. Eddai, Marco..... il "physique du role"!! magari ce l'avessi! Per questa cosa, va meglio Schwartzenegger, che del resto sta facendo il suo mestiere piuttosto bene sul clima. Meglio di Al Gore!

    RispondiElimina
  7. Anonimo, sarebbe bello che usassi almeno un nickname, comunque...
    Chi gira in bicicletta d'inverno ha tutto il mio sostegno ma conosco alcuni che sono integralisti e che pretenderebbero che tutti facessero così.
    Personalmente non uso la bici per motivi di salute (freddo, umidità ecc.) ma mi sposto sempre con i mezzi pubblici qui a Torino.
    Volevo dire che bisogna fare attenzione dal punto di vista mediatico a lanciare certi messaggi, non tutti hanno vent'anni e sono in piena salute.
    È più chiaro adesso?

    RispondiElimina
  8. Pippilillo, tanto di cappello a te che usi i mezzi pubblici.
    Spesso però è la pigrizia e non motivi di salute a far sì che si usi l'auto e non le gambe (ci sarebbe da preoccuparsi seriamente della salute pubblica altrimenti). E forse si arriverebbe ad una miglior vecchiaia se ci si muovesse di più.
    Detto questo in Italia è facile passare da integralisti adottando stili di vita che in altri paesi sono considerati normali (tipo portare i bambini sul carrettino attaccato alla bici), ma, anche se sembro integralista, lungi da me il costringere altri a fare altrettanto! Anzi, ritengo che è meglio avere un atteggiamento che mostri i vantaggi di un certo stile di vita piuttosto che uno bacchettone. Detto questo, però, voglio che sia riconosciuto il mio diritto a spostarmi in bici senza essere stirato sulla strada.
    PS. scusa per l'anonimato, non ci ho fatto caso!

    RispondiElimina
  9. @pablo

    La mia preoccupazione è che i cambiamenti climatici condanneranno a morte miliardi di persone se non facciamo nulla (se continuiamo a fare quel che si sta facendo). Se facciamo qualcosa, forse si riesce ad evitarlo.

    I climatologi poi non fanno politica, sono i politici che devono trovare soluzioni per ripartire le "lacrime e sangue", come le chiami tu, in modo da non far morire qualcuno. Politici in senso lato, in una democrazia siamo tutti politici e tutti possiamo pensare a delle possibili soluzioni.

    Tornando all'argomento del post, mi sembra comunque singolare che chi ipotizza miliardi di morti per le politiche di riduzione delle emissioni non sia in genere particolarmente attivo riguardo al fatto (per esempio) che un miliardo di persone sia oggi denutrito. Sai com'è, viene il sospetto che sia più preoccupato per la riduzione delle PROPRIE emissioni.

    Riguardo al discorso bene comune/diritti individuali. Non sono un nostalgico dell'URSS, ma esistono un sacco di limitazioni dei diritti individuali per il bene comune anche nei paesi "capitalisti": non credo che il mio diritto individuale ad una vita agiata passi davanti al bene comune di poter conservare i propri soldi in banca, se mi presento allo sportello armato pretendendo un "prelievo" forse qualcuno ha da ridire. Come di solito si ha a ridire se sverso i mie liquami in acque pubbliche (non sempre, purtroppo), o se tento di andare a 180 all'ora in una strada del centro. Si chiama "convivenza civile", non "comunismo".

    RispondiElimina
  10. @Pablo:

    "L'esperienza dei regimi comunisti dovrebbe aver insegnato che mettere il "bene comune" davanti ai diritti del singolo individuo causa solo morte e sofferenza."

    Ogni volta che una "democrazia liberale" manda il suo esercito da qualche parte del mondo, lo fa per un supposto "bene comune", o no?
    - janus

    RispondiElimina
  11. Al Gore è un pessimo comunicatore, da sempre - per i livelli a cui agisce, ovviamente. La sua sconfitta nei confronti di Bush, che pure non è grandioso, è stata un caso da manuale di cumulo di errori.
    Ma l'esempio di Berlusconi è particolarmente interessante per il salto logico tra le due parti della frase, come compendiata dallo zio: non c'è nessun motivo per cui la seconda parte debba seguire alla prima (e, giustamnente, non l'ha fatto). Pure, funziona.
    Pobabilmente, perché solleva dal problema di dover pensare a come diventare ricchi: ci pensa lui. Così funziona anche la propaganda negazionista: solleva dal problema di pensare a come comportarsi nella realtà sgradita.
    Qui Gandhi funziona (dimostra che pensa lui a come devi fare) e Gore o Bersani (parva cum magnis...) no: non propongono, solo spaventano. Chi non ha coraggio, si rifugia nell'oppposto; chi ce l'ha, s'infastidisce perché lo sapeva già, e meglio, e si sente strumentalizzato.
    Janko

    RispondiElimina
  12. Non ci di mentichiamo poi del blame game: se per le misure di salvaguardia necessarie a fermare il cambiamento climatico muoiono um miliardo di persone, allora i propugnatori sono dei carnefici; se a non attuarle muoiono 5 miliardi di persone, la colpa e' della natura, che puo' addossarsi colpe anche piu' gravi, con buona coscienza di chi non ha voluto agire.

    Il problema serio e' che non e' possibile chiedere a un soggetto in stato di forte dipendenza di fare a meno della sua droga.

    Gia' il cambiamento comportamentale sarebbe estrememente difficile se fosse molto motivato in tal senso.

    Avete forse visto quel documentario sui bambini nigeriani, quelle povere creature sfruttate in ogni modo possibile, la cui unica fonte di conforto e' sniffarsi un tubetto di colla ?

    Avete forse visto come reagiscono quei ragazzini a cui i volontari che cercano di sottrarli al loro infame destino quando gli tolgono la colla?
    Ti si torcono le budella, ve lo dico io.

    E' l'infame dannazione della legge di natura della dipendenza, rimanere attaccati cosi' integralmente e disperatamente alle cose che ci portano alla rovina.

    RispondiElimina
  13. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  14. Per rimanere nel tema, anche un blogger, per rendere influente il suo messaggio, deve saper apparire autorevole. E la scrittura, nel tuo caso la grammatica, deve essere immune da strafalcioni: come può permetterselo uno scrittore/blogger?

    "daccordo"
    "un'immagine di se coerente"

    Critica sulla forma a parte, la sostanza mi trova in totale sintonia.

    Ciao,
    MC

    RispondiElimina
  15. Che bimbi piccoli... Avete mai studiato un po' di logica antica?
    a) Socrate è un uomo;
    b) ogni uomo è mortale;
    c) ogni uomo è Socrate.
    Che applicato al nostro caso diventa:
    a) per procurarci un futuro dovremmo usare la violenza (organizzare l'Armata Rossa, eliminare i nemici del popolo che inquinano, ecc. ecc.);
    b) usare la violenza non ci piace, non è legale, è pericoloso, ecc.;
    c) CONCLUSIONE: rinunciamo al futuro.
    Era tanto semplice, invece di far tanti discorsi...
    Gioergio (Scusate il falso nome ma sono indagato - a spese pubbliche - dalla polizia militare, scusate la volgarità)

    RispondiElimina
  16. @Janus
    > Ogni volta che una "democrazia liberale" manda
    > il suo esercito da qualche parte del mondo, lo
    > fa per un supposto "bene comune", o no?

    No, lo fa per garantire a te la possibilità di fare il moralista con la pancia piena, il PC l'ADSL, la macchina in garage, la settimana bianca, l'aperitivo allo street bar eccetera..

    -pablo

    RispondiElimina
  17. @Gianni

    quanta retorica!! mi viene il sospetto che tu abbia cercato di evitare una risposta chiara di proposito...

    Ugo bardi dice "Quello sul riscaldamento globale è un messaggio che parla di sacrifici."

    Questa non è scienza del clima, è politica.
    Stabilito questo, entriamo nel merito del tuo (in senso lato) programma politico :

    Tu proponi una politica di sacrifici perchè secondo te dovrebbe risolvere o mitigare l'AGW. Mi sta bene.

    Ora, visto che sei anche uno scienziato mi comprenderai se ti chiedo di dimostrare quello che dici no?

    Non pensi anche tu che sarebbe utile avere degli scenari attendibili per capire quali e quanti sacrifici serviranno e quali saranno gli effetti sociali di tali sacrifici?

    giusto per evitare che la soluzione sia peggiore del male, sai, non sarebbe la prima volta.

    Se non sei in grado di misurare gli effetti della politica che proponi, perchè dovrei credere che la tua politica è meglio di quella che abbiamo già?

    grazie
    -pablo

    RispondiElimina