Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 7 maggio 2010

255 prestigiosi scienziati a sostegno della scienza del clima.

Gli scienziati si stanno accorgendo che la loro politica di comunicazione (anzi, la totale mancanza della stessa) rischia di distruggere i fondamenti stessi della scienza moderna. Mentre fino ad oggi il mestiere dello scienziato era "pubblicare o perire" (publish or perish), adesso bisogna cominciare a pensare in termini di "pubblicizzare o perire" o - meglio - "comunicare o perire".

Così, vediamo una reazione che si sta facendo anche abbastanza efficace contro la campagna di disinformazione messa in atto dalle lobby dei combustibili fossili. Oggi, la prestigiosa rivista "Science" pubblica un comunicato firmato da 255 membri dell'accademia delle scienze degli Stati Uniti. Un gruppo importante che arriva a dare sostegno ai climatologi sotto attacco. Arriva forse un po' in ritardo, ma - come la cavalleria nei film western - l'importante è che arrivi.

Questo testo arriva in anteprima da "Climate Progress".Ve lo passo prima in traduzione, poi nell'originale in inglese.

_______________________________

Il cambiamento climatico e l'integrità della scienza

Climate Progress - 7 Maggio 2010
Traduzione di Ugo Bardi

Siamo profondamente scossi dal recente aumento degli attacchi politici contro gli scienziati in generale e contro gli scienziati del clima in particolare. Tutti i cittadini dovrebbero capire alcuni punti fondamentali della scienza. Esiste sempre una certa incertezza associata con le conclusioni scientifiche. La scienza non prova mai niente in termini assoluti. Quando qualcuno dice che la società dovrebbe attendere finché gli scienziati non sono assolutamente certi prima di fare qualcosa, è la stessa cosa di dire che la società non dovrebbe mai agire. Per un problema potenzialmente così catastrofico come il cambiamento climatico, non agire pone dei rischi pericolosi per il nostro pianeta.

Le conclusioni della scienza derivano dalla comprensione delle leggi fondamentali, con il supporto di esperimenti di laboratorio, osservazioni della natura e modelli matematici al computer. Come tutti gli esseri umani, gli scienziati fanno degli errori, ma il processo scientifico è progettato in modo da trovarli e correggerli. Questo processo è inerentemente conflittuale; gli scienziati si costruiscono una reputazione e guadagnano visibilità non soltanto con il supportare la saggezza convenzionale, ma anche di più dimostrando che il consenso scientifico è errato e che c'è una spiegazione migliore. Questo è quello che Galileo, Pasteur, Darwin e Einstein hanno fatto. Ma quando alcune conclusioni sono state provate, messe in discussione, e esaminate in modo completo e profondo, guadagnano la reputazione di "teorie ben assodate" e sono spesso descritte come "fatti".

Per esempio, esiste una forte evidenza che il nostro pianeta esiste da circa 4,5 miliardi di anni (la teoria dell'origine della Terra), che il nostro universo è nato da un singolo evento circa 14 miliardi di anni fa (la teoria del Big Bang), e che gli organismi che vivono oggi si sono evoluti da organismi che sono vissuti nel passato (la teoria dell'evoluzione). Anche se queste teorie sono largamente accettate dalla comunità scientifica, chiunque potesse provarle errate guadagnerebbe tuttavia una grande fama. Il cambiamento climatico si trova oggi in questa categoria: esiste evidenza forte, comprensiva, consistente e obbietiva che gli esseri umani stanno cambiando il clima in modi che minacciano la nostra società e gli ecosistemi da cui dipendiamo

Molti dei recenti attacchi contro la scienza del clima e - in modo più preoccupante - contro gli scienziati del clima da parte dei negazionisti climatici sono tipicamente generati da interessi particolari o da dogmi, non da uno sforzo onesto di fornire una spiegazione alternativa che soddisfi l'evidenza in modo credibile. Il Pannello Intergovernativo sulla Scienza del Clima (IPCC) e altri resoconti scientifici sul cambiamento climatico, hanno fatto, come ci si può aspettare normalmente, qualche errore. Quando gli errori vengono fatti notare, si correggono. Ma non c'è nulla nemmeno vagamente identificato negli eventi recenti che cambia le conclusioni fondamentali a proposito del cambiamento climatico:

(i) Il pianeta si sta scaldando a causa dell'aumento della concentrazione di gas climalteranti nella nostra atmosfera. Un inverno nevoso a Washington non cambia questo fatto.

(ii) La parte principale dell'aumento della concentrazione di questi gas nel secolo passato è dovuta all'attività umana, specialmente all'uso dei combustibili fossili e alla deforestazione.

(iii) Le cause naturali hanno sempre un ruolo nel modificare il clima terrestre, ma sono oggi sopraffatte dai cambiamenti causati dagli esseri umani.

(iv) Il riscaldamento del pianeta causerà il cambiamento di molti altri fenomeni climatici a velocità mai viste in tempi moderni, incluso aumenti nella velocità della crescita del livello del mare e alterazioni nei cicli idrogeologici. Le concentrazioni in aumento di biossido di carbonio stanno rendendo più acidi gli oceani.

(v) La combinazione di questi complessi cambiamenti climatici minaccia le comunità e le città costiere, le nostre risorse di cibo e di acqua, gli ecosistemi marini e di acqua dolce, le foreste, gli ambienti montani a grandi altezze e molto di più.

Si può dire molto di più, ed è stato detto, dalle società scientifiche mondiali, dalle accademie nazionali, ma queste conclusioni dovrebbero essere sufficienti per indicare le ragioni per le quali gli scienziati sono preoccupati per quello che le generazioni future dovranno fronteggiare se continuiamo nelle nostre pratiche senza cambiarle. Esortiamo i politici e il pubblico a muoversi immediatamente al riguardo delle cause del cambiamento climatico, incluso il consumo senza limiti dei combustibili fossili.

Chiediamo anche la fine delle minacce in stile McCarthy di incriminare i nostri colleghi basate su voci incontrollate e colpevolezza per associazione, all'intimidazione degli scienziati da parte di politici che cercano di sviare l'attenzione lontano dalla necessità di agire, come pure alla diffusione di pure menzogne sugli scienziati. La società ha due scelte: possiamo ignorare la scienza e nascondere la testa nella sabbia, sperando di essere fortunati, oppure possiamo agire nell'interesse pubblico per ridurre la minaccia del cambiamento climatico rapidamente e in modo sostanziale. Le buone notizie sono che esistono delle azioni intelligenti ed efficaci. Ma il ritardo non deve essere un'opzione.

P. H. Gleick,* R. M. Adams, R. M. Amasino, E. Anders, D. J. Anderson, W. W. Anderson, L. E. Anselin, M. K. Arroyo, B. Asfaw, F. J. Ayala, A. Bax, A. J. Bebbington, G. Bell, M. V. L. Bennett, J. L. Bennetzen, M. R. Berenbaum, O. B. Berlin, P. J. Bjorkman, E. Blackburn, J. E. Blamont, M. R. Botchan, J. S. Boyer, E. A. Boyle, D. Branton, S. P. Briggs, W. R. Briggs, W. J. Brill, R. J. Britten, W. S. Broecker, J. H. Brown, P. O. Brown, A. T. Brunger, J. Cairns, Jr., D. E. Canfield, S. R. Carpenter, J. C. Carrington, A. R. Cashmore, J. C. Castilla, A. Cazenave, F. S. Chapin, III, A. J. Ciechanover, D. E. Clapham, W. C. Clark, R. N. Clayton, M. D. Coe, E. M. Conwell, E. B. Cowling, R. M Cowling, C. S. Cox, R. B. Croteau, D. M. Crothers, P. J. Crutzen, G. C. Daily, G. B. Dalrymple, J. L. Dangl, S. A. Darst, D. R. Davies, M. B. Davis, P. V. de Camilli, C. Dean, R. S. Defries, J. Deisenhofer, D. P. Delmer, E. F. Delong, D. J. Derosier, T. O. Diener, R. Dirzo, J. E. Dixon, M. J. Donoghue, R. F. Doolittle, T. Dunne, P. R. Ehrlich, S. N. Eisenstadt, T. Eisner, K. A. Emanuel, S. W. Englander, W. G. Ernst, P. G. Falkowski, G. Feher, J. A. Ferejohn, A. Fersht, E. H. Fischer, R. Fischer, K. V. Flannery, J. Frank, P. A. Frey, I. Fridovich, C. Frieden, D. J. Futuyma, W. R. Gardner, C. J. R. Garrett, W. Gilbert, R. B. Goldberg, W. H. Goodenough, C. S. Goodman, M. Goodman, P. Greengard, S. Hake, G. Hammel, S. Hanson, S. C. Harrison, S. R. Hart, D. L. Hartl, R. Haselkorn, K. Hawkes, J. M. Hayes, B. Hille, T. Hökfelt, J. S. House, M. Hout, D. M. Hunten, I. A. Izquierdo, A. T. Jagendorf, D. H. Janzen, R. Jeanloz, C. S. Jencks, W. A. Jury, H. R. Kaback, T. Kailath, P. Kay, S. A. Kay, D. Kennedy, A. Kerr, R. C. Kessler, G. S. Khush, S. W. Kieffer, P. V. Kirch, K. Kirk, M. G. Kivelson, J. P. Klinman, A. Klug, L. Knopoff, H. Kornberg, J. E. Kutzbach, J. C. Lagarias, K. Lambeck, A. Landy, C. H. Langmuir, B. A. Larkins, X. T. Le Pichon, R. E. Lenski, E. B. Leopold, S. A. Levin, M. Levitt, G. E. Likens, J. Lippincott-Schwartz, L. Lorand, C. O. Lovejoy, M. Lynch, A. L. Mabogunje, T. F. Malone, S. Manabe, J. Marcus, D. S. Massey, J. C. McWilliams, E. Medina, H. J. Melosh, D. J. Meltzer, C. D. Michener, E. L. Miles, H. A. Mooney, P. B. Moore, F. M. M. Morel, E. S. Mosley-Thompson, B. Moss, W. H. Munk, N. Myers, G. B. Nair, J. Nathans, E. W. Nester, R. A. Nicoll, R. P. Novick, J. F. O'Connell, P. E. Olsen, N. D. Opdyke, G. F. Oster, E. Ostrom, N. R. Pace, R. T. Paine, R. D. Palmiter, J. Pedlosky, G. A. Petsko, G. H. Pettengill, S. G. Philander, D. R. Piperno, T. D. Pollard, P. B. Price, Jr., P. A. Reichard, B. F. Reskin, R. E. Ricklefs, R. L. Rivest, J. D. Roberts, A. K. Romney, M. G. Rossmann, D. W. Russell, W. J. Rutter, J. A. Sabloff, R. Z. Sagdeev, M. D. Sahlins, A. Salmond, J. R. Sanes, R. Schekman, J. Schellnhuber, D. W. Schindler, J. Schmitt, S. H. Schneider, V. L. Schramm, R. R. Sederoff, C. J. Shatz, F. Sherman, R. L. Sidman, K. Sieh, E. L. Simons, B. H. Singer, M. F. Singer, B. Skyrms, N. H. Sleep, B. D. Smith, S. H. Snyder, R. R. Sokal, C. S. Spencer, T. A. Steitz, K. B. Strier, T. C. Südhof, S. S. Taylor, J. Terborgh, D. H. Thomas, L. G. Thompson, R. T. TJian, M. G. Turner, S. Uyeda, J. W. Valentine, J. S. Valentine, J. L. van Etten, K. E. van Holde, M. Vaughan, S. Verba, P. H. von Hippel, D. B. Wake, A. Walker, J. E. Walker, E. B. Watson, P. J. Watson, D. Weigel, S. R. Wessler, M. J. West-Eberhard, T. D. White, W. J. Wilson, R. V. Wolfenden, J. A. Wood, G. M. Woodwell, H. E. Wright, Jr., C. Wu, C. Wunsch, M. L. Zoback

_______________________________________________________

Climate Change and the Integrity of Science

We are deeply disturbed by the recent escalation of political assaults on scientists in general and on climate scientists in particular. All citizens should understand some basic scientific facts. There is always some uncertainty associated with scientific conclusions; science never absolutely proves anything. When someone says that society should wait until scientists are absolutely certain before taking any action, it is the same as saying society should never take action. For a problem as potentially catastrophic as climate change, taking no action poses a dangerous risk for our planet.

Scientific conclusions derive from an understanding of basic laws supported by laboratory experiments, observations of nature, and mathematical and computer modeling. Like all human beings, scientists make mistakes, but the scientific process is designed to find and correct them. This process is inherently adversarial—scientists build reputations and gain recognition not only for supporting conventional wisdom, but even more so for demonstrating that the scientific consensus is wrong and that there is a better explanation. That’s what Galileo, Pasteur, Darwin, and Einstein did. But when some conclusions have been thoroughly and deeply tested, questioned, and examined, they gain the status of “well-established theories” and are often spoken of as “facts.”
For instance, there is compelling scientific evidence that our planet is about 4.5 billion years old (the theory of the origin of Earth), that our universe was born from a single event about 14 billion years ago (the Big Bang theory), and that today’s organisms evolved from ones living in the past (the theory of evolution). Even as these are overwhelmingly accepted by the scientific community, fame still awaits anyone who could show these theories to be wrong. Climate change now falls into this category: There is compelling, comprehensive, and consistent objective evidence that humans are changing the climate in ways that threaten our societies and the ecosystems on which we depend.
Many recent assaults on climate science and, more disturbingly, on climate scientists by climate change deniers are typically driven by special interests or dogma, not by an honest effort to provide an alternative theory that credibly satisfies the evidence. The Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) and other scientific assessments of climate change, which involve thousands of scientists producing massive and comprehensive reports, have, quite expectedly and normally, made some mistakes. When errors are pointed out, they are corrected. But there is nothing remotely identified in the recent events that changes the fundamental conclusions about climate change:

(i) The planet is warming due to increased concentrations of heat-trapping gases in our atmosphere. A snowy winter in Washington does not alter this fact.
(ii) Most of the increase in the concentration of these gases over the last century is due to human activities, especially the burning of fossil fuels and deforestation.
(iii) Natural causes always play a role in changing Earth’s climate, but are now being overwhelmed by human-induced changes.
(iv) Warming the planet will cause many other climatic patterns to change at speeds unprecedented in modern times, including increasing rates of sea-level rise and alterations in the hydrologic cycle. Rising concentrations of carbon dioxide are making the oceans more acidic.
(v) The combination of these complex climate changes threatens coastal communities and cities, our food and water supplies, marine and freshwater ecosystems, forests, high mountain environments, and far more.
Much more can be, and has been, said by the world’s scientific societies, national academies, and individuals, but these conclusions should be enough to indicate why scientists are concerned about what future generations will face from business-as-usual practices. We urge our policy-makers and the public to move forward immediately to address the causes of climate change, including the un restrained burning of fossil fuels.

We also call for an end to McCarthy-like threats of criminal prosecution against our colleagues based on innuendo and guilt by association, the harassment of scientists by politicians seeking distractions to avoid taking action, and the outright lies being spread about them. Society has two choices: We can ignore the science and hide our heads in the sand and hope we are lucky, or we can act in the public interest to reduce the threat of global climate change quickly and substantively. The good news is that smart and effective actions are possible. But delay must not be an option.

9 commenti:

  1. La lettera è stata pubblicata nel numero odierno di Science (7 maggio)

    RispondiElimina
  2. Per la miseria, un simile tono su Science e da parte di scienziati di quel livello non me lo sarei mai immaginato. Penso che l'ultimo attacco a Mann ha davvero spaventato tutti. Finalmente una reazione.

    RispondiElimina
  3. Quanti sono i membri dell'accademia delle scienze degli Stati Uniti (NAS)? Circa 2100! Cosa fanno quei 2100-255 altrettanto prestigiosi membri che non hanno firmato l'appello? Come la pensano? Non è che magari hanno idee diverse sul global warming???

    RispondiElimina
  4. @ anonimo

    Magari si occupano di altre branche della scienza e non sono direttamente interessanti agli studi sul clima ed alle polemiche ed esso annesse.


    Andrea

    RispondiElimina
  5. Caro anonimo, trovami tu 250 scienziati altrettanto seri e altrettanto prestigiosi che dicono il contrario di questi e allora possiamo cominciare a ragionare (e non tirar fuori la famosa "petizione dei 32000" che è una bufala, come puoi leggere qui: http://aspoitalia.blogspot.com/2008/08/tre-passi-avanti-e-due-indietro.html

    RispondiElimina
  6. A proposito di comunicazione, prof: che ne pensa dell'intervento di John Cook all'Università del Queensland (ne può avere un'idea con le slide che ha utilizzato)?

    http://www.skepticalscience.com/University-of-Queensland-talk-wrap-up.html

    RispondiElimina
  7. John Cook è un mito. E' bravissimo, io lo leggo sempre: è un rullo compressore anti-negazionismo. Ce ne vorrebbero di persone come lui!

    RispondiElimina
  8. La più autorevole risposta all'anonimo "sì, certo 250 ma dove sono gli altri" (a corto di idee, eh?) viene da Peter Gleick, uno dei promotori dell' iniziativa e fondatore del Pacific Institute:

    È difficile riuscire a stabilire un consenso tra 250 scienziati membri della "U.S. National Academy of Sciences" praticamente su qualsiasi argomento e questo conferisce persino più peso alla lettera. Inoltre solo ad una piccola frazione della dei membri dell'accademia è stata richiesta una firma [...]. A causa dell' urgenza di presentare velocemente una risposta i coordinatori dell' iniziativa si sono focalizzati sulle sezioni del NAS più familiari con la scienza del clima e le discussioni in corso. Ma ancora precedentemente il NAS così come le varie Accademia delle Scienze di decine di altre nazioni hanno pubblicato una lunga serie di valutazioni e analisi sulla scienza del clima che supportano pienamente le conclusioni estrinsecate nel testo pubblicato su Science.

    RispondiElimina