Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


mercoledì 19 maggio 2010

Il supermercato delle idee


Questo post è ispirato da una presentazione di Dalma Domeneghini al convegno di climalteranti di Firenze del 13 Maggio. Mi sono permesso di rielaborare una parte della sua presentazione - quella dove ha parlato di "frame cognitivi" - in termini di un'immagine: quella del "supermercato delle idee".


Non so cosa succede a voi, ma non vi fa rabbia quando la gente certe cose proprio non le capisce? Quando fate vedere il record delle temperature mondiali, fate vedere che quest'anno è il più caldo della storia, e quelli vi guardano scuotendo la testa, dicendo cose tipo: "ma oggi non fa tanto caldo". E quando cercate di fargli capire come veramente il riscaldamento globale è una cosa pericolosa, quelli vi guardano come se foste un marziano.

L'incapacità, o forse l'impossibilità, per la maggior parte di noi di reagire correttamente di fronte all'evidenza è ormai una cosa che comincia a essere ben nota, come possiamo leggere, fra i tanti esempi, in questo articolo su "The New Scientist" (segnalato da Cristiano Bottone). Nell'articolo si racconta, fra le altre cose, come molti podisti utilizzano i farmaci anti-infiammatori, i FANS, convinti che questo migliori le loro prestazioni. Quando gli si fa vedere l'evidenza sperimentale che i FANS non servono a niente, anzi fanno peggio, la maggior parte di loro non ci credono e continuano a prenderli.

C'è qualcosa che non funziona nella testa della gente? Per la verità, no. La nostra testa funziona in un certo modo e bisogna tenerne conto. Il cervello umano è il risultato di molte migliaia di anni di evoluzione in tempi in cui il metodo scientifico non era stato ancora inventato. E allora non c'è troppo da stupirsi che sia difficile per tutti agire su basi puramente razionali e basate soltanto sui dati.

In un mondo sempre più complicato, tutti cerchiamo di mettere in ordine le nostre percezioni secondo degli schemi che abbiano una certa logica. Questi schemi vengono chiamati a volte "frame" ("cornici"). Le cose che non entrano negli schemi, tendiamo a ignorarle o a considerarle poco importanti. Questo punto è ben noto a chi si occupa di "public relations", di pubblicità, di propaganda politica e di campi correlati. Lo ha ben spiegato Dalma Domeneghini, ex PR commerciale, al convegno di Firenze sul cambiamento climatico del 13 Maggio 2010.

Per spiegare il concetto di frame cognitivo, pensiamo al mondo come a un "supermercato delle idee". Ci sono tantissime idee in giro; là fuori ce n'è un vero supermercato. Ma ognuno di noi, al massimo, può portarsi dietro un carrello. Dal grande supermercato delle idee, scegliamo quelle cose che ci piacciono e che riteniamo che vadano bene insieme. Ognuno di noi ha un suo carrello e tutto sommato i carrelli non sono molto diversi. Ma se qualcuno viene da una cultura diversa, allora la composizione può cambiare. In tutti i supermercati, per esempio, c'è uno scaffale con i prodotti orientali: sushi, salsa di soia, miso, tofu, ramen, eccetera. Soltanto se uno viene da una cultura orientale oppure se è un po' eccentrico, nel suo carrello ci troverete queste cose.  Ma se a un italiano medio gli dite di mettere del sushi nel carrello, la reazione sarà (spesso ancora oggi) "Pesce crudo? Ma sei matto????"

Ora, qui sta il problema. La scienza del clima è stata fino ad oggi un po' come lo scaffale dei prodotti orientali al supermercato. E' uno scaffale che esiste, ma che viene ignorato da chi non cerca proprio quei prodotti. Soltanto chi ha una cultura scientifica e si interessa di queste cose ha nel carrello mentale (nel frame) il fatto che il riscaldamento globale è una cosa reale e pericolosa. Per tutti gli altri, è uno scaffale che proprio non esiste.

Ne consegue che una comunicazione che riguarda il cambiamento climatico non verrà accettata da chi ha un frame mentale basato su quello che si vede alla TV e si legge sui giornali. Nella cronaca spicciola si parla di politica, di contrapposizione fra destra e sinistra, di Berlusconi, di stipendi, di pensioni, della borsa e degli speculatori, del terrorismo e di tante altre cose, ma tutte estremamente lontane dall'evidenza scientifica del riscaldamento globale. E' difficile sperare di convincere una persona che forma il suo frame mentale in questo modo facendogli vedere i dati della temperatura globale. E' un po' come cercare di convincere uno che è abituato alla pizza e agli spaghetti ad assaggiare il pesce crudo. E' possibile, ma non immediato. E se uno insiste troppo, il risultato può essere una reazione negativa - anche aggressiva.

Questa analisi spiega abbastanza bene quello che stiamo vedendo e lo spiega a un livello strategico. Si, è vero, gli scienziati non sono bravi divulgatori, ma anche se lo diventano la cosa cambia poco. Sembra di ricordare una famosa frase di Gibbon che diceva, più o meno, "la capacità di essere bravi educatori serve a poco eccetto in quei pochi casi fortunati dove è quasi superflua." Quello che ne deduciamo è che:

Il messaggio del cambiamento climatico non passa se viene diretto a persone che non sono preparate a riceverlo.

Detta così la faccenda, sembra che non ci sia speranza, ma non vi scoraggiate. Identificare il problema è già il primo passo per risolverlo. Sappiamo che le persone a cui indirizziamo il messaggio non sono né stupide né prevenute (con qualche eccezione, ovviamente). La maggioranza sono perfettamente in grado di capire cosa sta succedendo e la necessità di agire in tempi brevi. Ma devono essere in qualche modo "sintonizzati" con il messaggio; altrimenti non gli daranno importanza - semplicemente non troverà posto nel loro carrello mentale.

Su questo punto, Dalma Domeneghini ha fatto un altro esempio interessantissimo. "Pensate a cosa sentite alla radio tutte le mattine," ha detto, "gli oroscopi e la borsa. A furia di sentirli, sono diventate cose accettate e importanti. Ma cosa succederebbe se tutte le mattine ci dessero l'area dei ghiacci polari? Cosa succederebbe se se ne discutesse a lungo fra persone incravattate e serissime che ragionano sull'aumento o la diminuzione dello stesso?" In questo caso, il nostro frame cognitivo si centrerebbe molto di più sui problemi fisici del pianeta e sul cambiamento climatico.

Quindi, vedete che ci sono delle possibilità e che entriamo in una serie di concetti estremamente interessanti e che meritano una discussione. Fra gli altri esempi, da quello che si è detto viene fuori l'importanza enorme della metafora nel dibattito. Parlare in termini di metafore vuol dire rendere certe cose compatibili con il carrello mentale medio della gente, un po' come definire il tofu giapponese come "formaggio di soia". Il tofu non sa per niente di formaggio, ma definirlo come tale lo rende compatibile con gli schemi mentali comuni. Avrete notato, infatti, come io stesso ho usato la metafora del "supermercato delle idee" per rendere più evidente e comprensibile il concetto di "frame cognitivo". In un altro caso ho parlato di "pattumiera del clima;" un'altra metafora.

Ovviamente, non basta parlare per metafore per far passare il messaggio del pericolo del riscaldamento globale. C'è ben di più e ben altro. Però, per non dilungarmi troppo, mi fermo qui con questo post. Spero che vogliate continuare a parlarne nei commenti.



18 commenti:

  1. Non è che la gente certe cose non le capisce, è che le cose che la gente capisce prima sono le cose che capisce "sensorialmente". Noi Ugo siamo una razza strana, forse diversa, perchè certe cose le capiamo con la "mente", senza l'intervento diretto dei sensi. Per questa attività serve tanto allenamento, e tanta fatica. Attitudine che non tutti haimè possiedono.

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  2. "Sappiamo che le persone a cui indirizziamo il messaggio non sono né stupide né prevenute..."

    Infatti.
    Sono manipolate.
    E' anche peggio...

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  3. Si, il discorso della manipolazione esiste; ma nel complesso credo che anche i "manipolatori" siano un'armata Brancaleone che ha scarso effetto. Ovvero, loro hanno lo stesso nostro problema: neanche il loro messaggio entra nel carrello mentale della gente. In effetti, si potrebbe arguire che dando risalto al fatto che esiste un problema climatico, si danno la zappa sui piedi.

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  4. secondo me, i "Manipolatori" come vengono chiamati, non sono affatto un'armata Brancaleone, sono metodici e preparati, lo scopo ultimo è il consumo (del bene? ..delle risorse?) e ci riescono perfettamente...
    guarda il messaggio che diede Bush l'11 settembre: "consumate"...e la cosa impressionante non è che l'abbia detto...ma che nessuno si sia preoccupato di questa cosa.
    Ugo: sono preparati e pronti, gli scienziati possono poco di fronte a questo.
    ...Fortuna che ci penserà il peak oil a mettere equilibrio al "consumo"....anche se...

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  5. Il discorso dei frame cognitivi è estremamente interessante. Qualche tempo fa ho scritto qualcosa al riguardo che mi è difficile rendere in sintesi. Per un contributo alla discussione vi rimando al link.

    http://cosechedimentico.blogspot.com/2009/05/quanti-regni-ci-ignorano.html

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  6. La soluzione-Domeneghini non mi sembra praticabile, perche' le variazioni giornaliere non hanno rilevanza climatica, e parlarne significherebbe minare proprio quella scienza le cui idee si vogliono "vendere".

    In effetti Revkin (ex-NYT e immagino noto fra gli addetti ai lavori anche in Italia) ha riconosciuto il problema della comunicazione forse prima degli altri, e gia' da un po' si e' messo l'anima in pace che il problema del clima non e' "salient, soon and certain", le tre condizioni che sarebbero necessarie affinche' sia possibile passare all'azione.

    Occorrono insomma altre vie e soluzioni. E bisogna anche affrontare il problema dello scetticismo solido e diffuso basato sulla storia, di cui si occupa il Guardian in questo recentissimo articolo.

    Insomma dopo 100 anni di annunci roboanti da parte di troppi scienziati e giornalisti in cerca di fama e fortuna, il fatto che il pubblico sia recalcitrante ad accettare le ultime novita' non puo' essere una sorpresa.

    Fossi preoccupato dei potenziali cambiamenti climatici piu' che dei quasi certi attentati alla liberta' personale in nome dei potenziali cambiamenti climatici, io probabilmente inizierei da un'energica dose di umilta' e con il riconoscere gli errori passati...chissa'!

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  7. x Antonio Caputo. Vedo che hai usato anche tu una metafora sul cambiamento climatico nel tuo blog: il girino che non diventa mai rana. Bello. La utilizzerò anch'io!

    "Mi torna alla mente il paradosso del girino che diventa rana, se immaginiamo la metamorfosi fotogramma dopo fotogramma, ogni fotogramma succede il precedente solo per frazioni di secondo, sarà difficile, se non impossibile, stabilire quale coppia di fotogrammi presentano uno il girino e l'altro la rana. Per molti questo sarà sufficiente a dire che i girini non diventano mai rane e pensare che fior fiore di cervelli hanno perso un sacco di tempo su queste faccende! Immagino che dire che il girino (l'idea di girino) o la rana (l'idea di rana) non esistono sia troppo sconvolgente".

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  8. Ah... dimenticavo il link al post dove c'è la citazione di Antonio Caputo

    http://cosechedimentico.blogspot.com/2010/05/analogie-e-convergenze.html

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  9. "quasi certi attentati alla liberta' personale in nome dei potenziali cambiamenti climatici"

    La litania libertarian.
    Strillare sempre: "attentato alla libertà personale!"
    Qualcuno li imprigiona? Li percuote? Li caccia di casa? Gli sbriciola biscotti nel letto?
    Macchè.
    Questi libertarians che si riempiono la bocca con la parola "libertà", solo non sopportano di pagare le tasse.

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  10. Tocca a Nature...dove pero' si parla molto di cio' che non ha funzionato, e pochissimo di cosa si spera che funzioni. Lo scienziato che diventa "advocate" ovviamente, in quel momento perde la veste di scienziato, quindi non si capisce bene chi e perche' dovrebbe ascoltarlo.

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  11. Telegraph Cove19 maggio 2010 23:54

    Direi caro Bardi che i problemi sono 3:

    1) riuscire a comunicare che ci sarà un cambiamento climatico;
    2) riuscire a comunicare che questo cambiamento avrà effetti che riguardano ANCHE la sfera di interessi (concreti/ambientali/emozionali/familiari ecc.) del soggetto che ha interiorizzato il messaggio di cui al punto 1)
    3) riuscire a comunicare che gli effetti saranno del tutto/in gran parte negativi per la sfera di interessi del soggetto destinatario del messaggio;

    Non è facile, anche perchè nel momento in cui qualsiasi scienziato diventa comunicatore verso la pubblica opinione diventa, di fatto, uomo politico e quindi soggetto agli errori e alle fortune di tutti coloro che di politica si occupano.

    Facilissima ovviamente è l'equazione buon scienziato pessimo comunicatore poichè il carisma, la capacità di convincimento, l'ascendente sugli altri sono rari (in generale e tra gli scienziati poichè parte del genere umano).

    Nel mio piccolo posso dire che sono convinto del punto 1) (ma in tantissimi questa convinzione non c'è o si tratta di una convinzione che cade alla prima nevicata fuori stagione), molto meno del punto 2) anche per questioni di orizzonte temporale (mica potrò vivere in eterno!), ancora meno del punto 3) per cui forse occore cambiare comunicatori o strategie di comunicazione

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  12. @Telegraph Cove
    In sostanza affermi che te ne freghi delle generazioni future... Mi sembra un atteggiamento molto egoista.

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  13. Telegraph Cove21 maggio 2010 00:27

    In realtà ho solo detto che dedico risorse ed energie per modificare (molto molto poco) la situazione della generazione presente.
    E già questa mi sembra un'affermazione troppo presuntuosa però:
    - ho comprato automobili piccole euro 4 (a che mi servono le grandi ?)
    - ho fatto installare un impianto supplementare GPL nell'auto più usata
    - quando posso giro a piedi o in moto (50cc nuova)
    - ho cambiato gli elettrodomestici con altri ad alta efficienza (compreso il condizionatore)
    - ho installato una tenda esterna per evitare il surriscaldamento dei muri e il conseguente aumento dei consumi elettrici;
    - ho installato valvole termostatiche in tutte le stanze per regolare meglio la temperatura interna invernale;
    - cerco di fare raccolta differenziata;
    - cerco anche (ma come è umano non sempre ci riesco) di tenere ed insegnare a mio figlio una condotta rispettosa degli altri e della natura.

    Faccio tutto questo (e non credo sia poi così tanto) non per LE GENERAZIONI FUTURE (che penseranno a vivere nel loro tempo) ma per il mio mondo attuale, nel quale vivo e convivo con gli altri.

    NON posso, mio malgrado, fare quasi nulla per l'inquinamento sempre più pesante della zona in cui vivo, per chiudere i due inceneritori vicini a casa, per invertire quella tendenza crescente a prevaricare gli altri in ogni cosa, a considerare un po' di razzismo giusto, a vedere le morti e le carestie nei paesi poveri come cose che non ci riguardano ...

    Ma queste sono tutte cose del mondo attuale e in questo senso sono egoista ... i bisogni delle generazioni future vengono dopo.

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  14. Il girino che non diventa mai rana e' una versione del paradosso di Zenone, della freccia che non arriva mai a bersaglio, e dovrebbe essere stato superato da qualche secolo, anche a livello spicciolo, ma evidentemente non e' cosi.

    Il fatto e' che la forza di gravita' del quotidiano e' impressionante. Le persone, ho come l'impressione, ultimamente non riescono ad occuparsi nemmeno di cose che stanno dentro ai loro frame, quali ad esempio la politica, l'istruzione dei figli, le relazioni sociali. Quanta gente ormai non e' piu' attiva politicamente? O non si coccupano piu' della qualita' dell'insegnamento scolastico? O non ha piu' una rete estesa di amicizie solide e cooperative?

    Figuriamoci alzare lo sguardo a fra 50 anni. Non riescono a farlo per cose fra due anni, c'e' gente che accende mutui e prende prestiti a condizioni assurde, come se non ci fosse un domani.

    Suppongo che questa degradazione culturale, sociale e questa mancanza di capacita' di previsione di lungo termine prima o poi verranno al pettine delle conseguenze immediate.

    Prendete la Grecia, ad esempio. Anni e anni di dissennatezza, vengono al pettine e guardate quanta voglia di accettarne le conseguenze si vede. Chi puo' cerca di scaricare la patata bollente sugli altri, gli altri protestano che non devono essere loro a pagare, altri ancora trovano in questo clima la giustificazione per spaccare tutto. Tutto vedo, trane che assunzioni di responsabilita'. Come se a trovarsi in questa situazione ci si fosse svegliati una mattina, d'improvviso, e non scavandosi la fossa ogni giorno.

    Dal punto di vista del cabiamento climatico, le cose sono anche peggiori. La realta' muta troppo gradualmente, e quindi la situazione attuale e' sempre quella "normale".

    Io ho notato che gli effetti maggiori si hanno quando vengono mostrate foto scattate a distanza di decenni tra loro: ghiacciai spariti, laghi prosciugati... E' un metodo che sintetizza in una apparente dinamica "attuale", e comprensibile.

    Ma il quotidiano di ieri, oggi e domani, ci restituisce fotogrammi praticamente identici, e quindi anche l'impressione provata nel vedere le foto di cui sopra rapidamente svanisce.

    Per affrontare un tema come il cambiamento climatico, bisogna avere una cultura molto diversa dalla nostra, una cultura da cinesi del secolo scorso, o da indiani (dell'india) del secolo scorso, quella cultura che ti portava ad intraprendere un opera, che tre generazioni di persone non avrebbero potuto mai vedere completa.
    Ma ora India e Cina si sono convertiti al nostro modo di pensare.

    IN base a questo, ritengo che non ci muoveremo a fare nulla sul GW per almeno un secolo.

    Il Peak oil, che potrebbe portare una severa scossa mondiale, potrebbe semplicemente segnare la fine delle nostre capacita' di vedere lontano, distruggendo la ricerca, la comunicazione e lo scambio, e devastando la memoria storica.

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  15. @Telegraph Cove
    Ti chiedo scusa, devo aver frainteso quello che hai scritto.
    Quando parlo di generazioni future mi riferisco a quella degli attuali bambini-adolescenti non certo a quella che ci saranno (speriamo) tra secoli.
    Quando scrivi, "mica potrò vivere in eterno!" mi ha fatto pensare all'atteggiamento molto comune che una volta morto io, possono crepare tutti, come il proprietario del SUV che lo compra, fregandosene dell'inquinamento, pensando che avendo una macchina più grossa delle altre se ha un incidente con una macchina normale saranno gli altri a crepare.
    In fondo le tue scelte (quella della macchina e dell'efficienza energetica) hanno ripercussioni sul futuro.

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  17. Telegraph Cove22 maggio 2010 00:22

    @Phitio
    sono d'accordo pienamente, ma qualcosa sarà fatto gradatamente(ma non in misura sufficiente) entro i limiti che ci sono consentiti dalla nostra attuale "organizzazione sociale" di esseri umani. Sono anche convinto che alla fine del secolo, le strutture politiche ed economiche dell'epoca (chissà quali saranno) dovranno affrontare il fenomeno nei suoi aspetti più inquietanti e il rimedio sarà ovviamente quello che l'uomo ha sempre utilizzato in emergenza: tentare di dominare il fenomeno con tutti i mezzi a disposizione costi quello che costi.
    @Lorenzo Montini
    Nessun problema. eri liberissimo anche di criticare !
    Ti ricordo comunque che nel 2100 orizzonte temporale critico per gli effetti più gravi dell'AGW mio figlio di 7 anni ne avrebbe 97 per cui stiamo veramente parlando di generazioni future.

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  18. Notate che la preferenza passa sempre sul concetto meno pauroso oppure su quello della massima paura!

    Se qualcuno cerca di farvi passare un'informazione usando la leva della paura/tranquillità probabilmente c'è qualcosa che non funziona!

    Ciao

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