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mercoledì 31 marzo 2010

Email rubate: nessuna congiura dei climatologi.

Da "La Repubblica" del 31 Marzo 2010 la notizia che la commissione di inchiesta del parlamento britannico ha scagionato i climatologi dalle accuse di aver falsificato i dati. Un buon articolo di Valerio Gualerzi che dice le cose come stanno e che ribalta le accuse ai climatologi contro contro quelli che se le meritano, ovvero le lobby che finanziano la disinformazione. Ovviamente, i negazionisti climatici non hanno gradito i risultati della commissione di inchiesta, dimostrando ancora una volta che l'unica verità che riconoscono è quella che si adatta ai loro pregiudizi.


Email rubate, il verdetto del Parlamento
Di Valerio Gualerzi

L'università East Anglia

Malcostume, ma buona scienza. Alla fine, in estrema sintesi, sono queste le conclusioni a cui è giunta la commissione di inchiesta parlamentare britannica incaricata di fare luce sul presunto complotto di alcuni climatologi di primo piano dell’università di East Anglia per “gonfiare” i dati a sostegno delle responsabilità umane nel processo di riscaldamento globale in atto. Come si ricorderà, a far scoppiare lo scandalo, proprio alla vigilia della conferenza internazionale di Copenaghen, erano state alcune email (per l’esattezza un migliaio abbondante) hackerate dai pc degli scienziati e pubblicate online da qualche misterioso pirata della rete. Un paio di frasi contenute nelle missive scambiate tra i ricercatori (in particolare una nella quale si faceva riferimento ad un “trick” per elaborare le statistiche sulle temperature) avevano fatto gridare i negazionisti del cambiamento climatico alla congiura.

Ora, dopo che anche diverse inchieste giornalistiche sono arrivate alle stesse conclusioni, anche la commissione parlamentare britannica, ha stabilito che nessuna delle e-mail in questione mette in dubbio il consenso scientifico sul fatto che “il riscaldamento globale sia una realtà causata dalle attività umane” e che nessuno degli scienziati coinvolti abbia alterato i dati o il processo di peer-review per esagerare la minaccia rappresentata dai cambiamenti climatici. La commissione punta semmai l’indice sull’atteggiamento arrogante tenuto dai climatologi dell’East Anglia (i cui studi sono ripresi anche nelle conclusioni dell’Ipcc) verso i “dissidenti” e sul loro tentativo di evadere gli obblighi imposti dalla legge britannica Freedom of Information Act. A diversi addetti ai lavori citati dal Guardian il verdetto della commissione non è piaciuto, e lo hanno definito “sbrigativo” e “sbilanciato”.

In realtà la commissione sembra offrire un giudizio che si inserisce in un quadro viziato da alcune ambiguità di fondo più volte sottolineate, mentre troppa poca attenzione viene riservata a chi ha davvero fatto azione di lobby e dinsinformazione contro la scienza del clima per precisi interessi economici.

L’ultima denuncia arriva proprio oggi da un rapporto di Greenpeace sui finanziamenti dell’industria petrolifera Koch Industries ai movimenti d’opinione e alle fondazioni pseudo scientifiche negazioniste.

2 commenti:

  1. mai fidarsi di Repubblica. Si tratta di una delle tre commissioni d'inchiesta, era formata solo da parlamentari, ha avuto un totale di un giorno per interrogare i testi e hanno dovuto fare in fretta che' fra poco ci sono le elezioni.

    Per una analisi un po' piu' seria consiglio il blog di Nature (e non mi si dica che si tratta di un covo di negazionisti finanziato dalla Koch):

    Gia' il titolo dice tutto: "Parliament committee calls for more transparency in climate science"

    Chi ha bisogno della Heritage Foundation quando gli scienziati si danno la zappa sui piedi???

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  2. Tafano, non "già" il titolo dice tutto, ma piuttosto il titolo dice proprio tutto.

    Infatti quella sostanzialmente è l'unica critica portata dalla commissione.

    E quando si considerano certi dettagli, tipo che i dati delle stazioni metereologiche *non* appartengono ai ricercatori che li esaminano, e che quindi spesso viene vietato loro di ridistribuirli perché chi davvero possiede quei dati vuole guadagnarci sopra, magari starebbe anche ai legislatori, oltre che raccomandare, fare in modo che sia possibile "una maggiore trasparenza" con delle leggi opportune che pongano fine a questo stato di cose.

    Detto questo, sono perfettamente d'accordo con chiunque richieda alla scienza la più totale trasparenza. Ma proprio per questo sarei anche curioso di sapere che uso faranno di quei dati e del codice sorgente coloro che hanno così solertemente richiesto il FOIA. Si potrebbe conoscere il risultato delle loro valutazioni? Un minimo di onestà intellettuale richiederebbe che dopo tutto il casino fatto costoro rendano pubbliche le loro contro-analisi, qualsiasi sia il risultato.

    Chissà perché mi aspetto che di quei dati non sentiremo più parlare.

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